BORMIO. Attaccare l’altro per umiliarlo. La violenza sessuale colpisce due volte: il corpo e la dignità della vittima. Spesso si tratta di una questione di potere, di sopraffazione. Un tema affrontato dagli psichiatri riuniti a Bormio, in occasione del Congresso "Disturbi mentali: trauma, vulnerabilità e resilienza”.
Per trattare questo argomento delicato vale la pena ricordare la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (l’Oms) che considera violenza sessuale ogni tentativo di abuso sessuale e ogni atto sessuale facendo ricorso alla coercizione e alla violenza. E questo a prescindere dalla relazione esistente con la vittima, in qualunque contesto.
Umiliare la vittima
Il peso degli abusi sessuali può essere molto difficile da affrontare. E spesso convivere con il ricordo risulta quasi impossibile. Pochi giorni fa, Virginia Giuffre, la grande accusatrice di Jeffrey Epstein e del principe Andrea, si è suicidata a 41 anni nella sua casa in Australia. La donna sostenne di essere stata data come “schiava sessuale” al principe quando era ancora minorenne. Ma Andrea ha sempre negato le accuse.
Il trauma
Che siano molestie sessuali o una violenza sessuale, questo tipo di aggressione può portare nel tempo a un disturbo mentale per chi le subisce. Oggi, per fortuna, c’è sempre più attenzione, anche a livello mediatico, verso questo tipo di reato che in passato non era riconosciuto.
“In Italia – spiega la professoressa Liliana Lorettu, presidente della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense – la configurazione di questo reato è arrivata in ritardo. Molti comportamenti, in passato, erano considerati molestie sessuali e solo recentemente sono stati riconosciuti come reati sessuali. Si tratta di violenze in cui la vittima prova un profondo senso di vergogna. Tutto può anche iniziare con una battuta sessista, svalorizzante: è un comportamento diffuso che spesso precede lo stupro. Un’ingerenza violenta nella sfera intima dell’altro”.
Il branco
Nel nostro Paese circa un terzo delle violenze sessuali è di gruppo. È il branco ad agire, umiliando ancora di più. “Va detto – aggiunge Lorettu – che lo stupro è nel registro della violenza, non del desiderio e neanche della psicopatologia. Oggi l’offerta sessuale è vasta e non ci sarebbe bisogno di stuprare per soddisfare il desiderio. Lo stupro è un’azione per imporre il proprio potere: c’è la volontà di distruggere l’altro, come se fosse un diritto. In quel momento, proprio mentre è in preda al suo violentatore, la vittima ha la percezione di confrontarsi con la morte. Si sente sopraffatta. La violenza sessuale è un atto di negazione dell’altro, di dominazione, di diseguaglianza fra i sessi, ancora marcato”.
Le guerre
Ancora oggi, come accade in varie parti del mondo, lo stupro è anche un’arma nelle guerre. Solo pochi anni fa, negli anni ’90, si parlava di violenza sessuale nei conflitti in Bosnia e Ruanda. Secondo una ricerca statunitense su un campione di rifugiate vietnamite, il 39% delle donne scappate dal Vietnam aveva subito uno stupro. Parliamo dei “boat people”, in fuga dal loro Paese a bordo di imbarcazioni di fortuna. Non ci sono solo le guerre a rendere più esposti alle violenze sessuali.
La vulnerabilità della vittima
“Fra i fattori di rischio – spiega Lorettu – c’è la vulnerabilità: tra delle donne è da ricercare nell’età della vittima, nell’abuso di alcol e di droghe, nell’aver subito in precedenza una violenza o un abuso sessuale, nell’avere molti partner sessuali, nel coinvolgimento nella prostituzione, nella povertà e anche nel livello d’istruzione. Gli autori di reati di questo tipo non tollerano le donne con un alto livello di istruzione”.
La paura di denunciare
I casi di stupro, raccontati nelle cronache dei giornali e dei siti Internet, preoccupano. Spesso dopo episodi di questo tipo si ha difficoltà a denunciare. Subentra la paura. “C’è il timore di non essere credute che si accompagna alla vergogna. Per questo, spesso, la vittima tende a chiudersi nel silenzio. E poi ci sono una serie di segni che emergono dopo lo stupro. C’è l’assenza di autostima per non essere riuscita a tutelarsi e anche per non aver valutato il rischio. A volte c’è una riesposizione a situazioni pericolose. La vittima cerca di capire se una seconda volta è in grado di affrontare una situazione del genere e uscirne indenne”, spiega Lorettu.
Ansia e pensieri negativi
A quel punto i pensieri negativi aumentano e si mescolano all’ansia. “Emergono pensieri intrusivi. Molte persone sono convinte di ‘rimanere in piedi’ e di affrontare bene la situazione, ma a lungo termine non interpretano bene la realtà. Ci possono essere immagini intrusive nella mente e il pensiero dominante è quello di cambiare il finale di quanto accaduto. A volte la vittima affronta anche delle amnesie”, dice l’esperta.
Identikit dell’aggressore
Quali sono, invece, le caratteristiche degli autori degli stupri? C’è un tratto comune che unisce persone così violente? “I fattori di rischio sono: le convinzioni culturali, il far uso di alcol o droghe, l’essere stati spettatori di violenza o averla subita. Ma anche qui c’è un luogo comune. Secondo studi recenti, solo il 23% degli individui che sono stati violentati diventano stupratori. E la maggior parte di bambini abusati, crescendo, non commette reati sessuali”, aggiunge Lorettu.
Assistere ad episodi violenti
La violenza assistita è, comunque, un fattore di rischio sia per gli autori di reati sessuali sia per le vittime. “C’è il fenomeno della ri-vittimizzazione. Il 20% delle persone che sono state maltrattate in casa scelgono un partner violento. La violenza plurigenerazionale gioca un ruolo importante sia per le vittime sia per gli autori”, dice Lorettu.
Intervenire subito per affrontare il trauma
Gli esperti concordano che per uscire da queste situazioni e affrontare il trauma della violenza sessuale è importante un intervento precoce. Un sostegno psicologico può fare la differenza. Anche perché la violenza sessuale è un fattore di rischio per la salute mentale. “Per questo – conclude Lorettu - è importante formare sempre di più gli operatori sanitari a portare avanti azioni per fare emergere eventuali problemi e proteggere le donne. L’autore del reato sessuale va punito, non la vittima”.