Il Venerdì

Gli spiriti dell'isola: Martin McDonagh e due amici un po' folli al pub

Brendan Gleeson e Colin Farrell (2022 20th Century Studios)
Brendan Gleeson e Colin Farrell (2022 20th Century Studios) 
Dopo 'Tre manifesti a Ebbing, Missouri', dal regista inglese arriva il nuovo film premiato alla Mostra di Venezia e ai Golden Globe. Una storia molto irlandese con Colin Farrell e Brendan Gleeson su un sodalizio molto virile
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Non sappiamo come era l'amicizia tra Pádraic e Colm prima che Colm decidesse di interromperla: Gli spiriti dell'isola, già premiato alla Mostra di Venezia, tre Golden Globe vinti, e al cinema dal 2 febbraio, non la fa vedere, ma mostra molto bene cosa succede quando si prendono decisioni radicali e insensate portandole avanti fino alle estreme conseguenze. Martin McDonagh è un drammaturgo-regista che a teatro e al cinema presta molta attenzione al rapporto che lega una causa ai suoi effetti: "È un approccio che si può definire morale, un'analisi della logica, anche perversa, delle conseguenze di un'azione. Questo sguardo c'era già in altri miei film come In Bruges e in Tre manifesti a Ebbing, Missouri".

Gli Spiriti dell’Isola, l'Irlanda di Colin Farrell e Brendan Gleeson

Siamo a Inisherin, un'isola che non c'è lungo la costa occidentale d'Irlanda, all'epoca della Guerra Civile (1922-23). Al di là del mare si sentono i cannoni, ma in questa landa bella e desolata il conflitto è un altro, quello appunto fra Pádraic - Colin Farrell, Coppa Volpi a Venezia e Golden Globe - e Colm - Brendan Gleeson - che passano da un tran tran da commedia rurale, con l'unico pub epicentro di ogni socialità, alla tragedia greco-irlandese.

Martin McDonagh sul set di Gli spiriti dell’isola (2022 20th Century Studios) 
Martin McDonagh sul set di Gli spiriti dell’isola (2022 20th Century Studios)
  

McDonagh, nato a Londra e trasferito da anni a Los Angeles, nega qualsiasi influsso beckettiano sulla sceneggiatura, anche se certe finissime assurdità nei dialoghi fanno supporre qualche debito: "Sono figlio di irlandesi, Beckett ha chiaramente una grande influenza su di me e lo amo molto, quindi capisco la domanda, ma non credo che abbia connessioni con il mio film: questa è semplicemente una storia irlandese". Come dire che l'assurdo non è una prerogativa di Beckett, ma di tutti i suoi conterranei. Oppure si può ricorrere alla formula McDonagh: divertente, triste, cupo, umanissimo. Un mix che a lui riesce bene.

Tornando alla trama: un pomeriggio, Pádraic bussa alla casa dell'amico per andare insieme al pub e quello gli risponde gentilmente, ma fermo, che non gli vuole più parlare. Non è successo nulla, niente mancanze o sgarbi involontari, ma Colm, che ha una ventina d'anni più di Pádraic, sente che il suo tempo sta per scadere e non vuole sprecarlo in chiacchiere insulse: deve impegnarsi nella musica, esercitarsi sul violino, suonare con altri musicisti. Nella strana coppia lui è effettivamente quello con qualche pretesa intellettual-spirituale in più rispetto al mite e allegro Pádraic che non si fa tante domande sulla vita, anche se sulla sua dovrebbe forse porsene alcune.
Certo, se il tuo sodale di spedizioni al pub ti pianta in asso, ti rimane poco da fare dopo che hai governato le poche bestie nella stalla e pranzato con tua sorella. Quindi, alle prese con il suo primo vuoto esistenziale, Pádraic fa la cosa che non dovrebbe fare: continua a chiedere all'amico perché non vuol più parlare con lui. Colm reagisce con una minaccia: se Pádraic gli rivolgerà di nuovo la parola, si amputerà le dita delle mani. Intenzione catastrofica soprattutto per un violinista.  "È una piccola rottura fra due uomini che serve come metafora più politica del conflitto fratricida della Guerra Civile, tema che colpisce più il pubblico europeo di quello americano. Volevo lavorare sulla fine di un rapporto, sulla tristezza di essere scaricato e di non capire perché il tuo cuore è stato spezzato" dice il regista che, dai tempi di In Bruges (2008), pensava di riformare la coppia Farrell-Gleeson "ma senza rovinare quel ricordo in un progetto non all'altezza del precedente".

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E qui entra in gioco un altro tema del film: il risultato, quello che si lascia al mondo, gli obiettivi di una vita. L'improvvisa ambizione artistica di Colm produce sfracelli, quindi vale la pena di sacrificare gli affetti, l'armonia, la vita semplice per consegnare a chi resta un segno di sé? Non per McDonagh: "Io sono pigro, perdo tempo, dovrei fare più film, non sto tanto dietro a Hollywood e al box office. Ma capisco anche il bisogno di impegno e solitudine di Colm: non ho nessuna relazione come la sua con Pádraic e, se l'avessi, farei di tutto per liberarmene. Detto questo non credo che il talento giustifichi il cattivo carattere. Mi piace fare film, ma odio il mito del regista intrattabile che urla e strepita, io ho più il carattere di Pádraic, che poi è molto simile a quello di Colin Farrell, mi piacciono i set dove tutti sono a loro agio".

E veniamo agli spiriti dell'isola del titolo, molto più suggestivo in originale: The Banshees of Inisherin. Le Banshees sono figure della mitologia irlandese che di notte emettevano urla lamentose per preannunciare la morte di qualcuno. Nel film c'è una vecchia pettegola e svitata che potrebbe avere questo ruolo, ma potrebbe essere semplicemente un'osservatrice dei fatti e misfatti che accadono sull'isola. Anche gli animali hanno un ruolo da testimoni, veggenti, portatori di saggezza, perfino deus ex machina, in particolare l'asinella Jenny, che in quella desolazione si sente sola e vuole sempre entrare in casa. "In sceneggiatura avevano molto meno spazio, ma durante le riprese se lo sono guadagnato, forse c'entra il fatto che sono vegetariano".
 

The Banshees of Inisherin è anche il titolo dell'ultimo testo, scritto da McDonagh vent'anni fa e mai rappresentato, della trilogia dedicata alle isole Aran. "Il film non c'entra niente con quella commedia, che non era un granché, ma mi sono ripreso il titolo per il suo aspetto misterioso, stregato. Mi piace mettere insieme teatro e cinema: mischiare i personaggi, i dialoghi di un buon testo teatrale con la storia, l'intreccio, le scenografie, il paesaggio e tutte le altre possibilità che ti dà il cinema. Questo film l'abbiamo girato anche come un western, con le inquadrature dalle porte e dalle finestre di John Ford". E quindi il pub è un po' come un saloon, con birra e whisky a fiumi. Ma McDonagh è scettico sull'alto tasso alcolico degli abitanti e degli spiriti dell'isola: "Forse non mi fa effetto perché c'è la possibiltà che io sia un alcolista, ma non credo che in questo film o in Irlanda si beva più che in Brasile o Danimarca. Però è molto importante il ruolo del pub, è il centro della comunità, un po' come la chiesa. Direi che preferisco il pub: molto meno pericoloso".

Sul Venerdì del 20 gennaio 2022