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Inter, con il Como vale la legge del più forte: 2-0, gol di Esposito e Thuram

Thuram realizza la rete del 2-0 (reuters)

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La squadra di Chivu segna due volte in avvio e controlla la partita. Fabregas non trova contromisure: contro i nerazzurri ha perso sei volte su sette
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Milano – A volte il calcio funziona come la morra cinese. Se il Como è forbice, l’Inter è sasso. Il gioco corto di Fabregas, che ha battuto fra le altre il Napoli e il Manchester United, contro il 3-5-2 dei nerazzurri non funziona. Era vero quando in panchina c’era Inzaghi e lo resta oggi, con Chivu. Da quando il catalano allena la prima squadra, nelle sette sfide contro gli attuali campioni d’Italia ha perso sei volte e pareggiato una. Decisive per l’Inter le reti in avvio di Esposito e Thuram, entrambe segnate da un passo: la prima su assist di Spence, la seconda propiziata da un disgraziato rinvio di Valle.

L’Inter ha imparato a partire forte

Al 19’ i nerazzurri erano già sul 2-0, confermando il segnale dato a Rotterdam in Champions: quando vuole, l’Inter sa svegliarsi anche prima di prendere gol. È l’effetto positivo del ceffone preso nel derby col Milan. «Bisogna ammettere i problemi, per superarli», aveva detto il numero 9 francese, e sembrava di sentire parlare suo padre Lilian…

Milano – A volte il calcio funziona come la morra cinese. Se il Como è forbice, l’Inter è sasso. Il gioco corto di Fabregas, che ha battuto fra le altre il Napoli e il Manchester United, contro il 3-5-2 dei nerazzurri non funziona. Era vero quando in panchina c’era Inzaghi e lo resta oggi, con Chivu. Da quando il catalano allena la prima squadra, nelle sette sfide contro gli attuali campioni d’Italia ha perso sei volte e pareggiato una. Decisive per l’Inter le reti in avvio di Esposito e Thuram, entrambe segnate da un passo: la prima su assist di Spence, la seconda propiziata da un disgraziato rinvio di Valle.

L’Inter ha imparato a partire forte

Al 19’ i nerazzurri erano già sul 2-0, confermando il segnale dato a Rotterdam in Champions: quando vuole, l’Inter sa svegliarsi anche prima di prendere gol. È l’effetto positivo del ceffone preso nel derby col Milan. «Bisogna ammettere i problemi, per superarli», aveva detto il numero 9 francese, e sembrava di sentire parlare suo padre Lilian ai tempi della Juve. Senza Lautaro, che dovrebbe rientrare dopo la sosta a Bergamo contro l’Atalanta, è toccato a Marcus guidare l’attacco. Il ruolo di leader supplente lo ha condiviso con Barella, feroce nel pressing, e Zielinski, sempre più intelligente, sempre più decisivo. Il primo tempo è finito così, con i giocatori del Como a testa bassa, senza avere fatto un solo tiro in porta. E dire che prima del via si erano riuniti in cerchio, caricandosi alla maniera dei giocatori di football americano. A Lens aveva funzionato.

Fabregas cambia, ma non basta

Nella ripresa, Fabregas ha sostituito Baturina con Smolcic e Perrone con Ricci, alzando Da Cunha alle spalle di Douvikas, in una sorta di 4-3-3 cangiante. Risultato: giro palla più veloce, ma anche più spazio per il contropiede dell’Inter. E così, al 18’ del secondo tempo, è arrivata la prima parata di Martínez, su un tiro ravvicinato di Nico Paz. Avesse potuto, Cesc avrebbe forse mandato in campo uno fra Kean, Diao, Addai e Jesus Rodriguez, ma erano tutti infortunati.

I cambi non ribaltano la partita

Chivu, per non guastare un meccanismo quasi perfetto, ha comprensibilmente ritardato i cambi. I primi li ha fatti al 28’: dentro Bonny al posto dell’ottimo Pio Esposito e Mkhitaryan per concedere un po’ di riposo a Zielinski. Fabregas ha risposto un minuto dopo, inserendo tutti insieme Liberali, Kaiki e Caqueret. Risultato: il Como, a un quarto d’ora dalla fine, è arrivato a battere il primo calcio d’angolo della sua partita. Nel finale, un paio di occasioni per Nico Paz e un’ultima fiammata interista, accesa da Sucic ma spenta in angolo.

Un tabù lungo oltre settant’anni

Fabregas non è riuscito a rompere il tabù: il Como non batte l’Inter dal 1985 e a San Siro, in Serie A, addirittura dal 1950. L’Inter ha vinto tutte le successive 14 sfide interne contro i lariani, mantenendo la porta inviolata in otto delle ultime nove. Una storia che i tifosi interisti, alla fine della partita, hanno riassunto rivolgendo agli avversari un coro d’antan, mai così accurato: «Non vincete mai».

Inter (3-5-2) Martinez 6 – Akanji 6.5, Bastoni 7, Augusto 6.5 – Spence 7, Barella 7, Calhanoglu 6.5 (35’ st Sucic sv) , Zielinski 7 (28’ st Mkhitaryan 6), Dimarco 6 (43’ st Diouf sv) – Esposito 7 (28’ st Bonny 6), Thuram 7.5 (43’ Pavard sv). All. Chivu 7

Como (4-2-3-1) Sanchez 6 – Valle 5 (29’ st Kaiki 6), Kempf 5, Ramon 5, Couto 5.5 (29’ st Liberali 6) – Perrone 5 (1’ st Ricci 6), Milla 5.5 - Nico Paz 6, Da Cunha 5 (29’ st Caqueret 5.5), Baturina 5 (1’ st Smolcic 6) – Douvikas 5. All. Fabregas 5.5

Arbitro: Chiffi 6 Reti: Esposito 12’ pt, Thuram 19’ pt,

Note: ammoniti Esposito. Spettatori 77.593

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