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Mai dire patrimoniale, ma il campo largo studia la tassa sui super ricchi

NICOLA FRATOIANNI AVS, ELLY SCHLEIN PD, GIUSEPPE CONTE M5S E ANGELO BONELLI AVS 

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Avs, Pd e M5s esplorano ricette diverse per il gettito dalle grandi fortune. E spunta anche il rilancio della cannabis legale per fare cassa
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Sotto mentite spoglie, una qualche forma di tassazione sui super-ricchi alla fine, probabilmente, ci sarà. Attuazione pratica del principio di redistribuzione caro ai progressisti. Ma guai a chiamarla “patrimoniale”: parola che fa venire l’orticaria a Giuseppe Conte, non solo ai centristi e ai riformisti del Pd. «Dobbiamo uscire dal quadro ideologico», ha chiuso nei mesi scorsi il capo 5S: «È stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato». In singolare sintonia con Matteo Renzi, il quale ha più volte avvertito sui rischi di una misura, definita «un errore tattico e strategico», che potrebbe disincentivare gli investimenti e far fuggire i capitali.

Avs però non demorde. L’ha ribadito Nicola Fratoianni su Repubblica: «È curioso sostenere che parlarne faccia perdere le elezioni quando tutti i sondaggi registrano un ampio consenso sulla tassazione delle grandissime ricchezze», il ragionamento del co-leader rossoverde. «La nostra proposta, quella di Oxfam, riguarda i patrimoni person…

Sotto mentite spoglie, una qualche forma di tassazione sui super-ricchi alla fine, probabilmente, ci sarà. Attuazione pratica del principio di redistribuzione caro ai progressisti. Ma guai a chiamarla “patrimoniale”: parola che fa venire l’orticaria a Giuseppe Conte, non solo ai centristi e ai riformisti del Pd. «Dobbiamo uscire dal quadro ideologico», ha chiuso nei mesi scorsi il capo 5S: «È stata fatta in tanti Paesi e non ha mai funzionato». In singolare sintonia con Matteo Renzi, il quale ha più volte avvertito sui rischi di una misura, definita «un errore tattico e strategico», che potrebbe disincentivare gli investimenti e far fuggire i capitali.

Avs però non demorde. L’ha ribadito Nicola Fratoianni su Repubblica: «È curioso sostenere che parlarne faccia perdere le elezioni quando tutti i sondaggi registrano un ampio consenso sulla tassazione delle grandissime ricchezze», il ragionamento del co-leader rossoverde. «La nostra proposta, quella di Oxfam, riguarda i patrimoni personali netti superiori a 5,4 milioni di euro: appena 50 mila italiani, lo 0,1% della popolazione». Frutterebbe 13 miliardi l’anno di gettito extra da destinare a sanità, scuola, supporto ai salari. E non è neppure l’unico modo per fare cassa: «Se il governo cerca soldi, potrebbe mettere una bella patrimoniale sulle mafie e legalizzare le droghe leggere, come avviene in altri Paesi», aggiunge Fratoianni. D’intesa con Riccardo Magi di +Europa, pronto a chiedere agli alleati di inserire la legalizzazione della cannabis negli emendamenti congiunti alla manovra e poi nel programma: «Genererebbe entrate per lo Stato tra i 4 e i 7 miliardi».

Finora Elly Schlein sul tema è rimasta prudente. Anche per evitare che si trasformi in un’arma elettorale in mano alla destra, la segretaria dem ha spiegato di preferire un ragionamento «a livello europeo». Ma ieri il suo numero 2 è sembrato più possibilista: «È una discussione che dovremo fare», ha aperto Igor Taruffi. «Come dimostrano le manifestazioni di questi giorni, esiste una questione sociale e salariale di straordinaria attualità a cui bisogna dare risposta, e ovviamente le risorse non si inventano, vanno in qualche modo recuperate». Il problema è come.

Oltre al nodo Ucraina, il fisco è difatti uno dei terreni su cui la coalizione progressista rischia di misurare le proprie divisioni. Patrimoniale a parte, le differenze riguardano pure il modello Irpef, la tassazione delle rendite, il rapporto tra lavoro e ricchezza. Con una nota positiva, però. Le varie ricette in campo hanno un denominatore comune: mirano a restituire al sistema tributario quella progressività, sancita dall’articolo 53 della Costituzione, che flat tax, condoni e una selva di deduzioni hanno smantellato. Vediamo.

Il Pd punta a una riforma complessiva dell’Irpef: passaggio a un’aliquota continua, come in Germania, con abbattimento del carico sui redditi medio-bassi attraverso un allargamento della base imponibile, da realizzare mediante revisione dei regimi cedolari sostitutivi e razionalizzazione delle agevolazioni. Più o meno la stessa proposta di Avs. Da accompagnare a uno stop ai condoni e al rafforzamento della lotta all’evasione, accelerando sulla digitalizzazione delle transazioni e sull’uso dell’AI. Obiettivo dichiarato: cancellare le disparità tra contribuenti e sterilizzare in via definitiva il fiscal drag.

Il progetto M5s si può invece sintetizzare in un distico: no alla patrimoniale classica, sì al prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie. Da cui escludere, ha stabilito Nova, piccolo risparmio, previdenza e titoli di Stato. In più, il partito di Conte intende tassare gli extraprofitti di banche, assicurazioni, colossi energetici, industria bellica, piattaforme digitali. E ripristinare la progressività ampliando gli scaglioni Irpef e la no tax area. In linea con Italia viva che boccia la patrimoniale, ma con un’impostazione più orientata a crescita, investimenti e semplificazione. Lontani sì, ma più vicini del previsto. Il tavolo sul programma in fondo serve proprio a questo.

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