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Popovici: "Non voglio fermarmi, ma resto un ragazzo semplice che nuota"

David Popovici 
Il 17enne romeno, prodigio del nuoto internazionale reduce dalla doppietta nei 100 e 200 ai mondiali, è tra i più attesi a Roma: "Amo lavorare duro e spingere oltre i limiti umani. Faccio il tifo per Paltrinieri, da lui posso imparare molto. Il mondo dello stoicismo mi affascina, credo ci sia una connessione molto forte con lo sport"
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Dalla Romania a Roma. Ci sono ricorrenze, verrebbe da dire magie, nella storia di David Popovici, il giovane (17 anni) prodigio del nuoto internazionale spesso paragonato, tra gli altri, al russo Aleksandr Popov: "Mi fa onore, ma è anche la similitudine tra i nostri cognomi che aiuta". Il campione del mondo nei 100 e 200 stile, conteso anche dall'America, rimane però saldo a Bucarest col suo coach, Adrian Radulescu, che per primo l'ha introdotto non solo al duro lavoro, ma anche alla filosofia. David legge gli stoici, in particolare Seneca. Sua madre è una psicologa, e chissà che un giorno non segua la sua strada. Lo incontriamo al Foro Italico, ospite di Casa Arena, dell'azienda italiana è diventato uno dei volti da copertina.

Che obiettivi ha a questi Europei?
"I miei obiettivi quest'anno li ho già raggiunti ai Mondiali, ma perché fermarsi qui? Niente mi impedisce di andare oltre. Sarebbe un successo di…

Dalla Romania a Roma. Ci sono ricorrenze, verrebbe da dire magie, nella storia di David Popovici, il giovane (17 anni) prodigio del nuoto internazionale spesso paragonato, tra gli altri, al russo Aleksandr Popov: "Mi fa onore, ma è anche la similitudine tra i nostri cognomi che aiuta". Il campione del mondo nei 100 e 200 stile, conteso anche dall'America, rimane però saldo a Bucarest col suo coach, Adrian Radulescu, che per primo l'ha introdotto non solo al duro lavoro, ma anche alla filosofia. David legge gli stoici, in particolare Seneca. Sua madre è una psicologa, e chissà che un giorno non segua la sua strada. Lo incontriamo al Foro Italico, ospite di Casa Arena, dell'azienda italiana è diventato uno dei volti da copertina.

Che obiettivi ha a questi Europei?
"I miei obiettivi quest'anno li ho già raggiunti ai Mondiali, ma perché fermarsi qui? Niente mi impedisce di andare oltre. Sarebbe un successo divertirmi, sia qui che ai campionati giovanili in Perù, dove andrò dopo gli Europei. I tempi, le medaglie, i record e i tempi buoni saranno solo un bonus. Ovvio che vorrò difendere i miei titoli nei 100 e 200, ma nuoterò anche i 400, che per me sono una nuova sfida, ma quale migliore occasione che iniziare a provarci qui? In una vasca con così tanta storia, e poi nuotare all'aperto mi piace. Mi sento bene, sono rilassato, ho preso un po' di tempo per prendere fiato dopo i Mondiali e arrivare qui motivato".

È vero che è un fan di Paltrinieri?
"Sono un grande sostenitore di Gregorio, è un grande nuotatore e atleta, ma soprattutto una grande persona, è sempre stato gentile e figo, faccio il tifo per lui perché vinca, è un amico, e so che da lui posso imparare molto".

È più curioso dei suoi avversari o più concentrato su se stesso?
"Nelle nuove gare non sai mai cosa aspettarti dagli altri, è interessante vedere le strategie avversarie, ma alla fine il nuoto è una sfida di te stesso contro il cronometro. E se mi gestisco correttamente, so di poter vincere".

Molti l'hanno paragonata ad Aleksandr Popov, cosa significa per lei?  
"È stato un pioniere nel mondo del nuoto, credo il primo ad abbattere la barriera dei 22 secondi nei 100 stile. Ci accomuna ironicamente anche la similitudine nei cognomi, il che aiuta. E' un onore essere paragonato a lui, ma lo hanno fatto anche con Ian Thorpe, Michel Phelps, tutti nomi superlativi e che mi piacciono e che pare che meriti, ma io in realtà sono concentrato su me stesso e amerei diventare il primo Dadi Popovici".

Quanto conta la parte tecnica nel suo nuoto?
"Tanto, è una parte sulla quale lavoriamo molto. Perché molti dei miei avversari sono molto più grandi, più alti e più forti di me, come Dressel e Chalmers, che hanno anche strategie differenti dalle mie nelle varie gare. Ma quello che mi differenzia da loro è la tecnica, l'efficienza e la forza mentale".

Come spiega i suoi progressi in questi anni?
"A Erling Haaland, calciatore norvegese, è stata chiesta la stessa cosa quando ha cominciato a emergere, lui non parlava bene inglese all'epoca, rispose brevemente: è solo questione di lavorare duro. E la stessa cosa per me: tanto lavoro, tanti sacrifici, e io amo farlo. Tutto si riduce alla domanda su quanto lo vuoi, e io davvero lo voglio tanto. Per me sacrificio significa avere uno stile di vita duro, alzarmi la mattina presto per allenarmi e spingere oltre i limiti umani. E' molto diverso da come vivono gli altri, in termini di impegni, alimentazione, riposo, tempo libero. Certo anch'io vorrei uscire la sera, ma poi so che il giorno dopo mi devo svegliare alle 6 per allenarmi e torno presto alle mie priorità. E mi piace così".

Cos'è per lei il divertimento?
"Tutto lo è, lo sport è divertimento, allenarmi fino allo sfinimento e anche avere problemi con l'acido lattico e il sangue che ti pulsa sulle tempie. Magari sul momento non lo è così piacevole, ma ne vale la pena".

È vero che legge libri di filosofia, specie Seneca e gli stoici?
"Sì, mi ha introdotto per la prima volta il mio coach nel mondo della filosofia e in particolare dello stoicismo. C'è davvero molto da imparare da loro e credo che ci sia una connessione molto forte tra stoicismo e sport. Uso questi pensieri per la mia vita di tutti i giorni, quando mi devo motivare per buttarmi nell'acqua fredda o quando avrei voglia di non fare niente. Alla base di questo pensiero c'è un insegnamento essenziale: quello di vivere una vita felice".

Farà lo psicologo come sua madre?

"È un'idea che mi piace quella di studiare psicologia dopo il liceo, penso di poter usare molta di quella conoscenza per lo sport, per la parte mentale".

Le fanno piacere le attenzione che sta suscitando?
"Sono un po' più complicate da gestire rispetto al nuotare. Ma ci riesco facilmente: ignorandole. Nel senso che non vedo e non leggo le interviste che mi vengono fatte, non mi guardo in tv quando ci sono i tg, cambio canale. Mi prendo ampie pause dai social media. Nel mondo del nuoto sono noto ma in Romania sono davvero molto famoso, molto, se cammino in una strada affollata mi devo preparare perché la gente mi chiederà selfie, non mi disturba, anzi, mi fa piacere che mi apprezzino. Ma se devo andare in bici, devo mettermi un cappellino, gli occhiali e una maschera. Quanto è aumentata la mia fama dopo i Mondiali? Prima mi riconoscevano 3 o 4 persone su 10, adesso 10 su 10. Agli Europei giovanili in Romania c'era un pubblico incredibile, quando ero ai bloccchi per la mia prima finale la gente urlava e piangeva. Molto emozionante".

Non ha in programma, magari in futuro, di andare all'estero?  
"Dal punto di vista sportivo e del nuoto, preferisco rimanere in Romania perché è lì che ho tutto il mio team senza il quale non potrei fare niente, questa è la priorità per me, essere un buon nuotatore e rimanere a lavorare con la mia gente. Ma alla fine della mia carriera, chissà: magari scelgo di vivere qui o in un altro continente, davvero non so, ho ancora qualche anno per pensarci".

Con la doppietta 100/200 a Budapest ha eguagliato l'americano Jim Montgomery a Belgrado 1973, vero che lo ha incontrato?
"Sì, in Romania, abbiamo cenato insieme, lui ha una storia incredibile, ha vissuto un periodo interessante del nuoto e dello sport in generale negli Usa. E' stato bello parlarci per capire e imparare tante cose da lui che tengo segrete. A parte gli scherzi, grande persona e grande atleta".

Possibile il record nei 200 stile?
"Credo sia più difficile che nei 100, quello che ha fatto Biedermann a Roma nel 2009 è stato pazzesco, una gara stranissima dal punto di vista anche tecnico, nel senso anche dei passaggi pressoché identici. E' un primato duro da battere ma non penso sia impossibile. Paul è un essere umano ed era umano quando lo ha fatto, noi anche lo siamo, quindi è semplice".

Si riconosce nel soprannome Il Mago che le davano da bambino?
"Non più, veniva dai miei gioci di illusione con le carte, un hobby che avevo prima di iniziare a nuotare. Qualcuno continua a chiamarmi così per quello che faccio in piscina, ma non credo che mi rappresenti più. Preferisco pensarmi come un ragazzo semplice che nuota".