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Riccardo Ricciardi: “Serve un nuovo reddito, basta parlare sempre di armi”

(lapresse)

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Il capogruppo M5s alla Camera: “Se il programma rispecchia le nostre priorità, gli elettori ci seguiranno anche se alle primarie dovesse vincere Schlein. Su Kiev parte del Pd è con noi”
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In testa il no al riarmo, poi tutto il resto. Per Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera, il programma del campo progressista non può che partire da lì: «Deve essere ispirato a una cultura di pace: la priorità è che non si parli più di armi un giorno sì e l’altro pure. È la base su cui costruire tutto il resto, dal reddito al salario minimo».

Nei punti di Nova lo chiamate “Reddito 2.0”. Nuova versione?

«È stata una riforma epocale e drastica. Ha avuto bisogno di un tagliando, ma il principio è sempre quello: nessuno può rimanere in povertà».

Può cambiare pelle per agevolare la mediazione con gli alleati?

«I titoli non interessano né a noi né a chi ne deve usufruire. Lo si può chiamare come si vuole. Troverei mortificante concentrare il dibattito sul nome, la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese. Ed è per questo che bisogna agire anche su altri fronti».

Le priorità?

«Serve garantire salari degni e una legge sul conflitto di interessi che imponga ai politici di lavor…

In testa il no al riarmo, poi tutto il resto. Per Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera, il programma del campo progressista non può che partire da lì: «Deve essere ispirato a una cultura di pace: la priorità è che non si parli più di armi un giorno sì e l’altro pure. È la base su cui costruire tutto il resto, dal reddito al salario minimo».

Nei punti di Nova lo chiamate “Reddito 2.0”. Nuova versione?

«È stata una riforma epocale e drastica. Ha avuto bisogno di un tagliando, ma il principio è sempre quello: nessuno può rimanere in povertà».

Può cambiare pelle per agevolare la mediazione con gli alleati?

«I titoli non interessano né a noi né a chi ne deve usufruire. Lo si può chiamare come si vuole. Troverei mortificante concentrare il dibattito sul nome, la gente non ce la fa ad arrivare a fine mese. Ed è per questo che bisogna agire anche su altri fronti».

Le priorità?

«Serve garantire salari degni e una legge sul conflitto di interessi che imponga ai politici di lavorare per il Paese e non per se stessi».

Avs insiste con la patrimoniale. Il M5S rimane contrario?

«Non si può intervenire sul fisco con una sola misura. Se si lavora sulla progressività della tassazione, lo Stato può comunque incassare di più da chi ha di più. Senza stare a infilarci nella patrimoniale».

Volete rivedere gli impegni presi in sede Nato dall’Italia: il 5% del Pil in difesa entro il 2035. Come?

«Non un euro in più in materiale bellico. Abbiamo impegnato 14 miliardi di euro in armi, e solo in parte in energia. Debiti per le future generazioni. Ma se vogliamo cambiare la rotta sul riarmo, bisogna invertire la marcia sull’Ucraina. Le armi a Kiev giustificano il riarmo europeo».

Vanno condannati alla resa?

«Vanno aiutati a raggiungere la pace con una via negoziale seria. Sto frequentando molte piazze. Nessuno dei cittadini che incontro mi chiede di continuare a inviare armi a oltranza. Tutti, anzi, mi dicono: pensiamo al nostro futuro, alle scuole, alla sanità. Solo la politica e i media si arrovellano su questo tema, come se fosse l’unico elemento per la sopravvivenza della democrazia in Europa».

Molti sono convinti che lo sia. E chi governa non può solo inseguire la pancia del Paese, no?

«Nessuno insegue. La voglia di pace è un sentimento che provo anch’io e che unisce chi oggi manifesta».

Qual è quindi il compromesso tra il no alle armi a Kiev e il sì del Pd?

«Nel Pd ci sono varie sensibilità. Dentro il M5s o Avs non c’è nessuno che la pensi diversamente».

Intende che una parte dei dem sarebbe pronta a spostarsi sulle vostre posizioni?

«Non ho detto questo, ma solo che non è un segreto che ci siano anche altre posizioni. Il discorso di Virginia Libero, qualche mese fa, era assolutamente condivisibile e non viene dal M5s».

Era un’invettiva contro la guerra, non contro l’assistenza militare a Kiev. Davvero crede che il Pd potrebbe rinunciarvi?

«Non è una rivelazione. Comunque il partito ha una linea ufficiale e noi la rispettiamo».

Se Elly Schlein dovesse vincere le primarie, il vostro elettorato voterebbe la coalizione?

«I nostri elettori sono abituati a votare su tutto e poi seguire le indicazioni che vengono da scelte democratiche. Non ci sarà alcun problema se il programma rispecchia le nostre priorità».

E con la segretaria Pd come candidata si vincono le elezioni?

«Sono convinto di sì. Ripeto, il vero prerequisito è avere proposte forti».

Siete favorevoli al doppio turno?

«Se ne occuperà chi scrive le regole. Per noi un solo turno aiuterebbe anche a dare a chi vince il tempo per connettersi con gli elettori che avranno scelto un altro candidato».

Che garanzie chiedete al Pd su Matteo Renzi? Meno seggi? Nessun posto di governo?

«Ci sono molti modi, tra i quali questi che ha citato. Ma penso che la garanzia migliore sia quella di

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