Salute

Farmaci, gli anziani ne prendono troppi: fino a 10 al giorno

Farmaci, gli anziani ne prendono troppi: fino a 10 al giorno

Circa il 10% degli anziani ne prende anche 10 al giorno. Anche sbagliando dosi e tempi di assunzioni. E spesso si tratta di prescrizioni inappropriate, più lunghe di quanto sarebbe necessario. Serve attenzione. Perché le interazioni possono essere pericolose

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Benzodiazepine, gastroprotettori, antinfiammatori, anticolesterolemici, antidiabete: nel mondo più della metà degli over 65 assume cinque o più di questi farmaci con regolarità. Parliamo di “polifarmacia”, dall’inglese polipharmacy, meglio traducibile come politerapia farmacologica, un fenomeno in costante aumento nei paesi sviluppati, laddove la speranza di vita e le malattie croniche crescono di pari passo. Ma, se da un lato, i farmaci ci permettono di vivere sempre più a lungo, a preoccupare sono le prescrizioni inappropriate e i “cocktail” di princìpi attivi, che possono causare effetti indesiderati anche gravi.

Ne abbiamo discusso con la professoressa Elisabetta Poluzzi, farmacologa del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna. Poluzzi da anni studia la sicurezza dei farmaci e presiede oggi l’European drug utilization research group, una rete di oltre 1000 esperti che ne studia le interazioni e l’appropriatezza delle prescrizioni. «In anzianità – spiega la farmacologa – è molto facile che un paziente assuma una certa varietà di farmaci in maniera continuativa, per curare condizioni croniche come cardiopatie, diabete o malattie neurologiche».

Quando i rischi superano i benefici

Fin dall’intuizione di Fleming con la penicillina, d’altronde, i farmaci salvano la vita di milioni di persone. Ma è quando se ne assumono tanti e con leggerezza, che i rischi superano i benefici. «Assumere più farmaci nello stesso periodo – prosegue Poluzzi – significa aumentare la probabilità di reazioni avverse a cui il paziente è potenzialmente soggetto, così come le possibili interazioni dannose tra molecole diverse». C’è poi un terzo rischio, non meno importante: chi assume più farmaci, più facilmente sbaglia dose, posologia o confonde le pillole. Basti pensare che circa il 30% delle terapie farmacologiche viene oggi assunta in maniera sbagliata e i costi associati sui sistemi sanitari globali ammontano a 42 miliardi di dollari ogni anno.

Lo studio sulla polipharmacy in Europa

Insomma, il fenomeno non va sottovalutato, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha incluso tra le sfide di salute pubblica più importanti dei prossimi anni. A scattare un’istantanea della polipharmacy è uno studio recente su oltre 1,7 milioni di cittadini europei over 65 pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, tra le autrici anche Poluzzi.

I dati italiani

«La prevalenza della politerapia farmacologica in Europa varia dal 58% in Germania e Francia, al 38% in Belgio, fino al 23% nel Regno Unito». Come si comporta il nostro Paese? «I risultati mostrano che circa un over 65 su due in Italia assume cinque o più farmaci con regolarità, mentre il 10% ne assume più di dieci, percentuale che scende al 2,5% in Uk», nota l’esperta. Ma a cosa sono dovute queste differenze così marcate tra Paesi tutto sommato simili? «Alcuni Sistemi Sanitari sono senz’altro un po’ più “selettivi” – risponde Poluzzi – e quindi, pur garantendo l’accesso a cure costose e salvavita, decidono di non rimborsare altri tipi di farmaci cronici o che si prestano a prescrizioni inappropriate». Non vanno poi dimenticati anche aspetti culturali e tipici di ogni Paese.

I farmaci più abusati

E quali sono i farmaci di cui abusiamo di più? «I principali sono senza dubbio gli inibitori di pompa protonica (i gastroprotettori), che talvolta vengono prescritti anche senza necessità o per periodi ben oltre quelli consigliati». E le benzodiazepine e gli antipsicotici. «Qui invece il problema riguarda i fenomeni ben noti della tolleranza e della dipendenza», sottolinea la studiosa. «Già dopo due settimane capita che il paziente prenda la stessa dose, avverta meno beneficio e ne aumenti la quantità, spesso in autonomia». Come intervenire per ridurre il fenomeno? «Da un lato le modalità di copertura delle spese farmaceutiche del Sistema sanitario possono giocare un ruolo centrale e dall’altro va fatto un grande lavoro per aiutare i medici a prescrivere in maniera un poco più appropriata».

Prescrizioni più appropriate

Come? «Non solo i medici, ma anche gli infermieri e i farmacisti hanno a disposizione applicazioni e software che segnalano eventuali inappropriatezze di farmaci o conflitti tra princìpi attivi. Strumenti molto utili, specie in presenza di anziani con comorbidità». E quali, infine, i consigli per i pazienti? «Aderire il più possibile alle indicazioni del medico evitando l’automedicazione e la pratica sbagliata di fare grandi scorte di medicinali», conclude Poluzzi.