MAGREGLIO – Via Gino Bartali 4, Magreglio, Como. Se cercate la meraviglia, se cercate le radici dello sport della bicicletta, da vent’anni è questo l’indirizzo giusto, perfetto. Il Museo del ciclismo Madonna del Ghisallo esiste dal 2006. È accanto alla cappella "Celeste Patrona dei Ciclisti", come la definì Papa Pio XII in apposita Bolla Pontificia emessa nel 1949. Il museo ne è l’ideale, laica continuazione.
La collezione
Se all’interno della chiesetta ci sono bici, ex voto, gagliardetti, persino un rosario fatto con la catena di una bicicletta, nel museo voluto fortemente da Fiorenzo Magni c’è la storia del ciclismo in migliaia di oggetti. Bici, ma non solo: accessori, maglie – infinita, perché destinata a durare all’infinito, la collezione delle maglie rosa firmate dai vincitori del Giro d’Italia -, cimeli vecchissimi e modernissimi. E libri, tanti. La collezione dei Garibaldi, il libro ufficiale della Corsa Rosa, e …
MAGREGLIO – Via Gino Bartali 4, Magreglio, Como. Se cercate la meraviglia, se cercate le radici dello sport della bicicletta, da vent’anni è questo l’indirizzo giusto, perfetto. Il Museo del ciclismo Madonna del Ghisallo esiste dal 2006. È accanto alla cappella "Celeste Patrona dei Ciclisti", come la definì Papa Pio XII in apposita Bolla Pontificia emessa nel 1949. Il museo ne è l’ideale, laica continuazione.
La collezione
Se all’interno della chiesetta ci sono bici, ex voto, gagliardetti, persino un rosario fatto con la catena di una bicicletta, nel museo voluto fortemente da Fiorenzo Magni c’è la storia del ciclismo in migliaia di oggetti. Bici, ma non solo: accessori, maglie – infinita, perché destinata a durare all’infinito, la collezione delle maglie rosa firmate dai vincitori del Giro d’Italia -, cimeli vecchissimi e modernissimi. E libri, tanti. La collezione dei Garibaldi, il libro ufficiale della Corsa Rosa, e di praticamente tutte le pubblicazioni che riguardano lo sport un tempo più popolare nel nostro Paese. Uno sport che ha attraversato la storia d’Italia, in alcuni momenti l’ha fatta anche, e che è bello raccontare partendo da lontano, come accade alle fughe del mattino nelle grandi corse. Vanno, ma non sai mai dove. Così è bello perdersi tra le maglie che furono di Binda e Guerra, di Coppi e Bartali, di Gimondi e Merckx, di Saronni e Moser, di Bugno e Chiappucci. C’erano anche loro, il due volte iridato Gianni e il Diablo, l’uno accanto all’altro nella serata dei vent’anni. Una cena, e tante parole per festeggiare la creatura che vive grazie a Fiorenzo Magni, e poi Antonio Molteni, il presidente della Fondazione che si prende cura del tesoro custodito sul colle più bello del Giro di Lombardia, in uno dei luoghi più amati dai cicloamatori di tutto il mondo.
Avere vent’anni
Il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo ha festeggiato i suoi primi vent’anni con una serata speciale. Inaugurato il 14 ottobre 2006 per volontà di Fiorenzo Magni, oggi è considerato il più importante museo al mondo dedicato al ciclismo. Tremila i cimeli, trecento le biciclette. Dalle draisine alla Colnago di Tadej Pogacar. La serata, aperta da Antonio Molteni, ha ripercorso il progetto, le difficoltà degli anni intorno al 2014, il ruolo della Fondazione, il sostegno degli sponsor, dei tanti volontari e delle istituzioni. La direttrice Carola Gentilini ha chiuso con l’auspicio che il ventennale sia appena l’inizio di una storia ancora tutta da scrivere. La festa con cena di gala ha accompagnato anche la presentazione della mostra del ventennale «20 bici per 20 anni», un percorso attraverso venti biciclette rappresentative della storia del Museo. Tra i presenti anche Marino Vigna, campione olimpico nell’inseguimento a squadre a Roma 1960, amico fraterno di Fiorenzo Magni. Il cui busto campeggia fuori, accanto alla porta d’ingresso, davanti a una balconata incredibile che spedisce lo sguardo sul lago e oltre, sulle Grigne e sul cielo, azzurrissimo.
Il percorso
Un museo a misura di bicicletta, disegnato dall’architetto Davide Bergna. La visita si svolge lungo percorsi a rampa che si arrotano come un tornante montano dal santuario al piano espositivo. Lungo l’intero percorso una grande vetrata segue l’andamento della "prima onda" favorendo un'ampia visione dell'interno. Il visitatore raggiunge la quota "meno 3,60" dove è situato l'accesso dell'edificio ed il collegamento con il Belvedere. L'esposizione permanente, collocata su un unico piano, è inserita in una soluzione spaziale estremamente flessibile che permette una visione globale e non parziale da ogni punto del Museo dell’esposizione, del panorama, delle proiezioni.
La bici di Pantani
Non è l’oggetto più antico, né il più bello. Ma è certamente il più commovente di tutta la collezione del museo: una delle biciclette di Pantani, una delle prime ad avere la sella con l’immagine del Pirata cucita. E, ancor più commovente, la bici ha ancora la borraccia, gialla, usata da Marco in quel fatale, infinito 1998. Altre quattro bici storiche rendono il museo unico: le due Legnano con cui Bartali vinse il Tour de France nel 1938 e nel 1948, la bici del record dell’ora di Coppi al Vigorelli nel 1942 e quella usata da Magni al Giro delle Fiandre 1949. Pezzi unici, reperti ormai archeologici di un mondo che corre velocissimo.