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Lega, Salvini confermato segretario: “Stop soldi a Kiev, governo avanti fino all’ultimo”

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Il ministro ha ottenuto 465 voti contro i 146 di Garavaglia
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Alla fine tutto come previsto, e anche se Matteo Salvini ha definito i giornali affidabili come gli oroscopi, l’esito è esattamente quello che era stato scritto sui quotidiani, percentuali comprese o quasi: è stato riconfermato segretario della Lega con 465 voti, il 76 per cento. Il suo sfidante, Massimo Garavaglia, si ferma a 146, tutti concentrati al nord, circa il 24 per cento dei 619 presenti (meno dei 706 previsti; anche gli assenti erano soprattutto dal centronord, segnale che potenzialmente allarga il bacino di dissenso). Il congresso alla Fiera di Milano sancisce equilibri noti, alle condizioni attuali, tra strapotere interno e di condizionamento del vicepremier e poco coraggio dei potenziali avversari, anche se il dato politico più interessante è probabilmente l’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: di fatto, una dichiarazione pubblica che lo posiziona nella minoranza del partito. Assieme a Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, con il primo che ora sembra…

Alla fine tutto come previsto, e anche se Matteo Salvini ha definito i giornali affidabili come gli oroscopi, l’esito è esattamente quello che era stato scritto sui quotidiani, percentuali comprese o quasi: è stato riconfermato segretario della Lega con 465 voti, il 76 per cento. Il suo sfidante, Massimo Garavaglia, si ferma a 146, tutti concentrati al nord, circa il 24 per cento dei 619 presenti (meno dei 706 previsti; anche gli assenti erano soprattutto dal centronord, segnale che potenzialmente allarga il bacino di dissenso). Il congresso alla Fiera di Milano sancisce equilibri noti, alle condizioni attuali, tra strapotere interno e di condizionamento del vicepremier e poco coraggio dei potenziali avversari, anche se il dato politico più interessante è probabilmente l’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: di fatto, una dichiarazione pubblica che lo posiziona nella minoranza del partito. Assieme a Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, con il primo che ora sembra a un passo dalla cacciata da capogruppo al Senato.

L’altro punto, è il nuovo simbolo senza il suo nome: la scritta Lega grande sopra, l’Alberto di Giussano al centro e la dicitura gialla sotto “Italia federale”. Il richiamo è a un simbolo, o meglio a una denominazione, utilizzata nel 1993 dal Carroccio guidato da Umberto Bossi. Tra parentesi, questione da approfondire, simbolo e nome in teoria sono nella pancia della vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, il vecchio guscio commissariato dal 2017 e dunque al di fuori dei normali processi più o meno democratici richiesti ai partiti che accedono al 2 per 1000.

Terzo focus, rispetto ai rapporti tra alleati di centrodestra. Prima delle votazioni il leader ha annunciato che, in caso di riconferma, avrebbe chiesto al governo di interrompere il sostegno a Kiev: «Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Non solo, Salvini — lui sì versione oroscopo — avverte gli «amici di Forza Italia», «saremo il secondo partito della coalizione che rivincerà le elezioni». Con un generico avvertimento: «Nelle regioni non accetterò più che la Lega venga trattata come alleato di serie B». Sia Salvini che il ministro Roberto Calderoli hanno detto la loro sulla data del voto: «Non avrebbe senso andare ad elezioni anticipate», il loro messaggio a Giorgia Meloni che invece pensa alla prossima primavera.

Sul fronte mea culpa, l’unica concessione di Salvini è stata l’ammissione dell’errore di aver partecipato al governo Draghi con il Pd. «Mai più, mai più», ha scandito, come aveva detto sia Silvia Sardone — sempre più la numero 2 del partito — che riflettuto Armando Siri nei giorni scorsi. Garavaglia gli aveva ricordato l’ingaggio di Roberto Vannacci, per così dire: «Ma quando prendi qualcuno sul mercato rischi che poi se ne vada, invece serve investire sul vivaio», la sua metafora calcistica. Quanto a Luca Zaia, considerato per mesi possibile unico avversario in grado di sconfiggere Salvini, una volta finito tutto spargeva concordia: «A me piace il nuovo simbolo...». E sostegno alle parole del segretario federale sull’Ucraina: «Questa guerra si sta radicalizzando, rischia di diventare il nostro Afghanistan». I nordisti sospettano un accordo sottobanco tra lui e Salvini, magari una futura presidenza di Camera e Senato in cambio della pax. Cattiverie della politica, chissà.

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