Caso Bibbiano, intervista a Claudio Foti, lo psicoterapeuta assolto in Cassazione: “I miei anni da ‘mostro’”
di Brunella GiovaraMilano. Ma dottor Foti, esiste un metodo Foti? Per il quale lei è addirittura finito ai domiciliari. E sul punto, lo psicoterapeuta risponde che no, «non esiste. Sono allievo di una scuola di psicoterapia radicata». Eppure, in un’inchiesta che si chiamava “Angeli e demoni”, lui era proprio il Diavolo.
«Se preferisce, il ladro di bambini. O quello che si travestiva da lupo per spaventare i bambini. O quello che faceva gli elettroshock, sempre ai bambini. O quello neanche laureato», e che quindi – senza averne titolo – trattava vittime minorenni, e le costringeva con le sue pratiche a raccontare abusi sessuali inesistenti.Cinque anni dopo l’inizio di quella inchiesta incandescente, lo psicoterapeuta Claudio Foti, che oggi ha 72 ann…
Milano. Ma dottor Foti, esiste un metodo Foti? Per il quale lei è addirittura finito ai domiciliari. E sul punto, lo psicoterapeuta risponde che no, «non esiste. Sono allievo di una scuola di psicoterapia radicata». Eppure, in un’inchiesta che si chiamava “Angeli e demoni”, lui era proprio il Diavolo.
«Se preferisce, il ladro di bambini. O quello che si travestiva da lupo per spaventare i bambini. O quello che faceva gli elettroshock, sempre ai bambini. O quello neanche laureato», e che quindi – senza averne titolo – trattava vittime minorenni, e le costringeva con le sue pratiche a raccontare abusi sessuali inesistenti.Cinque anni dopo l’inizio di quella inchiesta incandescente, lo psicoterapeuta Claudio Foti, che oggi ha 72 anni, ne esce indenne. La Cassazione lo ha assolto in via definitiva dal caso Bibbiano, un posto che un tempo era famoso per il parmigiano reggiano, ormai lo è per l’indagine sui presunti affidi illeciti (e per il processo ancora in corso per gli altri 17 imputati). E il sostituto procuratore generale presso la Cassazione ha già chiesto il rigetto del ricorso della pubblica accusa. La storia è finita, insomma. Il Diavolo non c’era.
Ma c’era la campagna elettorale per le amministrative, in Emilia Romagna, e quella inchiesta venne mostrificata da Lega, Fratelli d’Italia e 5 Stelle, per dimostrare che da quelle parti succedevano cose inaudite, contro i minori, in un paese e in una regione governati dal Pd. Quindi, parliamo di Bibbiano? (anzi, “Parliamo Di Bibbiano?”, che era lo slogan di Matteo Salvini). «Sì, ora che tutto è finito. Non sono più un mostro. Ma nell’opinione pubblica lo sono stato, purtroppo. Sono stato arrestato e, visto che ero in Campania, ho subito pensato “adesso mi portano a Poggioreale”. Così non è successo, per fortuna, però in quel momento ho temuto il peggio. Poi mi sono detto: potrei morire, invece mi stanno solo arrestando. Ma è stato molto duro, resistere».
Tutto questo è successo davanti ai suoi figli.
«Sì, stavamo per fare un trekking, c’era mia figlia che aveva 9 anni, e i maschi, che allora ne avevano14 e 16. Ci siamo seduti su una panchina e abbiamo aspettato i carabinieri». E cosa gli ha detto?«Che c’era un problema per il lavoro che faccio. Bisogna sempre dire la verità, mai raccontare balle ai bambini… Mi hanno chiesto quanto sarebbe durato, ho risposto qualche giorno. Invece, sono stati cinque anni».
Allora lei era un professionista famoso, uno psicoterapeuta specializzato in bambini, con un background di livello. Talvolta molto criticato. Poi è diventato un demone.
«Ho una storia lunga, sono stato giudice onorario presso il tribunale dei minori di Torino dal 1980 al 1993, con presidenti come Vercellone, Losana, De Marco, e il procuratore era Graziana Calcagno. In una stagione straordinaria, in una comunità di operatori del diritto e psicosociali, attorno alla rivista MinoriGiustizia. Io sono nato in quel clima, in un sistema avanzato nel tentativo di comprendere i minori. E sempre io, sono stato accusato di abuso d’ufficio, per l’incarico che avevo a Bibbiano, ovvero la psicoterapia del trauma. E di frode processuale, per aver manipolato una paziente minorenne al fine di farle denunciare un abuso sessuale subìto dal padre e da un suo socio. E di lesioni ai danni della ragazza, per averle provocato un disturbo borderline e uno depressivo associato ad ansia».
Le accuse sono cadute. Come si sente ora?
«Un sopravvissuto, che è anche il titolo del libro che ho scritto».
Però torna pulito all’onore del mondo.
«A che prezzo. Il Centro Hansel e Gretel non esiste più, il mio lavoro è andato distrutto al 90 per cento».
Come si spiega di essere diventato il Diavolo?
«Un abbaglio? Una montatura? O forse sono stato vittima di un ingranaggio. O della “leggenda di Bibbiano”, come l’ha definita il mio avvocato, Luca Bauccio. O di invidie. Il Centro aveva sviluppato un grosso lavoro in Emilia, io avevo fatto tre master con la Facoltà Pontificia Auxilium, e quattro convegni. Più la formazione di assistenti sociali e psicologi per il Comune di Reggio Emilia, e di psicoterapeuti. Eravamo una presenza culturale forte. Invidiabile? Sì. Ma non posso addebitare ai miei avversari culturali quanto è poi successo. Non tutti sono d’accordo con le mie idee, ma allora si fa una battaglia culturale, un convegno».
Quali sono le sue idee, allora.
«Ci sono due scuole di pensiero sul trattamento dei minori. Io non dico che i bambini vadano creduti a priori, ma che meritano di essere presi sul serio nella loro sofferenza e nei sintomi che manifestano. L’ascolto va validato, approfondito con una attenzione specifica, perché ogni caso è diverso. Un’altra scuola evidenzia il pericolo di un ascolto suggestivo, induttivo, manipolativo, ed enfatizza il rischio delle bugie. Questo è poi diventato uno dei miei capi di imputazione».
Il metodo Foti, appunto.
«Peraltro, io non facevo psicoterapia ai bambini, ma ad adolescenti. Ma tutto è stato stravolto, e io sono diventato anche il lupo, pensi un po’. Esiste agli atti l’audioregistrazione di un “gioco drammatico”, che si esegue con le marionette da mano. La terapeuta, che era Nadia Bergamini, usa questa piccola marionetta che rappresenta una paura. Il buio, il lupo... Pensi che ci hanno persino premiato, in passato, per l’utilizzo di questa pratica, che serve a rappresentare vissuti emotivi perché possano essere elaborati».
Perché escano da quel buio?
«Invece di avere la paura dentro, il bambino la esteriorizza. Questo può essere liberante. Infatti in quell’audio si sente il bambino che ride. Ma nell’inchiesta, questo è stato mal interpretato: “La terapeuta si maschera da lupo per spaventare il minore e indurlo a raccontare l’abuso”. Così sono diventato il lupo. Anzi, lo siamo diventati tutti noi».
Sul Venerdì del 26 aprile 2024