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Il drammone di Arthur Miller non ha smalto

Cristina Crippa ed Elio De Capitani
Foto di Liala Pozzo
Cristina Crippa ed Elio De Capitani Foto di Liala Pozzo 
“Erano tutti miei figli”, l’opera teatrale di Arthur Miller, debuttò a Broadway nel 1947. In scena con l’attore e regista Elio De Capitani e Cristina Crippa

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Nel salotto di casa, il virile Joe, capo-famiglia e imprenditore dal passato oscuro, legge il giornale e beve whisky mentre la moglie Kate vive nell’attesa del primogenito che in realtà è morto in guerra e Chris, l’altro figlio, vuole sposare la ragazza del fratello. Nella scena madre viene fuori che la fabbrica di famiglia ha consegnato pezzi fallati all’aeronautica, mandando a morte giovani soldati, e per questo è stato ingiustamente condannato il socio in affari e non Joe.

Con tutto il rispetto per Arthur Miller che il posto nell’Olimpo ce l’ha, ci sono pagine del suo lavoro di drammaturgo meno invecchiate. Erano tutti miei figli, scritto nel 1947 (traduzione Masolino D’Amico) contro il capitale corrotto e ipocrita, appare un drammone senza artigli. L’Elfo-Puccini, tra i luoghi carismatici del teatro milanese, pensava a Miller dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore di qualche anno fa, ma forse è stato un errore.

Bisogna riconoscere a Elio De Capitani, regista, di aver montato uno spettacolo che si lascia vedere ma al prezzo di uno stile da sceneggiato tv, col bel salotto di modernariato (di Carlo Sala) e recitazione naturalista e microfonata. Sempre De Capitani è Joe, credibile sia da pacioso che da predatore, Cristina Crippa la puntuta Kate, Angelo Di Genio un Chris che fa tenerezza, come il George di Marco Bonadei, e poi Caterina Erba, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Carolina Cametti.

Erano tutti miei figli (Arthur Miller)

Di e con Elio De Capitani
Voto: 2.5/5

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