Sostiene Jannik ci sia sempre «un piccolo perché». In tutte le cose. «Se non avessi perso a Parigi in quel modo, subito dopo non avrei vinto a Wimbledon». I crampi, l’abbandono di Shanghai: anche quelli hanno un senso. «Poi è arrivato un filotto di vittorie: Vienna, Parigi». E Torino. Quattordici successi consecutivi, compreso quello di ieri con l’australiano De Minaur (7-5, 6-2). Oggi, alle 18, …