Salute

Gabriele, atleta ai mondiali con un cuore artificiale

 Diciotto anni, vivrà per sempre con quella pompa nel petto. E esordirà a Monaco ai campionati mondiali con la sua carrozzina. Ed è una speranza per molti dopo la sua operazione di avanguardia al Bambin Gesù di Roma
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Gabriele ha quasi 18 anni, i capelli rossi, due sorelle e un cuore artificiale impiantato nel petto. Un cuore permanente, dallo scorso 14 febbraio. Gabriele non attende un donatore, vive e vivrà con quella pompa idraulica di quattro centimetri e novanta grammi nel torace. È tra i pochi al mondo, sono due in Europa. Figlio maggiore, romano e romanista, Gabriele Angelini è affetto dalla distrofia di Duchenne, che già dall'infanzia si mangia i muscoli del corpo. Domenica parte per Monaco di Baviera, deve disputare i campionati mondiali di hockey in carrozzina. È felice, sua madre non ha bisogno che lui lo dica.

Gabriele Angelini vive in carrozzina da quando ha undici anni. Sa di aver un cuore elettrico, sa anche che Saverio, il primo distrofico al mondo ad aver impiantato un cuore permanente, non ce l'ha fatta. Aveva quindici anni Saverio quando lo operarono al Bambin Gesù, il pediatrico di Roma. Marco, invece  -  c'è una bella foto che li ritrae insieme, Saverio, Marco e appunto Gabriele, il professor Antonino Amodeo ride con loro  - , sta bene. Ogni tanto si sentono, Gabriele e Marco.
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Anche Gabriele sta bene, nel quadro di una malattia degenerativa complessa. La batteria che alimenta il suo cuore è sistemata all'altezza della cintura del ragazzo, lo spinotto è dietro l'orecchio sinistro. Il cuore elettrico permanente sostituisce il ventricolo sinistro, che stava degenerando. Il destro funziona da solo, al 18 per cento delle sue possibilità però.

"Abbiamo scoperto la distrofia per caso, quando un medico si accorse dei valori anomali nel sangue della sorella", racconta la madre, Angela Di Lauro, casalinga. "Avevamo intuito presto le sue difficoltà a camminare, cadeva spesso, ma i medici non ci ascoltavano, neppure lo guardavano. Quando sei madre del primo figlio ogni cosa che dici è frutto di apprensione, per loro". Gabriele ha già subito un intervento alla spina dorsale, ma riesce a vivere la sua vita da diciassettenne: "Ha molti amici nel quartiere, stanno insieme dall'asilo". È al quinto anno da grafico pubblicitario, mai rimandato, raramente sopra il sei. Qualche volta va allo stadio. È nato a Trigoria, a un chilometro dai campi di allenamento della Roma: "Ha lo sport nel sangue", dice il padre Massimiliano, perito assicurativo.

L'hockey in carrozzina fu un'intuizione della madre. Notò una locandina in una sede dell'Unione italiana lotta alle distrofie. Quattro anni fa. "Mi è piaciuto subito", racconta adesso Gabriele, "ma volevo fare la mazza, segnare". Le braccia poco muscolose hanno suggerito all'allenatore della Thunder Roma di provarlo in porta. E davanti a una porta bassa e larga è cresciuto, con la Thunder ha vinto tre scudetti dei quattro che la squadra ha nel palmarès. Usa le mani per azionare la carrozzina elettrica e para con un'asta che difende la parte bassa della carrozzina. Quando Gabriele ha incontrato l'Albano e il suo allenatore, allenatore anche della nazionale, è diventato il portiere dell'Italia.

Domenica ci sarà il viaggio  -  di tutta la famiglia  -  a Monaco di Baviera. L'Italia esordisce il 7 agosto, contro il Belgio. Otto nazionali in tutto. "Peccato che l'hockey in carrozzina non è ancora sport da Paralimpiadi", dice Gabriele. Si fa chiamare Gabbo, ha un cuore elettrico innestato, è il portiere della Nazionale di hockey in carrozzina. Il giorno sette, al Parco olimpico di Monaco, vicino a lui ci sarà anche il cardiochirurgo.