Economia

Auto, i costruttori si alleano contro le multe dell’Europa: ecco le cordate in campo

Una catena di montaggio Stellantis
Una catena di montaggio Stellantis 
Il commissario al Clima Hoekstra esclude la revisione delle sanzioni legate ai livelli di anidride carbonica. I produttori creano pool per acquistare o scambiarsi quote

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ROMA — Acquistare crediti da chi fa solo auto elettriche, come Tesla, o ha quote in eccedenza, come Volo e Polestar, per evitare di pagare il conto delle multe della Ue. Multe che nel 2026, sulla base delle vendite dell’anno in corso, pioveranno sulle casse dei produttori che non rispettano i limiti di CO2 fissati da Bruxelles. Le case automobilistiche del Vecchio Continente, che sperano in un rinvio o sospensione, si stanno organizzando. Sono già nati due pool, gruppi organizzati di costruttori previsti dal regolamento Ue per acquistare o scambiarsi quote.

La Commissione non sembra disposta a rivedere il sistema delle multe, stando almeno alle parole della titolare per il Clima, Wopke Hoekstra. Rispondendo ad un’interrogazione ha detto che «è consapevole che alcuni costruttori di auto sono preoccupati di non raggiungere gli obiettivi per il 2025, ma altri sono fiduciosi e si oppongono alle modifiche. Cambiamenti che causerebbe distorsioni delle condizioni di parità e porrebbe alcuni produttori in posizione di svantaggio».

I costruttori quindi si preparano. Il gruppo Stellantis, insieme a Toyota, Ford, Mazda e Subaru, ha costituito un pool capitanato da Tesla, il brand statunitense dell’elettrico fondato da Elon Musk. Scopo? Permette alle case di mettere a fattor comune i dati sulle emissioni e presentarsi, nei confronti della Commissione Ue, come un unico soggetto. Il tutto, in caso di necessità, per poter acquistare a prezzi definiti da Tesla, che costruisce solo auto a batteria, crediti per stare entro i limiti e non incappare in sanzioni. Dal primo gennaio è scattato un nuovo tetto: 93,6 grammi di anidride carbonica per chilometro in media. Jean-Philippe Imparato, capo Europa di Stellantis, a dicembre, aveva detto che le vendite di veicoli elettrici del gruppo in Europa dovevano aumentare dall’attuale 11-12% sul totale del venduto al 21%. Ogni punto percentuale mancato equivarrebbe a 300 milioni di sanzione. Il che vuol dire fino a 2,7 miliardi di multe. In linea generale Acea, l’associazione dei costruttori, dice che le sanzioni valgono in generale 16 miliardi.

Il pool con Tesla capofila, che rappresenta circa il 30% del mercato della Ue, accoglierà nuovi marchi fino al 5 febbraio. Il costruttore italo-francese dice che «Stellantis è impegnata a ridurre le emissioni di CO2 e la nostra partecipazione a questo pool contribuirà a raggiungere i nostri obiettivi europei sulle emissioni per il 2025, ottimizzando al tempo stesso le nostre risorse». Tra l’altro, come marchio solo elettrico, Stellantis, che ha come primo azionista Exor che controlla anche Repubblica, porta in dote le vendite elettriche della cinese Leapmotor. «Continuiamo a concentrarci sullo sviluppo di tecnologie elettriche innovative e a basse emissioni che sono al centro della nostra strategia - dice il portavoce di Stellantis - mentre costruiamo l’azienda del futuro».

Il secondo gruppo, aperto fino al 7 febbraio, è composto da Smart, joint venture Mercedes-Geely, Volvo e Polestar ed è gestito dalla tedesca Mercedes-Benz. Saranno Smart, Volvo e Polestar a vendere i crediti alla casa di Stoccarda. Nessun accordo, al momento, per Volkswagen, che ieri ha annunciato un risparmio di 300 milioni al 2030 dal taglio degli stipendi dei dirigenti, e Renault, che potrebbero però unire le forze. Bmw, invece, come aveva prefigurato l’ad Oliver Zipse, potrebbe raggiungere il traguardo in solitaria.

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