Tutti scappano dal caldo, solo il bradipo non ce la fa
di Alex SaragosaIl bradipo è così lento che non riuscirà a sfuggire al cambiamento climatico. Non è una battuta, ma l’allarme lanciato dalla zoologa Rebecca Cliffe, della Sloth Conservation Foundation, che li studia nella foresta tropicale di Panama. I bradipi, in effetti, si muovono a terra ad appena tre metri al minuto, ostacolati dalle loro lunghissime braccia, mentre sugli alberi, dove passano quasi tutta la vita, arrivano a poco più di quattro metri al minuto. E “muoversi” non descrive bene il modo di vita di questi animali, visto che passano il 90 per cento del tempo inattivi, appesi a un ramo con tutti e quattro gli arti, dotati allo scopo non solo di unghioni-gancio, ma anche di pelo “montato al contrario” rispetto agli altri mammiferi, cioè con le punte rivolte verso il corpo, così che la pioggia scorra via e non li inzuppi quando penzolano per ore e ore. Non sorprende che in inglese, tedesco e francese, bradipo si traduca con la corrispondente parola per pigro – rispettivamente sloth, fault…
Il bradipo è così lento che non riuscirà a sfuggire al cambiamento climatico. Non è una battuta, ma l’allarme lanciato dalla zoologa Rebecca Cliffe, della Sloth Conservation Foundation, che li studia nella foresta tropicale di Panama. I bradipi, in effetti, si muovono a terra ad appena tre metri al minuto, ostacolati dalle loro lunghissime braccia, mentre sugli alberi, dove passano quasi tutta la vita, arrivano a poco più di quattro metri al minuto. E “muoversi” non descrive bene il modo di vita di questi animali, visto che passano il 90 per cento del tempo inattivi, appesi a un ramo con tutti e quattro gli arti, dotati allo scopo non solo di unghioni-gancio, ma anche di pelo “montato al contrario” rispetto agli altri mammiferi, cioè con le punte rivolte verso il corpo, così che la pioggia scorra via e non li inzuppi quando penzolano per ore e ore. Non sorprende che in inglese, tedesco e francese, bradipo si traduca con la corrispondente parola per pigro – rispettivamente sloth, faultier, paresseux – ma la pigrizia in questo caso non c’entra nulla.
«Più che altro c’entra la mancanza di energia», spiega Cliffe. «I bradipi si nutrono quasi solo di foglie d’albero, un cibo abbondante nella foresta tropicale, ma anche poco nutriente. Con quella dieta o hai un enorme apparato digerente che scompone bene le fibre vegetali, come hanno, per esempio, le giraffe, o, se non puoi averlo perché devi restare leggero per arrampicarti, finisci per estrarre solo una piccola parte dei nutrienti, e vivi all’insegna del risparmio energetico: le femmine, per esempio, producono latte solo on demand, quando il cucciolo si attacca alla mammella, e lo svezzano dopo pochi giorni».A peggiorare le cose, i bradipi sono lenti pure “dentro”. «Provano a mangiare il più possibile, accumulando nello stomaco cibo fino a un terzo del loro peso, che varia fra tre e otto chili, ma poi gli serve comunque una settimana per digerirlo». Questa necessità di risparmio energetico spiega un’altra loro strana caratteristica: non riescono a mantenere costante la temperatura corporea, che varia con quella esterna, così che quando si scende sotto ai 21°C finiscono in una sorta di letargo. «È proprio questa loro incapacità di termoregolazione che rende il cambiamento climatico minaccioso per loro. Alcuni anni fa abbiamo scoperto che i bradipi cadono nel torpore anche quando si superano i 30°C, per evitare che il metabolismo acceleri, portando su i consumi energetici. Ma questo meccanismo, ha dimostrato la nostra ultima ricerca, esiste solo nei bradipi che vivono nelle torride zone di pianura. Quelli che abitano le foreste collinari e montane, dove quasi mai le temperature salivano oltre i 30°C, non ce l’hanno».Però oggi le ondate di calore arrivano anche lì, sempre più frequenti e lunghe. «Se continua così, entro il 2100 molte delle foreste in altura potrebbero diventare inabitabili per i bradipi, che non riuscirebbero ad assumere abbastanza cibo per compensare l’eccesso di energia consumata nei periodi torridi».
Erano grandi come elefanti
E pensare che i bradipi sono stati una specie particolarmente capace di adattarsi ai cambiamenti. Dopo che i dinosauri tolsero il disturbo, nell’America meridionale i loro antenati, parenti dei formichieri, si differenziarono in decine di specie diverse per occupare altrettante nicchie ecologiche, fra le praterie e le cime degli alberi. Una, il Thalassocnus, era addirittura acquatica: brucava le praterie di alghe lungo le coste, come fanno i manati oggi, per poi sparire quando le acque diventarono troppo fredde per le piante che prediligevano. Questa attitudine acquatica è però rimasta nei bradipi attuali, che nuotano benissimo, a una velocità tre volte maggiore che su terra. Invece per i giganti del gruppo fu fatale l’incontro con noi. Fino a 10 mila anni fa, nelle Americhe circolavano i megateri, bradipi grandi come elefanti. Per gli esseri umani sbarcati dall’Asia 35mila anni fa, quei grandi animali un po’ indolenti dovevano essere l’equivalente del fast food: tanti resti di megaterio portano nelle ossa punte di freccia e segni di macellazione.Oggi restano al mondo solo sei specie di bradipo, di cui un paio a rischio di estinzione, tutte arboricole e tutte intente a vivere una vita al rallentatore, il che, fra l’altro, gli ha permesso di essere fra i pochi esseri viventi, insieme a noi, termiti e formiche, a praticare una sorta di “agricoltura”.
Il “campo” dei bradipi è la loro pelliccia, che ha i peli appositamente fessurati per ospitare delle alghe. Queste forniscono micronutrienti ogni volta che l’animale si lecca il pelo, ma, soprattutto, gli danno una tinta verdastra, che sommandosi alla quasi immobilità, permette al bradipo di sembrare parte della pianta e sfuggire a predatori come ocelot o aquile. A fertilizzare le alghe sembra ci pensino delle falene, che vivono solo nel loro pelo e le cui deiezioni forniscono l’azoto.
La toilette è a piano terra
La simbiosi con questi insetti forse spiega uno dei più bizzarri misteri dei bradipi: pur facendo tutto sugli alberi, compreso accoppiarsi e partorire, ogni volta che devono liberarsi vescica e intestino, scendono faticosamente, e rischiosamente, a terra, scavano una buca ai piedi dell’albero, e fanno lì i loro bisogni.Il biologo Jonathan Pauli, dell’università del Wisconsin, ha ipotizzato che così facendo i bradipi permettono alle falene di riprodursi, visto che queste approfittano della discesa per deporre le uova nelle feci, cosa che non potrebbero fare se il bradipo si limitasse a farle cadere dall’alto. Un’idea ancora controversa, ma certo, se il cambiamento climatico avesse la meglio su questi strani animali, non solo sparirebbero loro, ma anche il microecosistema che si portano sulla schiena.
Sul Venerdì del 15 novembre 2024