Cronaca

'Ndrangheta, 'succo' di sansa venduto come olio extravergine di oliva: sequestrati beni per oltre un milione di euro ad Antonio Piromalli

'Ndrangheta, 'succo' di sansa venduto come olio extravergine di oliva: sequestrati beni per oltre un milione di euro ad Antonio Piromalli
Il rampollo dell'omonimo clan è stato condannato in appello a 19 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata. 
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Sugli scaffali dei Walmart e dei Costco, l'olio "Bel Frantoio" faceva bella mostra di sé come prodotto di alta qualità. Puro olio extravergine d'oliva, gridava l'etichetta. Invece era solo "succo" di sansa, quello che si ottiene dagli scarti di lavorazione. Una truffa che ha portato in cassa alla 'Ndrangheta fra 1,5 e 2 milioni di euro, firmata Antonio Piromalli.

Rampollo dell'omonimo casato di 'Ndrangheta, condannato in appello a 19 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata, Piromalli jr è stato oggi destinatario di un sequestro di beni da oltre un milione di euro. 

Su richiesta della procura di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, e per ordine del tribunale, i carabinieri del Ros, insieme ai colleghi dei comandi provinciali di Reggio Calabria e Milano hanno sequestrato tre complessi aziendali sparpagliati fra la Piana di Gioia Tauro e l'hinterland milanese. Un piccolo colosso del valore di un milione di euro - hanno rivelato inchiesta e processi "Provvidenza" - dietro cui si celava Antonio Piromalli.

Espressione dell'aristocrazia 'ndranghetista, figlio di quel Peppe "Facciazza" da poco scarcerato dopo anni di 41bis e che nuove indagini raccontano a capo del suo clan anche negli anni in cui la famiglia ha discusso di trame e stragi, Antonio per lungo tempo dei Piromalli è stato la faccia pulita.  Quarantaquattro anni all'epoca dell'arresto, cravatta all'occorrenza, forte della secolare storia di violenza e sopraffazione propria dei suoi, per i Piromalli ha costruito un impero nel settore agroalimentare reggino.

Principale strumento, un consorzio servito per inondare il Nord e persino l'Est Europa di ortaggi e frutta, soprattutto arance di pessima qualità. Crocevia invece era l'Ortomercato di Milano, dove i Piromalli  potevano contare su un'impresa - oggi finita sotto sigilli -  che gestisce un posteggio di rivendita all'ingrosso di frutta e verdura.

Ma da Milano, i tentacoli del clan si allungavano anche oltre i confini nazionali. Sotto la Madonnina, il potente casato mafioso di Gioia Tauro aveva messo in piedi le società di import export - tutte sequestrate - che facevano viaggiare la frutta e i prodotti dei clan a Est fino a Timisoara ed Oarja e ad Ovest fino agli Stati Uniti.

Dietro tutte le strategie aziendali e logistiche, Antonio Piromalli, reggente del clan per sangue e lignaggio, e fedele esecutore degli ordini del padre, Pino "Facciazza" che anche dal carcere - hanno dimostrato le indagini - non ha mai smesso di dare ordini ai suoi. 

Per ordine del padre, Piromalli jr si è trasferito a Milano e lì ha ricostruito la testa di un clan, il cui cuore continua a battere a Gioia Tauro. Grazie ad una galassia di società intestate a prestanome, ma che di fatto governava, ha costruito il suo impero, servito per inondare il mercato di prodotti e addomesticarlo imponendo i propri prezzi, ma anche probabilmente come lavatrice. Nel corso delle indagini, è emerso che il giovane Piromalli era intervenuto personalmente nella truffa dell'olio, finanziando con capitali di origine ignota l'acquisto di ulteriori partite di olio di sansa.