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Jovanotti al cinema, dall’infanzia alla musica: “Ho praticato l’allegria per aiutare la mia mamma”

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Alla Festa di Roma il documentario sulla vita e la carriera di Lorenzo Cherubini. A cominciare dal bambino che si prendeva cura della madre depressa
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Da bambino Jovanotti si alzava di notte per controllare che sua madre respirasse. Era depressa e lui aveva paura per lei. Prima dei palchi, delle folle, dei dischi, c’era una mamma da far sorridere: «È diventata una specie di missione, lottare contro la sua malinconia, non farla preoccupare. Essere per lei un elemento bello, di spensieratezza».


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In questo ricordo c’è una radice dell’allegria che avrebbe portato nella musica e nel mondo. Lorenzo — L’incredibile avventura di Jovanotti si apre su un grande concerto sulla spiaggia. Ci sono la moglie Francesca (Valiani), la band, il pubblico che lo ama. Poi ecco i video dell’incidente in bici nella Repubblica Dominicana: le fratture, le operazioni, la rinascita. Dario Zonta e Carlo Zoratti attraversano la luce e il dolore del cantante nel documentario alla Festa di Roma e in sala dal 26 novembre al 2 dicembre.

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Da bambino Jovanotti si alzava di notte per controllare che sua madre respirasse. Era depressa e lui aveva paura per lei. Prima dei palchi, delle folle, dei dischi, c’era una mamma da far sorridere: «È diventata una specie di missione, lottare contro la sua malinconia, non farla preoccupare. Essere per lei un elemento bello, di spensieratezza».


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In questo ricordo c’è una radice dell’allegria che avrebbe portato nella musica e nel mondo. Lorenzo — L’incredibile avventura di Jovanotti si apre su un grande concerto sulla spiaggia. Ci sono la moglie Francesca (Valiani), la band, il pubblico che lo ama. Poi ecco i video dell’incidente in bici nella Repubblica Dominicana: le fratture, le operazioni, la rinascita. Dario Zonta e Carlo Zoratti attraversano la luce e il dolore del cantante nel documentario alla Festa di Roma e in sala dal 26 novembre al 2 dicembre.

Jovanotti alla Festa di Roma: "Il valore che coltivo è l'ingenuità, linfa vitale del rock'n'roll"

Cappellino rosso, camicia chiara, cravatta in maglia a fasce rosse e blu, Lorenzo all’Auditorium guarda una vita che per una volta ha lasciato raccontare agli altri, «io sono la giraffa e voi David Attenborough», aveva detto ai registi. Sette anni di lavoro, niente interviste formali, «in questi anni c’è il tempo del cinema e poi c’è quello della vita, le due cose si sono intrecciate», dice Zonta. «Mi sono sorpreso della mia sorpresa — racconta Jovanotti — In questo caso ero io il pubblico, perché non sapevo niente di questo film. Neanche che erano stati trovati questi Super 8 del mio babbo». Rivederli è stata «un’onda potente e davvero inaspettata». Anche un’inquietudine, «ho sentito che quel film metteva un punto e a me non piacciono i punti, a me piacciono i due punti, le virgole, i punti di sospensione».

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Il doc torna al ventenne scatenato, la radio, i dj set, il rap, Cecchetto e la tv, le lodi di Maurizio Costanzo, Vasco Rossi, Enzo Biagi, i siparietti con Carrà e Jerry Scotti. Attraversa la tv nazionalpopolare con un’energia ragazzina: «Non ho avuto l’adolescenza, sono passato direttamente dall’infanzia a diventare Jovanotti». Poi si risale ancora, al bimbo Cherubini dai capelli biondi, alla libertà dei filmini di famiglia. E il Pinocchio di Comencini, «una specie di testo sacro visivo» in cui si riconosceva: «Ho iniziato una regressione verso uno stato di totale infanzia con un corpo da adulto e questa cosa mi incuriosisce molto».

Il viaggio del doc — che attraversa il mondo — si ferma anche davanti alle tombe dei genitori e del fratello, che aveva realizzato il sogno di volare diventando istruttore. Del giorno dell’incidente ricorda il freddo, il vento, la telefonata, la corsa da Cortona verso Latina, «avevo un’auto potente, sono andato, ho violato qualsiasi regola». Il Jovanotti dei colori porta dentro anche questo buio. La madre aveva lasciato biologia a pochi esami dalla laurea, costruito una famiglia, e forse aveva rimpianti. «Io non sono mai andato in analisi — spiega Lorenzo — questo film un po’ mi ci fa andare, perché mi fa rivedere cose, mi fa ripensare a certi silenzi della mamma». Il padre era irruento, «un uomo di spettacolo in fondo, non realizzato nella sua vita». Lei invece «attraeva intorno a sé la gravità degli altri in modo silenzioso, tenero. Questi due mondi mi hanno segnato».

Da lì viene anche la difesa dell’ingenuità, l’idea del suo mondo fatto di musica e molto più bello della realtà. E del concerto come «un’utopia nomade», da abitare prima che la vita rientri «con i suoi casini, le sue meraviglie, le tragedie». Lo commuove chi era alla transenna da ragazzino e torna con un bambino sulle spalle. Ma non vuole diventare custode di una nostalgia. Nel film affronta anche questo: «A un certo punto il passato diventa tanto e il futuro diventa meno». La risposta è continuare a crescere, «se pensi che sognare sia una cosa che si fa da giovani e poi a un certo punto invece devi vivere nella realtà, è una cantonata». La sfida della musica è «riuscire a mantenere una luce accesa, ingenua, perché mi piacerebbe non essere, per il pubblico cresciuto, una parte della giovinezza, vorrei essere con lui adesso».

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