✕

Mattarella: “Non si guardi ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione”

Sergio Mattarella (agf)

Ascolta l'audio

Il messaggio del capo dello Stato all’indomani dell’approvazione in cdm del decreto cortei che estende i reati ai minori
2 minuti di lettura

Dice: «La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società». Per la seconda volta in tre giorni Sergio Mattarella torna sulla questione giovanile, innescata dai saccheggi di Milano e Torino. Un discorso di sistema, in cui la preoccupazione («sono tempi tumultuosi e incerti») si mescola all’esortazione a risolvere i nodi sociali. E c’è l’invito a guardare al Paese con un orizzonte lungo, oltre l’emergenza, più in là della risposta securitaria. Perché «occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione».

Al Quirinale il presidente riceve i nuovi cavalieri del lavoro e gli alfieri, i liceali prem…

Dice: «La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società». Per la seconda volta in tre giorni Sergio Mattarella torna sulla questione giovanile, innescata dai saccheggi di Milano e Torino. Un discorso di sistema, in cui la preoccupazione («sono tempi tumultuosi e incerti») si mescola all’esortazione a risolvere i nodi sociali. E c’è l’invito a guardare al Paese con un orizzonte lungo, oltre l’emergenza, più in là della risposta securitaria. Perché «occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione».

Al Quirinale il presidente riceve i nuovi cavalieri del lavoro e gli alfieri, i liceali premiati per il loro brillante percorso di studi. Di ognuno viene detta la facoltà scelta. Mattarella, che nella sua prima vita ha fatto il professore universitario, rivela di guardare «sempre con grande attenzione la scelta della facoltà che hanno operato. Perché disegna la sensibilità agli interessi culturali del nostro Paese, anno per anno».

A ore potrebbe firmare il nuovo decreto sicurezza, a cui ha fatto espungere la norma sui militari dotati di poteri da polizia giudiziaria. Condivide lo spirito delle nuove norme, che di fatto inaspriscono leggi già esistenti? Aveva chiesto, lunedì a Imperia, una riflessione, senza in ciò rivelare alcuna indulgenza giustificazionista delle violenze. Anzi. Ma bisognerebbe anche provare a capire le radici dei saccheggi. Non a caso ha parlato di fenomeni «inediti». La scoperta della presenza di legioni minorenni dediti al vandalismo, in apparenza senza capo né guida, lo ha turbato. Chi muove i fili?

Il governo ha decretato in 24 ore. Mattarella prova ostinatamente a ragionare oltre la cronaca. Occuparsi dei giovani, argomenta, significa anche provare a riportare a casa i troppi talenti in fuga, o far in modo che i più vocati non siano tentati dalle migrazioni. Definisce infatti «un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili. Dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno. Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare». Usa espressioni come «capitale umano», chiede che le persone siano «libere dal bisogno». Denuncia i «bassi salari». Ricorda che «le prospettive dei giovani sono cruciali per determinare l’evoluzione della nostra società». Ecco l’invito, non solo al governo, ad occuparsene. Ne va della tenuta della coesione sociale.

Poi c’è la seconda parte del discorso. Incentrato sullo strapotere dei monopoli. Quello delle Big tech, «i cosiddetti magnati insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale». Auspica «un controllo dei monopoli». Cita Luigi Einaudi, che all’Assemblea costituente propose di sottoporli «al pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta». Poiché sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze. Einaudi li indicava come origine più profonda e vera dei mali sociali». Siamo circondati da «politiche neoimperialistiche», di «insensate guerre di aggressione», che hanno provocato «l’insicurezza delle rotte marittime». Ne sono derivati rincari. Abbiamo il Sud in rivolta per il carovita, il blocco degli autotrasportatori, gli scaffali vuoti nei supermercati, l’Italia divisa in due. Come non essere preoccupati? Gli imprenditori lì riuniti, e insigniti col titolo di cavaliere, vengono invitati ad avere «il coraggio dell’innovazione». Conclude: «Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia del bel tempo andato che non può tornare, ammesso che esistesse».

Leggi i commenti