Povero Sascha: giurava che le cicatrici fossero scomparse, ma sarà vero? Da quando ha capito che alla fine dell’anno il trono del tennis sarà suo, complice lo stop per infortunio di Sinner (e i malanni che hanno tenuto fuori a lungo Alcaraz), il tedesco sembra tornato quello di una volta: fragile e perdente, nei momenti decisivi. A Pechino è uscito nei quarti, battuto da Djokovic con un doppio 6-4 dopo aver vinto al tie-break il primo set.
La sconfitta contro Davidovich Fokina
A Shanghai si è sorprendentemente arreso in semifinale allo spagnolo Davidovich Fokina, e ancora una volta dopo essere stato in vantaggio nella prima frazione. Se avesse vinto, gli sarebbe bastato presentarsi in finale per essere sicuro di p…
Povero Sascha: giurava che le cicatrici fossero scomparse, ma sarà vero? Da quando ha capito che alla fine dell’anno il trono del tennis sarà suo, complice lo stop per infortunio di Sinner (e i malanni che hanno tenuto fuori a lungo Alcaraz), il tedesco sembra tornato quello di una volta: fragile e perdente, nei momenti decisivi. A Pechino è uscito nei quarti, battuto da Djokovic con un doppio 6-4 dopo aver vinto al tie-break il primo set.
La sconfitta contro Davidovich Fokina
A Shanghai si è sorprendentemente arreso in semifinale allo spagnolo Davidovich Fokina, e ancora una volta dopo essere stato in vantaggio nella prima frazione. Se avesse vinto, gli sarebbe bastato presentarsi in finale per essere sicuro di prendersi il numero 1 Atp il 2 novembre, a Vienna. Adesso invece nella capitale austriaca dovrà raggiungere almeno le semifinali. Le “cicatrici” sono tutte nella sua testa, e risalgono a quello sciagurato incontro buttato via nel 2020 a New York, finale del suo primo Slam con Dominic Thiem: una partita che pareva già vinto, poi si trascinò al tie-brek del quinto set dove fu a 2 punti dal successo. Tutto inutile.
Il periodo buio degli Slam
La sconfitta gli fece malissimo, ed è stata seguita da altre 4 drammatiche battute d’arresto Major nell’ultimo atto di un Major: nel 2024 la resa al Roland Garros con Carlitos Alcaraz, nonostante fosse nuovamente avanti 2 set a 1; il crollo verticale 2 anni fa a Melbourne con Jannik, 3 frazioni in cui ammise di non avere semplicemente giocato, travolto dalla superiorità dell’avversario. «Non voglio essere ricordato come il miglior tennista di sempre a non aver mai vinto uno Sam». Un anno e mezzo dopo, nel giugno scorso a Parigi, al quinto set con Cobolli è tornato fortemente a dubitare: solo alcuni dettagli hanno privato Flavio del successo nel torneo più importante sulla terra battuta. Un mese più tardi, però, altra finale – questa volta sull’erba di Wimbledon – e nuova lezione subìta da Sinner in 4 set. I fantasmi sembravano essere tornati.
La vittoria purificatrice a New York
A settembre ha vinto a New York, superando con sicurezza Ben Shelton, padrone di casa. E finalmente, lo ha potuto urlare a tutto il mondo: «Le cicatrici della finale del 2020 sono scomparse dopo la mia vittoria a Parigi». Numero 2 Atp, forse non pensava neppure di poter raggiungere e sorpassare l’azzurro in classifica entro il 2026. Ma quando Jannik ha deciso di rinunciare al resto della stagione, gli si è aperta un’autostrada davanti: Sascha entro la fine dell’anno sarà comunque il leader. Però, che fatica. Se il ko con Sua Maestà Nole poteva anche essere messo in contro, quello con lo spagnolo è un vero campanello d’allarme: anche perché il tedesco è sembrato cedere nettamente all’avversario nel terzo e ultimo set, in cui ha pagato la fatica fisica – e soprattutto mentale – degli ultimi tempi. «Mi sono portato dietro un po' di infortuni e di stanchezza. E oggi posso accettare di perdere contro un giocatore come lui», ha detto, riferendosi all’avversario spagnolo.
Il braccino da numero 1
L’infortunio è quello alla caviglia destra, la stessa del Roland Garros 2024: dice che è tornata a fargli male nel match con Halys, il dolore si è fatto più forte quando ha affrontato Bublik. Ha poi aggiunto una frase molto significativa: «La prima cosa che si stanca, nel tennis, sono gli occhi». Voleva dire della difficoltà avuta nel leggere rapidamente la traiettoria delle prime palle di servizio dello spagnolo. «In un certo senso», si è quindi autoassolto, «credo di aver persino fatto più di quanto fosse ragionevole aspettarsi questa settimana, considerando tutto il tennis che ho giocato». Quanto dolore sta davvero provando? Due anni fa, un problema ai legamenti lo aveva tenuto lontano dal campo per 7 mesi. Nei prossimi giorni deciderà se confermare la sua presenza a Vienna: tenuto conto del rinvio del Six Kings Slam di Riad, ci sono buone ragioni per rivederlo protagonista in Austria. Ma con Sascha, e le sue cicatrici, non si sa mai.