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“Questa volta decido io”: l’ultimo faccia a faccia tra Malagò e Maldini

“Questa volta decido io”: l’ultimo faccia a faccia tra Malagò e Maldini
(ansa)

Dopo il caso Russia l'ex bandiera del Milan ha capito che non avrebbe mai avuto le mani libere. Contratto rescisso in serata

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Dallo scarso entusiasmo iniziale alla diffidenza delle ultime ore, i dubbi, i sospetti, la fiducia tradita, la sensazione di non essere libero: così una storia appena nata è già finita. Paolo Maldini e Giovanni Malagò, fine di un amore mai nato dopo appena due settimane, o poco più. Risoluzione del contratto immediata. Consensuale. Senza nulla in cambio.

I timori di Maldini

Una rottura che non ha un solo motivo. Il “no” a Pirlo da parte di Malagò per Maldini era la spia di tutta una serie di problemi che si sarebbero presentati: temeva di non avere libertà, che i confini dei ruoli fossero pochi chiari, che il presidente fosse ancora innamorato di Roberto Mancini come ct. Infastidito dalle polemiche per quell’inopportuno ruolo di testimonial di Fonbet, azienda russa di scommesse, di Andrea Pirlo, l’uomo che lui aveva scelto. Collaborazione sottovalutata prima, discussioni considerate pretestuose dopo.

Malagò: «Decido io»

Ma c’è stato un momento preciso in cui Maldini ha deciso di lasciare. È stato quando Malagò, dopo 24 ore di discussione, gli ha detto: «Pirlo è stata una scelta infelice, ma il presidente sono io, a questo punto mi assumo la responsabilità. E decido». Fine dei giochi. Addio.

Cosa è successo

Dalla sera precedente presidente federale e dt discutevano. Malagò gli aveva telefonato domenica sera chiarendo che la questione del contratto con Fonbet era «insuperabile, insostenibile». Maldini aveva incassato, provato a prendere tempo. Aveva chiamato Pirlo, il tecnico che si sentiva già ct e che aveva provato a difendersi con un post in cui parlava “di significato politico che non ho espresso”. Un modo goffo di prendere le distanze da quell’accordo pubblicitario.

Ieri mattina, alle 8, Malagò era già in ufficio: ha alzato il telefono e ha detto a Maldini che non c’erano margini per rivedere la decisione «è insormontabile, non arginabile, ora decido io» e l’ex milanista ha capito di dover fare un passo indietro. Pirlo a quel punto non ha potuto far altro che modificare il post della sera precedente aggiungendo quel «non sarò il ct» che ha cancellato i suoi sogni.

Mancanza di autonomia e pressioni

Nelle ultime 48 ore da dt Maldini ha capito quello che già sospettava dall’11 luglio: che l’autonomia che gli era stata garantita e che lui aveva preteso era in realtà limitata. Il sospetto è diventato certezza: Malagò subisce troppe pressioni. Anche se per convincerlo a diventare dirigente della Nazionale (proposta accettata dall’ex bandiera del Milan tra dubbi e scarso entusiasmo) gli aveva promesso libertà di scegliere e agire. Maldini ha capito che il presidente della Federcalcio non avrebbe affrontato i club di serie A, la politica, le polemiche per proteggerlo. E così ieri sera, dopo una giornata difficile iniziata molto presto, gli ultimi tentativi, le mediazioni provate (Malagò dopo il primo colloquio della mattina ha cercato, invano, per qualche ora, di convincere Maldini e Leonardo a non lasciare) è finita.

I sospetti sulla questione russa

Non hanno parlato di altri allenatori, Thiago Motta una suggestione scomparsa subito. Ma a Maldini restava il tarlo che il presidente federale avesse già deciso che per il ruolo di ct c’erano nomi più adeguati: quello di Mancini su tutti, ma anche quello di Conte, i tecnici già bocciati da Maldini nei colloqui preliminari. I due non hanno affrontato la questione russa, esplosa senza che nessuno potesse intercettarla prima o capirla in tempo, anticiparla, dribblarla in alcun modo. In Maldini c’è il sospetto che Malagò non l’abbia voluta contenere, anche se quella collaborazione non ha riflessi legali — il contratto con Fonbet doveva comunque essere risolto e in tempi brevissimi — ma di opportunità. Un pretesto, per l’ex milanista. Per lui la questione è legata solo al curriculum di Pirlo, alla scarsa esperienza e non a quell’inappropriato ruolo di testimonial per un’azienda di Mosca.

Così il dt ha chiamato il presidente federale per annunciare l’addio: «Io e Leonardo interrompiamo la collaborazione con la Nazionale, ci assumiamo la responsabilità di una scelta inopportuna». Addio con poco rammarico. Malagò si è portato quel macigno nello stomaco alla riunione con le componenti del calcio italiano: loro chiedevano chi fosse il nuovo ct, lui pensava, forse, di dover sostituire anche il direttore tecnico.

Maldini si è sentito limitato, Malagò ha pensato che chi propone Pirlo dopo aver detto pubblicamente che vuole Guardiola non è davvero adeguato a dirigere una federazione. Si chiude così. Sedici giorni appena, mai felici. Neanche il primo, non è stato neanche un colpo di fiamma.

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