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L’Anm critica il governo: “Miope rispondere con più carceri e reati alle proteste di piazza”

Giuseppe Tango, presidente Anm 

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Il presidente Tango interviene anche sulle elezioni in Csm: “Il caso Ferri di nuovo candidato? Confido in un voto consapevole”
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"I minori, anche quelli che praticano violenza da fermare e condannare, non sono numeri. Né ‘problemi’ di ordine pubblico da risolvere". È netto Giuseppe Tango, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, nell'analisi delle parole del ministro Nordio che tanta polemica hanno suscitato sull'ampliamento delle carceri e sui “massicci arresti” dei ragazzi. Da sistemare eventualmente, stando alle parole del Guardasigilli, “anche nei penitenziari per adulti”.

"È una strategia abbastanza 'miope' – ribatte il giudice palermitano che guida il sindacato delle toghe, peraltro esponente di Mi, ma dell’ala più critica con il centrodestra – Perché rispondere ai fatti di cronaca aumentando le pene, pensando a nuovi reati, o immaginando più celle di detenzione é un'illusione. Questa non é una partita che possono condurre da sole la magistratura e le forze dell'ordine. Non è sul terreno della sola repressione che si vince. Ma con un lavoro sinergico di prevenzione e collaborazione tra vari orga…

"I minori, anche quelli che praticano violenza da fermare e condannare, non sono numeri. Né ‘problemi’ di ordine pubblico da risolvere". È netto Giuseppe Tango, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, nell'analisi delle parole del ministro Nordio che tanta polemica hanno suscitato sull'ampliamento delle carceri e sui “massicci arresti” dei ragazzi. Da sistemare eventualmente, stando alle parole del Guardasigilli, “anche nei penitenziari per adulti”.

"È una strategia abbastanza 'miope' – ribatte il giudice palermitano che guida il sindacato delle toghe, peraltro esponente di Mi, ma dell’ala più critica con il centrodestra – Perché rispondere ai fatti di cronaca aumentando le pene, pensando a nuovi reati, o immaginando più celle di detenzione é un'illusione. Questa non é una partita che possono condurre da sole la magistratura e le forze dell'ordine. Non è sul terreno della sola repressione che si vince. Ma con un lavoro sinergico di prevenzione e collaborazione tra vari organi e istituzioni”. La bocciatura dell’Anm, che arriva sabato mattina dal quinto piano della Cassazione in apertura del Comitato direttivo centrale (dove siedono le diverse sensibilità della magistratura italiana), si unisce alle altre arrivate in questi giorni da giuristi, terzo settore e associazioni: dure le prese di distanza, tra gli altri, del presidente dei magistrati minorili (Aimmf) Claudio Cottatellucci, di Libera, di Antigone e Nessuno tocchi Caino. Oltre all’implicito dissenso manifestato anche dal vicepresidente del Consiglio superiore, Fabio Pinelli. E al di là, naturalmente, della levata di scudi delle opposizioni.

Per Tango, "troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene. Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena".

Una posizione che parte comunque dalla "condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni”, ribadita insieme alla “solidarietà per gli agenti rimasti feriti. Ma è necessario interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci. Non può dare i risultati sperati far prevalere una logica emergenziale e meramente punitiva che pretende di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni".

E nel comitato che precede di poche ore le elezioni dei 20 togati del nuovo Consiglio superiore della magistratura (urne aperte domani e dopodomani) è inevitabile toccare anche lo spinoso tema della candidatura di Cosimo Ferri, il parlamentare-giudice, già membro del Csm quasi venti anni fa ed ex sottosegretario nei governi di centrosinistra; già leader di Magistratura Indipendente, che ora vuole tornare a sedere in plenum nonostante sia stato il protagonista - salvato grazie al voto del Parlamento - del cosiddetto sistema Palamara, lo scandalo legato agli accordi su nomine e carriere. Se fosse eletto quale messaggio passerebbe: i magistrati non vogliono il rinnovamento, ma tornano a vecchi metodi? Tango, esponente della stessa corrente a cui era storicamente legato Ferri, oggi attraversata da non poche tensioni, usa parole chirurgiche: "Ciò che mi sento di dire é che mi auguro e confido in un voto maturo e consapevole. Bisogna guardare ai profili e alle storie di ciascuno. Visto anche che con i quasi 15 milioni di no dei cittadini al referendum, noi ci siamo impegnati sulla credibilità della magistratura". Una distanza chiara dall'ex capo della sua corrente. Poi aggiunge: "Lasciamo che si svolgano serenamente le elezioni, innanzitutto. Non diamo nulla per scontato".

Si affronta, di nuovo, anche il nodo degli arretrati da corrispondere ai magistrati, esploso dopo l'affondo della premier ( "Io non firmo un decreto per dare ora un miliardo di euro ai magistrati"). Il presidente Tango e il numero due, il segretario Rocco Maruotti, tengono il punto: "Si continua a usare questa vicenda in maniera strumentale".

Rileva Tango: "C’è chi dice che noi avremmo sbagliato i calcoli. Che avremmo riconosciuto l'errore. Un altro falso. Noi abbiamo fatto i calcoli sulle somme che, per le sentenze passate in giudicato, lo Stato doveva riconoscere. Non facciamo né stime né calcoli sulle questioni ancora sub judice. E ci sentiamo ancora una volta di smentire che i magistrati riceveranno nelle loro buste paga in media 100mila euro. Anche passando dal 6 al 12% di coefficiente, con i calcoli siamo ben lontani da quella cifra. Ci ha sorpreso che il governo nonostante la sentenza immediatamente esecutiva non abbia adempiuto al suo debito e ci ha costretto, nostro malgrado, ad andare in ottemperanza".

Anche Maruotti mette in chiaro: "Siamo di fronte a un'operazione di comunicazione politica che ha distorto la realtà", in concomitanza della "grave crisi economica e delle proteste di piazza". Il punto di fondo resta, per l’Anm, “l'osservanza della legge e il rispetto delle sentenze pronunciate dai tribunali. Ma ciò che va anche sottolineato è che i magistrati italiani hanno ricevuto negli ultimi anni retribuzioni inferiori a quelle previste dalla legge e hanno presentato ricorsi per ottenere quanto spettante". Principio su cui, ovviamente, non si rischiano fratture interne: tutti d’accordo. Poi, l'Anm reitera l'invito a Meloni. "Se la premier é ancora disponibile a discutere di questi temi, cioè del rispetto delle sentenze, dell'osservanza della legge, l'Anm è pronta a essere ricevuta a Palazzo Chigi – puntualizza Maruotti – Anzi meglio: si augura di averla tra i suoi ospiti al congresso nazionale dell’Anm, a Napoli tra un mese".

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