Stefano Mei giura di essere tranquillo: perché «non abbiamo niente da nascondere». Perché «da quando gareggiavo so che chi vince è sempre molto invidiato, si può dare fastidio a qualcuno». E perché è convinto che la storia della microspia trovata nella stanza del segretario generale della Federazione di atletica leggera (Fidal), Alessandro Londi, di cui Repubblica ha dato conto ieri, presto avrà …