Quando parliamo di violenza sulle donne, pensiamo anzitutto alle sue conseguenze più visibili: i lividi. Ma violenza non è solo quella fisica. A questa possono affiancarsi umiliazioni, controllo economico, isolamento, coercizione sessuale e minacce. E tutto questo lascia delle tracce, non solo sulla pelle, ma in tutto l'organismo. Quando la minaccia arriva da chi dovrebbe proteggerci e si ripete nel tempo, imprevedibile e incontrollabile, il corpo non riesce più a tornare in una condizione di sicurezza. Anche nei periodi di apparente calma, il sistema nervoso resta in allerta, e questo stato di allarme prolungato può alterare l'asse dello stress, i mediatori dell'infiammazione, il sistema cardiovascolare e quello metabolico: alterazioni che, secondo diversi studi, possono persistere per anni anche dopo la fine della relazione violenta.
Ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress, ma anche dolore cronico e problemi cardiovascolari e immunitari sono dunque altre conseguenze della violenza sulle donne. Riconoscerle e studiarle in una prospettiva genere-specifica è oggi una delle sfide più urgenti della medicina. Ne parleranno il 16 ottobre al Festival di Salute, presso la Sala Palladin del comune di Padova, Antonella Viola, docente di Patologia generale all'Università di Padova, Jacopo Agrimi, ricercatore che da anni studia gli effetti della violenza di genere sul cervello, ed Eleonora Lozzi, psicologa che lavora con i centri antiviolenza del Veneto.
Al centro della discussione anche i risultati del progetto WISH, che indaga come lo stress relazionale cronico si trasformi in un danno biologico misurabile. Nei modelli sperimentali studiati dal gruppo di ricerca, l'esposizione ripetuta a un'interazione violenta ha prodotto comportamenti ansiosi e alterazioni a livello cerebrale, aprendo la strada a ipotesi da verificare ora nella ricerca clinica. L'obiettivo è arrivare a protocolli di screening e monitoraggio che i servizi sanitari e i centri antiviolenza possano utilizzare per intercettare precocemente i segnali di rischio.