Un masochismo odierno tutto levigato e ambiguo è la chiave minacciosa ed efficace cui s’è affidato il bravo Arturo Cirillo, traduttore, regista e cointerprete deus ex machina con Elena Sofia Ricci glaciale e davvero priva di manierismi, per Le false confidenze di Marivaux, fino al 3 all’Argentina, col marchio di Teatro di Roma, Marche Teatro e Stabile di Catania.
Lo spettatore resta inchiodato davanti all’impianto, perché tutto si svolge a ridosso e attraverso un poliedro quasi metallico composto di moduli varcabili, con gli stessi attori in panni di macchinisti, e col fuori-programma luminoso di un’iconografia di Jackies e Marilyn alla Andy Warhol raffiguranti il ritratto della protagonista. Il testo del ‘700 è su un giovane segretario (Giacomo Vigentini) disposto a tutto per passione verso la padrona ricca vedova (Elena Sofia Ricci), recitando le macchinazioni del confidente Dubois che Cirillo anima ricordando “Il servo” di Losey, con discrezione, dice, “da femmina”.
Ruotano in casa la partecipe cameriera (Giulia Trippetta), la molesta mamma con capelli da Fata Turchina (Orietta Notari), il promesso sposo respinto (Giacinto Palmarini), un Arlecchino acrobata (Francesco Petruzzelli) e lo zio (Rosario Giglio). Scena di Dario Gessati. Abiti vintage di Gianluca Falaschi. Vivaldi & elettronica di Federico Mezzana. Ottimo lavoro, sul farsi male coi sentimenti.
Le false confidenze
Regia di Arturo Cirillo
Voto: quattro stelle su cinque