Spettacoli

Ciao maschio, Checco Zalone gioca con il patriarcato

Un paesino della Calabria, una patina vintage, la regia di Gennaro Nunziante, Vanessa Scalera nel ruolo della moglie: è “L’ultimo giorno di patriarcato”, la provocazione dell’attore nella Giornata della donna

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ROMA – Geniale. Ironico e autoironico. Spassoso. No, furbo. Anzi, odioso. Odioso perché rassicurante. Regressivo. Il dibattito è partito come se si trattasse di un lungometraggio: invece è un video di tre minuti. Checco Zalone riappare nella giornata della donna e, con un gioco in maschera (tra un film di Germi degli anni ‘50-‘60 e una fiction Rai d’epoca), canta L’ultimo giorno di patriarcato. Immagina — e retrodata — un improvviso e rigido “divieto di maschilismo”: l’uomo passa in cucina ma brucia la lasagna, stira male, malissimo e diventa spettatore remissivo della vita di una moglie che se la spassa con le amiche e un toy boy.

Nella patina vintage forse sta la chiave della provocazione: nel borgo calabrese in cui la vicenda è ambientata — e girata da Gennaro Nunziante, che firmava i film di Zalone tranne l’ultimo, Tolo Tolo — i maschi sembrano tutti di un’altra epoca. Per loro, la fine del patriarcato può consistere solo in un passaggio di mansioni pratiche, nel diventare “uomini di casa”. Troppo poco? O, se vista con gli occhi dei nonni, già una rivoluzione?

Il tutto fa oggettivamente ridere, compreso il repentino cambio di targa del “Caffè Nerchia”, ma c’è un problema: «Nella prima società della storia umana plasmata dal divertimento», come la definisce Guido Vitiello nel suo recente e appassionante Joker scatenato. Il lato oscuro della comicità (Gramma Feltrinelli), il clown politicamente corretto quanto quello politicamente scorretto potrebbero essere vittime dello stesso meccanismo. Dicesi schismogenesi — lemma fin troppo sofisticato su cui Zalone farebbe lo spiritoso. Interazione fra individui o gruppi di individui che porta a divisioni e contrasti potenzialmente distruttivi. Non che sia una novità nell’epoca di cuoricini e anti-cuoricini social, ma qui la vicenda si fa più intricata perché ciascuno si crede in diritto non solo di esprimere un’opinione, ma di spiegare agli altri che cosa non hanno capito.

Checco graffia il maschilismo tossico, signore e signori. Denigra l’uomo moderno. No, vuole tenere i piedi in due scarpe! Ride sugli eccessi del femminismo. Ditemi in quale minuto dovrei empatizzare! Lo state elogiando come genio femminista e invece è un misogino che parla all’italiano medio — quello che rutta e vuole il caffè a letto — per rassicurarlo. Che pasticcio, Checco! Ci confondi. Non si capisce con chi stai; e in un’epoca che rifiuta l’ambiguità questo è imperdonabile. O quantomeno: porta a una zuffa imperitura, perché non c’è una legenda chiara, non si capisce a chi si vuol dare ragione e a chi torto. E soprattutto: chi sta prendendo in giro Zalone? I maschiacci, le femministe? Tutti? O solo quelli che, stizziti per un verso o nell’altro, non la smettono più di insultarsi a vicenda?

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