A palazzo Vecchio, a Firenze, alla cerimonia di apertura del Festival delle Regioni, Sergio Mattarella ha fatto una difesa strenua del Servizio sanitario nazionale: “Un campo di assoluta priorità”. Rilanciando le parole del presidente della Conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga, che l’ha definito «uno dei grandi patrimoni della Repubblica», «uno dei sistemi universalistici di maggiore valore», il Capo dello Stato ha spiegato che «questa opinione è condivisa dalla grande maggioranza dei nostri concittadini, consapevoli della necessità di preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione». Sono parole nette che arrivano alla vigilia del varo della manovra. E la sanità uno dei grandi nodi da sciogliere. Molti amministratori sostengono che i fondi sono insufficienti. Sei governatori di centrosinistra hanno lanciato un appello. Servono 18 miliardi per il prossimo triennio. Il leghista Fedriga ha usato parole di me…
A palazzo Vecchio, a Firenze, alla cerimonia di apertura del Festival delle Regioni, Sergio Mattarella ha fatto una difesa strenua del Servizio sanitario nazionale: “Un campo di assoluta priorità”. Rilanciando le parole del presidente della Conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga, che l’ha definito «uno dei grandi patrimoni della Repubblica», «uno dei sistemi universalistici di maggiore valore», il Capo dello Stato ha spiegato che «questa opinione è condivisa dalla grande maggioranza dei nostri concittadini, consapevoli della necessità di preservare e sviluppare uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione». Sono parole nette che arrivano alla vigilia del varo della manovra. E la sanità uno dei grandi nodi da sciogliere. Molti amministratori sostengono che i fondi sono insufficienti. Sei governatori di centrosinistra hanno lanciato un appello. Servono 18 miliardi per il prossimo triennio. Il leghista Fedriga ha usato parole di mediazione: «Dobbiamo tornare a una pax sul diritto alla salute perché non può essere terreno di scontro quotidiano. Non possiamo governare la sanità con la paura elettorale».
Questo il contesto. Infatti Mattarella, nel suo discorso, ha indicato un solco, senza entrare nel merito delle scelte del governo. Ha sostenuto la necessità di «fare sistema», spronando alla collaborazione istituzionale. Ha messo in fila le risorse giunte grazie al Pnrr, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: «L’Italia, con una dotazione di oltre 194 miliardi di euro – di cui ha già ricevuto finora 166 miliardi - è stata la principale beneficiaria europea. Le risorse sono state destinate, per il 37 per cento, a finalità sociali e 15,6 miliardi specificatamente alla salute». Soldi giunti dall’Europa, «all’avanguardia, come avviene in diversi ambiti e come sarebbe saggio riconoscere», aveva precisato parlando delle misure messe in campo per regolamentare l’intelligenza artificiale. «Grazie a questi soldi è stato possibile finanziare l’attivazione di 1270 case di comunità e di 327 ospedali di comunità, la creazione di oltre 6000 nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva, l’acquisto di 3.200 grandi apparecchiature sanitarie, l’assistenza di 566 mila persone tramite la telemedicina e l’alimentazione del fascicolo sanitario elettronico attraverso documenti clinici digitali». Il Pnrr ha funzionato. È un modello che va coltivato, anche «con riferimento ad altri fondi europei». Insomma, un’idea replicabile anche in futuro.
Dopodiché «alle Regioni spetterà un ruolo centrale nel garantire che le innovazioni introdotte si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati. Si tratta di una responsabilità che le interpella in maniera ineludibile e a cui tutte - particolarmente quelle in ritardo rispetto a standard adeguati - hanno il dovere di corrispondere». Davanti ai governatori, applauditissimo, Mattarella ha messo in guardia dalle fake news: «Già oggi è evidente come la manipolazione dell’informazione, anche attraverso la diffusione di notizie false avvalendosi delle potenzialità offerte dalla rete, sia in grado di condizionare le opinioni pubbliche, di indirizzarne gli orientamenti e le scelte non solo a livello commerciale, condizione, quest’ultima, ampiamente presente nella esperienza quotidiana». Un allarme su cui insiste ripetutamente, non a caso, visto che siamo alla vigilia di elezioni delicatissime. Il ragionamento sui rischi che si annidano nei social è figlio di una riflessione sull’intelligenza artificiale. «Occorre agire rapidamente e con efficacia affinché non prevalgano usi impropri e incontrollati di questa straordinaria tecnologia». Perciò «è essenziale predisporre e applicare una regolamentazione appropriata».