Le montagne russe del latte: ora il crollo dei prezzi spaventa i produttori
di Franco CanevesioIl latte sta facendo dannare i produttori e, a cascata, preoccupa ovviamente anche i consumatori, Il busillis sta nel prezzo che va su e già (più giù che su, in questo momento). La questione è soprattutto italiana ma dipende anche da fattori europei. Secondo Aretè, il prezzo medio Ue alla stalla è calato dell’1,9% tra dicembre e gennaio e dell’11,5% da settembre 2025.
La situazione in Italia
In Italia, l’accordo di filiera per il primo trimestre 2026 fissa un prezzo medio di 530 euro per mille litri, circa il 7% in meno rispetto a novembre 2025. Clal, società di analisi agroalimentare, nelle rilevazioni del 9 marzo indica il prezzo del latte da un minimo di 20,1 euro per 100 litri a 22,17 euro, in calo del 2,4%.
La traduzione di questi dati ce la fornisce Raffaele…
Il latte sta facendo dannare i produttori e, a cascata, preoccupa ovviamente anche i consumatori, Il busillis sta nel prezzo che va su e già (più giù che su, in questo momento). La questione è soprattutto italiana ma dipende anche da fattori europei. Secondo Aretè, il prezzo medio Ue alla stalla è calato dell’1,9% tra dicembre e gennaio e dell’11,5% da settembre 2025.
La situazione in Italia
In Italia, l’accordo di filiera per il primo trimestre 2026 fissa un prezzo medio di 530 euro per mille litri, circa il 7% in meno rispetto a novembre 2025. Clal, società di analisi agroalimentare, nelle rilevazioni del 9 marzo indica il prezzo del latte da un minimo di 20,1 euro per 100 litri a 22,17 euro, in calo del 2,4%.
La traduzione di questi dati ce la fornisce Raffaele Drei, presidente di Confcoopertaive. «Se guardiamo alla situazione italiana - dice Drei - il prezzo del latte al produttore è sotto i 50 centesimi, in taluni casi anche ‘sensibilmente’ al di sotto». Non parliamo poi del latte spot, quello ‘sfuso in cisterna, franco arrivo nelle latterie’, in sostanza il latte in eccesso di produzione che non viene ritirato secondo i contratti: ebbene, questo è crollato a valori ancora più bassi, «anche 30 centesimi al litro, prezzo decisamente insoddisfacente. Anzi – dice Drei - gravemente insoddisfacente, almeno rispetto al costo di produzione che si aggira su 50 centesimi».
Questa situazione da montagne russe che sta vivendo la quotazione del latte è dovuta alla guerra? No. È dovuta agli incrementi produttivi che, secondo gli esperti, non sono stati controllati nella maniera più adeguata e richiedono una maggiore programmazione. Lo conferma uno che di latte “sul campo” se ne intende come Angelo Mastrolia, patron di NewPrinces, un impero che comprende Centrale del Latte Italia, terzo player italiano del mercato lattiero caseario con marchi storici (come Latte Tigullio, Polenghi Lombardo, Optimus e Giglio) e un fatturato 2025 da 261, milioni di euro (+2,8% sul 2024). «Quello del latte è un tema, purtroppo, ciclico - spiega Mastrolia - Se si vanno a vedere le serie storiche di questa ciclicità, che più o meno dura cinque anni, si vede che il prezzo sale, con un eccesso negli ultimi due anni, prima di questo crollo. E quando il prezzo sale che cosa succede? Che gli allevatori producono sempre di più, determinando un eccesso di offerta».
Granchio blu, la soluzione italiana all’invasione: dal Po esportato a Usa, Corea del Sud e Sri Lanka
La corsa a rettificare
Negli ultimi 5 anni il prezzo alla produzione in Italia è passato da circa 0,38 €/litro a 0,55-0,58 €/litro, con un aumento strutturale del 40% e anche del +50% rispetto ai livelli pre-2022. Adesso c’è la corsa a rettificare i pezzi di vendita, perché ognuno cerca di recuperare le quote di mercato. «Cali così forti tendono a durare alcuni mesi, di solito entro la campagna successiva», dice Mastrolia. Come finirà? «Si andrà verso una stabilizzazione, una ripresa graduale dei prezzi- conclude Mastrolia - Ma è chiaro che non si tornerà ai prezzi massimi, anche solo di un anno fa».