È come se ci fosse una trentatreesima squadra in questa Coppa del Mondo: non gioca, ma è in ogni stadio. Dopo il successo sul Portogallo che ha consegnato alla storia la prima squadra africana in una semifinale dei Mondiali di calcio, i giocatori marocchini hanno posato con una bandiera. Non quella del loro Paese, ma quella della Palestina. Pochi metri più in là i loro tifosi ne avevano affissa una identica, ancora più grande, proprio dietro la porta in cui il centravanti En-Nesyri ha segnato il gol del trionfo. Il Mondiale che segna la massima celebrazione del mondo arabo sta diventando, anche, il Mondiale della Palestina.
Bandiere arcobaleno e Ucraina censurate
Negli stadi del Qatar non entrano bandiere arcobaleno, e chi le indossa viene invitato a uscire o fatto spogliare. Negli stadi dei Mondiali mediorientali non si possono difendere i diritti delle donne iraniane e chi lo fa viene cacciato, e il messaggio nascosto. Nemmeno bandiere dell'Ucraina possono accedere. "Il Qatar non vuole l'esposizione di messaggi politici allo stadio": ce lo ha detto Mohammed, un delegato della Fifa al rispetto dei diritti umani in servizio durante Galles-Iran della fase a gironi. Eppure, c'è un messaggio politico che entra regolarmente. Che compare in ogni stadio, durante ogni partita. In decine di esemplari. È la bandiera della Palestina. La politica a due velocità: e non certo perché quei vessilli passino inosservati.
La bandiere che le perquisizioni non toccano
Prima di entrare in uno degli otto impianti del Mondiale, tutti - dai tifosi ai giornalisti - devono passare per il metal detector, aprire zaini e borse e mostrare, aprendole, le proprie bandiere, se ne hanno. La ricerca di messaggi censurabili è compulsiva. Anche una scritta dubbia, se non omologata, non passa: si può scegliere se lasciare il materiale che le guardie ritengono "inappropriato" in custodia per tutta la partita oppure uscire dall'impianto. Le bandiere palestinesi passano invece senza alcun problema. E di certo non succede per caso. Ma per una volontà specifica.
L'hashtag per la Palestina
Molto è dovuto alla massiccia presenza di tifosi provenienti dal mondo arabo: solo nella fase a gruppi, a Doha hanno soggiornato 77 mila sauditi, ora si trovano migliaia di marocchini. E in quell'universo culturale per moltissime persone la Palestina rappresenta un simbolo. La tendenza è diventata anche un hashtag sui social network, #RaisePalestineFlag ossia alza la bandiera palestinese. E tutto ciò ha un fortissimo valore simbolico. Perché sfogliando i blog si intuisce come questa ostentazione rappresenti anche una forma di protesta contro l'apertura del ponte aereo con Israele per permettere a tifosi di volare da Tel Aviv a Doha per i Mondiali.
La partita politica
Un segnale di apertura, certo. Ma il Qatar non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, anche economico, a Gaza. Insomma, sui campi in cui rotola il pallone, a Doha, ogni giorno si gioca anche una partita politica.