INVECE CONCITA

Pasolini e la tela del ragno

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini 

Da un nuovo

testimone

la speranza

della verità

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Fra breve pareggeremo gli anni della presenza con l’assenza. 53 ne aveva quando è stato ammazzato. Cinquantuno oggi nel Paese che non è scivolato nel suo bel mare, non ha liberato il mondo, ma resta appeso come un piccolo ragno al filo di saliva, tra l’inconsistenza e l’impossibilità di dirsi orfano di un padre che padre non è mai stato. Anzi, per sempre figlio. La notizia è che c’è una nuova inchiesta sull’omicidio Pasolini, massacrato all’Idroscalo di Ostia. Di indagini sul caso ne esiste un lungo disperante elenco: aperte, chiuse, respinte o archiviate. L’ultima, all’apparenza tombale, era stata quella del 2015. Adesso qualche speranza, un testimone inedito, mai ascoltato, pronto a parlare. Finalmente. Speriamo allora. E speriamo che qualcuno si prenda anche la briga di leggere Walter Siti che di PPP ha studiato ogni virgola, fino a provare nausea, fino a dire basta, decifratelo voi Pasolini, provate voi a essere eretici tanto da rimetterci la pelle. Provate il dolore dei corsari nella tempesta. Leggere Siti. Ascoltare Ascanio Celestini che in un Museo dedicato ha infilato la memoria del 900: una poesia scritta a 7 anni, il cimitero di Casarsa, una borsa simil pelle che fa bum in una Banca a Milano nel 1969, i ricordi di quell’appartamento modesto a Ponte Mammolo, via Giovanni Tagliere 3, l’Aniene, il trenino, un circo, un elefante, un biscotto. Ascanio che spezza i fili del ragno ma unisce le coincidenze, che — guarda — le coincidenze sono importanti per capire, sono gli angoli della tela del ragno. Data di nascita di Pier Paolo Pasolini: 1922, anno 1 dell’era fascista e della Marcia su Roma, fino a quella notte lì, quella notte tra il primo e il 2 novembre 1975. Cinque anni prima, 1970, il fallito golpe di Junio Valerio Borghese. Medesimo anno, 1975, la mattanza del Circeo a opera di tre “bravi ragazzi” che non hanno mai pagato. E poi quella notte, quella notte lì. Speriamo. Speriamo si polverizzi l’arazzo vischioso e che la verità si trasformi finalmente in giustizia.

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