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Elezioni in Brasile, si va al ballottaggio. Bolsonaro batte Lula al primo turno: “È la fine della sinistra”

(reuters)

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I risultati sono una sorpresa: 47% contro il 45% del presidente in carica. Quasi 159 milioni di brasiliani alle urne per scegliere tra il presidente uscente Lula e il figlio del leader della destra Jair
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«Il Brasile non è per principianti», diceva Antonio Carlos Jobim, il maestro della bossa nova. Una frase diventata celebre e usata per descrivere un Paese impossibile da decifrare con categorie semplici, dove le contraddizioni finiscono per essere la chiave di lettura. Vale anche per il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali: contro ogni pronostico, il sovranista Flavio Bolsonaro, del Partito Liberale (Pl), ha vinto il primo turno elettorale contro il presidente in carica e candidato della sinistra del Partito dei Lavoratori (Pt), Luiz Inácio Lula da Silva con il 47% contro il 45%. Si va al ballottaggio.

I primissimi risultati, che attribuivano un netto vantaggio al figlio dell’ex presidente Jair, condannato per tentato golpe, hanno immediatamente imposto il silenzio nell’hotel Renaissance di San Paolo, quartier generale della notte elettorale di Lula, a pochi metri dalla Avenida Paulista, dove i leader sono soliti darsi il bagno di folla in caso di vittoria. Ma anche…

«Il Brasile non è per principianti», diceva Antonio Carlos Jobim, il maestro della bossa nova. Una frase diventata celebre e usata per descrivere un Paese impossibile da decifrare con categorie semplici, dove le contraddizioni finiscono per essere la chiave di lettura. Vale anche per il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali: contro ogni pronostico, il sovranista Flavio Bolsonaro, del Partito Liberale (Pl), ha vinto il primo turno elettorale contro il presidente in carica e candidato della sinistra del Partito dei Lavoratori (Pt), Luiz Inácio Lula da Silva con il 47% contro il 45%. Si va al ballottaggio.

I primissimi risultati, che attribuivano un netto vantaggio al figlio dell’ex presidente Jair, condannato per tentato golpe, hanno immediatamente imposto il silenzio nell’hotel Renaissance di San Paolo, quartier generale della notte elettorale di Lula, a pochi metri dalla Avenida Paulista, dove i leader sono soliti darsi il bagno di folla in caso di vittoria. Ma anche quando il presidente recuperava punti, l’umore non si è sollevato.

«Questo voto segna la fine della stagione del Pt, del partito di Lula», ha detto il candidato della destra, parlando da Brasilia. «I brasiliani hanno scelto il cambio. Tra tre settimane i cittadini, al ballottaggio, diranno la parola fine definitiva contro questo governo corrotto», ha concluso.

Non c’è alcun dubbio che si tratti di una vittoria inaspettata, ma anche di una sconfitta altrettanto disastrosa per Lula, che era dato in vantaggio in tutti i principali sondaggi di opinione. Il buon umore ostentato sul palco allestito nel quartiere elettorale non è riuscito del tutto a dissimulare la gravità della situazione: «Non vinco mai al primo turno perché la gente ama votarmi due volte – è una delle battute con cui cerca di stemperare la tensione – la battaglia inizia ora, e ve lo prometto, vinceremo». La sua claque gli regala la standing ovation, ma i volti tradiscono le emozioni. «È un risultato disastroso, tanto alla camera come al senato», confida una fonte interna, «se non riesce a ridurre drasticamente l’astensione nel secondo turno non può farcela».

Quasi 159 milioni di persone erano chiamate alle urne. Il voto è interamente elettronico. Votare è obbligatorio, pertanto la partecipazione è sempre alta, anche ieri sfiorava l’80%. Si eleggevano 27 governatori, 513 deputati federali, 54 senatori (su un totale di 81) e 1.059 deputati statali e distrettuali. Ma la dimensione geopolitica va molto oltre, dovuta all’enorme interesse espresso dagli Usa, con Donald Trump che negli ultimi mesi ha, nell’ordine, minacciato dazi stratosferici, dichiarato terroristi i cartelli della droga e sanzionato i giudici che condannarono Jair Bolsonaro per tentato golpe. Basta guardare come hanno votato i brasiliani all’estero, per capire come il mondo si spacca sul Brasile: nei territori palestinesi ha vinto Lula, in Israele Bolsonaro. In Cina ha vinto il presidente, in Giappone lo sfidante, così come a Taiwan. In Argentina, ovviamente, Bolsonaro; in Spagna, Lula.

E la lunga mano degli Usa è ciò che più preoccupa l’ambiente della sinistra. Ieri la Polizia federale ha aperto un’inchiesta su possibili ingerenze di Washington sul voto: si indaga sul dirottamento di un milione di dollari dal Fondo per i diritti umani e la democrazia per finanziare reti e organizzazioni volte a ostacolare il dibattito politico e a destabilizzare il sistema giudiziario in Brasile.

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