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A Sinner il torneo più ricco. Alcaraz battuto in finale nel Six Kings Slam: “Il mio tennis migliore”

Sinner con la racchetta d'oro
Sinner con la racchetta d'oro 

A Riad sfida senza storia. Jannik vince 6 milioni di dollari e una racchetta tutta d’oro. Lo spagnolo: “In certi match lui gioca come a ping pong”

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Jannik, il Re è tornato. Ha cancellato la delusione di New York travolgendo Alcaraz in appena un’ora e 13 minuti di gioco, 2 set (6-2, 6-4) dominati dal primo all’ultimo scambio. Impugna la racchetta d’oro consegnatagli da Abdulaziz bin Turki Al-Faisal, il ministro dello sport saudita. Incassa l’assegno da 6 milioni di dollari. Ma soprattutto, sul cemento di Riad si riprende lo scettro di numero uno del mondo. Non formalmente, d’accordo, perché il Six Kings Slam è solo una ricchissima esibizione che non conta per l’Atp. Ma l’azzurro e il suo rivale murciano lo sanno bene: ogni sfida tra loro vale come la finale di uno Slam. E ieri sera, a Riad, Sinner è stato incredibilmente superiore.

Alcaraz: “Sinner rapido, sembrava giocasse a ping-pong”

«Sembrava giocasse a ping-pong, tanto colpiva rapido», ha raccontato Carlitos. Che resta il leader della classifica ufficiale, ma intanto ammette: «Dovrò dare il 100%, per tornare più forte di lui». Appuntamento la prossima settimana a Vienna, poi Parigi e a novembre a Torino, per le Atp Finals: i Big Two, una sfida infinita ma anche la storia di una amicizia speciale. «E’ sempre bello, trovarlo dall’altra parte della rete: Alcaraz quest’anno ha vinto tanto, per fortuna mi ha lasciato qualche torneo (2 Slam a testa, ndr). La nostra è una rivalità positiva, che ci fa crescere. Ma soprattutto, sono felice del rapporto che ci lega».

Scambi di battute tra Sinner e Alcaraz

Alcaraz racconta che spesso si scambiano messaggi sul telefonino: «Gli ho scritto più volte per sapere come stava, e per fargli i complimenti. Qualcuno può pensare che 2 giocatori competitivi, che danno sempre il massimo, non possano parlarsi fuori dal campo: invece noi lo facciamo». Un continuo scambio di complimenti: «Purtroppo non potrò mai arrivare al tuo livello come golfista», sorride Jannik. «E io non potrò mai batterti sugli sci», risponde pronto lo spagnolo. Il match è stato «di un livello altissimo, fantastico»: parola di entrambi.

Sinner feroce sin dal primo scambio

Sinner ha attaccato con una determinazione feroce dal primo scambio, sorprendendo l’altro e strappandogli subito il servizio. «Devo migliorare nel servizio e variare il mio gioco, se voglio batterlo», aveva detto l’azzurro all’inizio di settembre, dopo la netta sconfitta negli Us Open. Il duro lavoro paga: dopo aver strapazzato il povero Djokovic con una prestazione marziana, è riuscito a fare ancora meglio piazzando il 61% di prime palle (81% vincenti) e battendo delle imprendibili seconde in kick (82% di successo). Non ha concesso una sola palla break. La differenza l’ha fatta nella risposta: è andato a segno il 39% delle occasioni sulla prima palla di Alcaraz, il 48% sulla seconda. Una mobilità straordinaria – i crampi di Shangai sono doimenticati – gli ha permesso di annullare le palle corte di Carlitos. «Sono felice, quando produco questo tennis». Anche noi, Jannik.

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