✕

Proteste tir, il governo fissa il limite: tutti via entro stasera. Pronta la precettazione

Ascolta l'audio

La preoccupazione di Palazzo Chigi: la premier punta a ripristinare la normalità per lunedì. “Lo Stato deve fare lo Stato”
2 minuti di lettura

Trentasei ore. Il conto alla rovescia è partito ieri, al termine del consiglio dei ministri. Secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo, è questo il limite fissato da Palazzo Chigi, dopo lunga e tribolata riflessione: se le proteste dei tir a Napoli e nelle altre province campane proseguiranno in modo massiccio fino alla serata di oggi, l’esecutivo autorizzerà la precettazione di cui si occuperà il prefetto di Napoli. Ormai dipende solo dalla resistenza dei blocchi.

Il problema è soprattutto uno: la Campania. La regione rappresenta, di fatto, l’imbuto di questa crisi. Il suo capoluogo soffre le conseguenze del blocco e Giorgia Meloni non può permettere oltre che la terza città d’Italia attraversi una difficoltà del genere senza reagire. Dal capoluogo passano molte derrate alimentari che dal Nord riforniscono il Sud del Paese, ma soprattutto transita parte rilevante della produzione agricola e casearia dell’intero mezzogiorno, destinata ai supermercati del settentrione. Già mercol…

Trentasei ore. Il conto alla rovescia è partito ieri, al termine del consiglio dei ministri. Secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo, è questo il limite fissato da Palazzo Chigi, dopo lunga e tribolata riflessione: se le proteste dei tir a Napoli e nelle altre province campane proseguiranno in modo massiccio fino alla serata di oggi, l’esecutivo autorizzerà la precettazione di cui si occuperà il prefetto di Napoli. Ormai dipende solo dalla resistenza dei blocchi.

Il problema è soprattutto uno: la Campania. La regione rappresenta, di fatto, l’imbuto di questa crisi. Il suo capoluogo soffre le conseguenze del blocco e Giorgia Meloni non può permettere oltre che la terza città d’Italia attraversi una difficoltà del genere senza reagire. Dal capoluogo passano molte derrate alimentari che dal Nord riforniscono il Sud del Paese, ma soprattutto transita parte rilevante della produzione agricola e casearia dell’intero mezzogiorno, destinata ai supermercati del settentrione. Già mercoledì sera, durante la riunione a Palazzo Chigi convocata dalla presidente del Consiglio, la criticità di Napoli monopolizzano le riflessioni dell’esecutivo. I ministri che seguono il dossier spiegano alla premier che le proteste in Sicilia e Calabria vanno scemando, ma aggiungono che gli effetti del blocco in Campania inchiodano comunque il Sud alla crisi.

Un fattore, in particolare, allarma la presidente del Consiglio e i suoi ministri: la penuria di gasolio. Ai rallentamenti dei tir si aggiungono infatti i blocchi dei depositi di carburante. Azioni che impediscono l’approvvigionamento dei distributori e che, di conseguenza, paralizzano i trasporti su gomma e per mare. Per far transitare gli automezzi, l’esecutivo autorizza la scorta della polizia. Senza diesel, però, anche questa precauzione diventa inutile, perché i mezzi neanche partono o transitano attraverso una regione priva di carburante.

E dunque, «lo Stato deve fare lo Stato»: così sostiene Meloni, così spiega anche il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi. Viene vagliata anche la possibilità di affidare all’esercito alcuni compiti di gestione dell’emergenza, ma l’opzione viene immediatamente scartata: l’effetto dei militari al lavoro contro la crisi genererebbe allarme e sarebbe addirittura controproducente. Il governo sonda anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, chiedendogli di muoversi in modo coordinato per favorire la precettazione: il primo cittadino, secondo fonti dell’esecutivo, richiama però Palazzo Chigi alle sue responsabilità e prerogative nelle scelte da assumere. E siamo a ieri: Meloni posta un video in cui rivendica le misure del decreto, senza aggiungere pubblicamente quanto sostiene con alcuni suoi ministri a margine della riunione del cdm: quella appena varata – spiega – è una misura tampone, per eventuali altri aiuti aspetto di capire come andrà in Europa la discussione sulla flessibilità. Nel frattempo, fissa appunto il limite: venerdì sera. Poi, senza novità di rilievo, sarà precettazione.

Perché proprio venerdì sera? La valutazione finita sul tavolo di Palazzo Chigi è sostanzialmente questa: per ripristinare un normale flusso di merci e riportare la situazione della distribuzione nella norma occorrono tra le 24 e le 48 ore. Meloni vuole che entro lunedì mattina il Sud sia ufficialmente fuori dalla crisi, dunque indica come confine della tolleranza venerdì sera.

Fino al tardo pomeriggio di ieri, le notizie provenienti da Napoli non lasciano presagire svolte decisive. Certo, alcuni importanti presidi, a partire da quello di Caserta Sud, Maddaloni e Marcianise, erano stati sciolti. Altri, compresi quelli nel capoluogo di regione, no. Le informazioni che confluiscono a Roma continuano a segnalare azioni violente, intimidazioni, pressioni indebite verso chi prova a sottrarsi alla protesta. Il sospetto è che ambienti criminali abbiano provato a infiltrarsi tra chi manifesta per il caro-gasolio. Entro stasera, dunque, l’esecutivo studierà la mappa dei blocchi, ormai a macchia di leopardo. E deciderà se precettare.

Leggi i commenti