A differenza di Diogene, che non trovò mai l’uomo, noi troviamo e perdiamo “il giovane”, che diventa sempre più giovane e fa dimenticare i precedenti giovani che avevamo eletto a rappresentare “i giovani”. Ha dunque 11 anni il più giovane degli incappucciati che rompono le vetrine e hanno preso il posto dei giovani del Giubileo che erano tanti e non somigliavano a quegli altri nostri giovani, tantissimi, che in forma vistosa e inequivocabile esprimono, con i corpi manomessi dai tatuaggi, prima ancora del cattivo gusto, il cattivo umore dell’epoca. Eppure, eravamo sicuri di aver trovato “il giovane” nelle piazze dei Fridays for future dominate dalla giovanissima Greta. E poi abbiamo dato i numeri con le Sardine: diecimila, centomila, un milione di giovani. E a qualcuno era sembrato di trovare i giovani che incarnavano lo spirito del tempo nei 283 milioni di follower di Taylor Swift che, secondo l’incauta sapienza dei politologi delle più importanti università americane, avrebbero spostato il Pil ad ogni esibizione, e dunque anche a San Siro. Non era vero e forse è, ancora oggi, più significativo il flusso di ragazzi e ragazzini che inseguono la voce roca, la bruttezza e la “pataccheria” del vecchio Vasco, il nostro piccolo Bukowski, il quale dice, anche lui come il vecchio Mario Draghi, il nostro piccolo Socrate, che bisogna ascoltarli, ’sti giovani, che forse però non sono gli stessi dei dissing “rapper contro trapper”, gli imitatori di Fedez che se li disputa con Marracash a singolar canzone.
Sarebbe ora di confessare che i giovani non esistono, sono un’invenzione del marketing, e a parte il dato anagrafico non hanno nient’altro in comune quelli che si incappucciano come i picciotti negli agguati mafiosi e quelli del pandemonio collettivo di piazza San Pietro, e quegli altri che nell’estate scorsa si rincretinivano a guardare Temptation Island che, secondo i giornali, aveva riportato in tv il pubblico dai 14 ai 25 anni. A Napoli ci sono ragazzi che sui motorini in mucchio selvaggio insolentiscono e aggrediscono, ma non sono “i giovani di Napoli”, non li sintetizzano.
Lo scorso anno la miniserie televisiva Adolescence, molto ben fatta come spesso i film inglesi, per spiegare perché il tredicenne Jamie aveva ucciso con sette coltellate la sua coetanea Katie raccontò che le scuole inglesi erano frequentate da teppisti che i genitori non conoscevano e le istituzioni non governavano. Non era vero. E Alberto Stasi, che aveva 24 anni quando a Garlasco (non) spaccò la testa a Chiara Poggi, simboleggia i giovani italiani? I giovani picchiano i professori e i giovani fanno il saluto romano nei raduni fascisti. E nessuno - vuoi mettere - è giovane come fummo noi, viandanti trasgressivi e maltrattati con Dennis Hopper e Peter Fonda sulle moto di Easy Rider: noi sì che eravamo “i giovani”, non come ’sti giovani qua. Quanti anni aveva Narciso quando morì d’amore per la propria immagine riflessa nell’acqua?