Salute

Dall’influenza al morbillo, perché i virus oggi sono più veloci. I sintomi che ci devono allertare

Dall’influenza al morbillo, perché i virus oggi sono più veloci. I sintomi che ci devono allertare

Su navi, aerei e luoghi affollati, agenti patogeni e batteri colpiscono rapidamente e si diffondono. Pregliasco: “Entra in gioco la sicurezza sanitaria di ciascun Paese”

4 minuti di lettura

Ammalarsi a causa di un virus o batterio con cui veniamo a contatto, oggi è molto più immediato e frequente, anche rispetto al recente passato. Perché i patogeni sembrano viaggiare più veloci, tanto da colpire in modo massiccio anche mentre si è in vacanza su una nave da crociera, com’è avvenuto nel luglio scorso per 120 passeggeri infettati da norovirus, o su un aereo di linea, com’è successo in questi giorni sul volo Eurowings Rodi-Dusseldorf, messo in ginocchio dal norovirus, soprannominato dagli esperti la ‘Ferrari dei virus’ proprio per la velocità con cui si propaga.

Il mondo degli agenti infettivi, che non vediamo ad occhio nudo ma che ci circondano h24, ci sorprende in velocità e, spiegano gli esperti, non mostra di voler rallentare. I motivi sono diversi, ma la domanda è una sola: come possiamo prevedere e prevenire il loro arrivo?

Accelera la circolazione dei virus

La premessa a quello che solo apparentemente sembra un rompicapo, la dà il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Che chiarisce subito: “Oggi virus e batteri possono diffondersi nel mondo molto più rapidamente rispetto al passato, ma non perché siano diventati biologicamente più veloci: è il mondo che ha accelerato la loro circolazione”.

L’esempio chiave, Pregliasco lo individua in un fatto chiaro a tutti: “Un tempo un agente infettivo poteva impiegare settimane o mesi per raggiungere un altro continente – dice -. Oggi, grazie ai collegamenti aerei internazionali, una persona infetta può attraversare il pianeta in meno di 24 ore. E spesso prima ancora di manifestare i sintomi”. Questo è l’inghippo numero uno, la via che consente a virus come quelli dell’influenza o del rapidissimo morbillo e a microrganismi come i batteri, di muoversi a tempo di record, come su un’autostrada sgombra di veicoli.

Perché oggi le infezioni si diffondono più rapidamente

Però le cause sono anche altre. E pure diverse. È sempre Pregliasco ad elencarle: “Abbiamo la globalizzazione da una parte e l’utilizzo massiccio dei trasporti aerei dall’altra – spiega -. Milioni di persone si spostano quotidianamente, collegando aree geografiche molto distanti. Ma anche l’urbanizzazione fa la sua parte. Le grandi metropoli favoriscono i contatti ravvicinati, potendo così amplificare la trasmissione di agenti patogeni”.

In questo contesto si inseriscono ulteriori cause scatenanti. “I cambiamenti climatici, ad esempio – prosegue l’esperto -. L’aumento delle temperature e le modificazioni delle precipitazioni possono favorire l’espansione geografica di vettori come le zanzare, aumentando il rischio di dengue, chikungunya e altre arbovirosi. Poi ad influire sul contagio ci sono la mobilità di merci e animali, visto che il commercio internazionale può facilitare la diffusione di microrganismi, vettori e batteri resistenti agli antibiotici e le alterazioni degli ecosistemi: parlo di deforestazione, urbanizzazione e maggiore contatto tra esseri umani e animali, che possono creare nuove occasioni di trasmissione zoonotica”.

Esiste però una distinzione fondamentale, precisa Pregliasco: “La velocità con cui un microrganismo raggiunge nuovi territori non coincide con la sua capacità di trasmettersi da una persona all’altra”, perché, chiarisce, “quest’ultima dipende dalle caratteristiche biologiche dell’agente infettivo, dall’immunità della popolazione e dalle condizioni ambientali e sociali”.

Una storia che cambia

In fatto di infezioni virali o batteriche, è la storia a insegnarci che le carte in tavola sono cambiate. La peste medievale, ad esempio, impiegò anni per diffondersi attraverso l’Europa, mentre il virus SARS-CoV-2 è riuscito a raggiungere molti continenti nell’arco di poche settimane. Sono agenti e contesti epidemiologici differenti, ma il confronto rende evidente l’importanza della mobilità moderna. Tuttavia, se è vero che possiamo infettarci più rapidamente, va detto che oggi disponiamo di strumenti molto più efficaci: vaccini, antibiotici, diagnostica molecolare, sorveglianza epidemiologica e sistemi di allerta internazionale.

“Virus e batteri non hanno imparato a correre più velocemente – insiste Pregliasco -. Siamo noi ad aver costruito un mondo nel quale possono viaggiare con rapidità: oggi un’infezione può attraversare un continente prima ancora che compaiano i primi sintomi. Per questo la prevenzione non può fermarsi ai confini nazionali: la sicurezza sanitaria di ciascun Paese dipende anche dalla capacità di individuare e contenere tempestivamente le infezioni nel resto del mondo. Il concetto centrale è che la globalizzazione delle infezioni deve essere accompagnata dalla globalizzazione della prevenzione, secondo l’approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale”.

Dai sintomi dell’infezione i segnali

Per riconoscere se stiamo sviluppando un’infezione dobbiamo prestare attenzione a una serie di segnali che il nostro organismo ci invia. Non sempre la febbre è il primo sintomo e, soprattutto, non tutte le infezioni provocano febbre. Ecco i principali segnali da prendere in considerazione.

- Stanchezza insolita e malessere generale spesso sono tra i primi segnali dell’attivazione del sistema immunitario.

- Febbre o brividi indicano una possibile risposta infiammatoria dell’organismo, anche se possono essere assenti, soprattutto negli anziani.

- Dolori muscolari e articolari sono frequenti nelle infezioni virali, come influenza e Covid.

- Mal di gola, tosse e raffreddore possono suggerire un’infezione delle vie respiratorie, ma anche avere cause non infettive.

- I linfonodi ingrossati possono rappresentare una risposta immunitaria a un’infezione.

- Disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea possono essere manifestazioni di infezioni intestinali.

- Segni localizzati come: arrossamento, gonfiore, dolore e calore in una determinata zona sono anche indicazioni di un’infezione locale.

Come distinguere un’infezione virale da una batterica

Nel momento in cui compaiono i sintomi bisogna gestirli. E da questo punto di vista è importante saper distinguere un’infezione virale da una di origine batterica. Come fare? “Diciamo che non è sempre possibile farlo sulla base dei soli sintomi – spiega Pregliasco -. Anche febbre elevata, secrezioni colorate o placche alla gola non dimostrano necessariamente un’origine batterica. Semmai, quando lo ritiene necessario, il medico può ricorrere a esami mirati, come emocromo, PCR, tamponi o esami microbiologici. Ma nessun singolo parametro permette sempre di distinguere con certezza le due condizioni”.

L’interrogativo è se e quando dobbiamo preoccuparci. “È importante richiedere una valutazione medica tempestiva in presenza di febbre persistente, peggioramento delle condizioni generali o sintomi particolarmente intensi – precisa il virologo -. Mi riferisco, ad esempio, a difficoltà respiratoria importante, confusione improvvisa, dolore toracico o marcato deterioramento: questi fattori richiedono sì un’assistenza urgente. Un concetto però risulta fondamentale: non è il singolo sintomo a farci riconoscere un’infezione, ma l’insieme dei segnali e la loro evoluzione nel tempo. Inoltre, un’infezione può essere presente anche senza sintomi evidenti: è il caso di quelle asintomatiche”.

“Il nostro corpo dispone di un sistema di allarme naturale: stanchezza improvvisa, febbre, dolori e malessere possono segnalarci che il sistema immunitario sta reagendo a un agente infettivo - conclude Pregliasco -. Imparare a riconoscere questi segnali è importante, ma non bisogna confondere ogni malessere con un’infezione, né ricorrere agli antibiotici come un automatismo. Non sono la cura per tutti i mali”.