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Salis: “Campo largo senza leader”. Schlein: vinceremo, Kiev decisiva

La segretaria del Pd Elly Schlein e la sindaca di genova Silvia Salis

 

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Scintille con la sindaca. La segretaria: “Il Pd è cresciuto”. E avverte il M5S sull’Ucraina. I riformisti chiedono garanzie
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ROMA – Chissà se dopo l’establishment, i sondaggisti e persino le tecnodestre mondiali, Elly Schlein inserirà pure Silvia Salis fra i sabotatori della sua corsa alla leadership progressista.

Nello slalom imposto dal calendario elettorale, ieri la segretaria del Pd se l’è prima dovuta vedere con la sindaca di Genova, implacabile nel mettere in luce le debolezze della famosa costruzione dell’alternativa in perenne fase di cantiere. Poi, chiudendo il seminario dei deputati a Rondine — la cittadella della pace in provincia di Arezzo scelta (non a caso) da Chiara Braga come quinta — in un discorso motivazionale ha detto essenzialmente due cose. «Il sostegno all’Ucraina per noi è un punto dirimente», ergo non si cede quando ci sarà da trattare con gli alleati. Nelle liste «c’è spazio per tutti, dovete stare tranquilli», il partito «è cresciuto», quindi «non abbiate paura, andate casa per casa» e moltiplicatevi, in termini di voti s’intende.

Antipasto dell’intervento che terrà domani all’ass…

ROMA – Chissà se dopo l’establishment, i sondaggisti e persino le tecnodestre mondiali, Elly Schlein inserirà pure Silvia Salis fra i sabotatori della sua corsa alla leadership progressista.

Nello slalom imposto dal calendario elettorale, ieri la segretaria del Pd se l’è prima dovuta vedere con la sindaca di Genova, implacabile nel mettere in luce le debolezze della famosa costruzione dell’alternativa in perenne fase di cantiere. Poi, chiudendo il seminario dei deputati a Rondine — la cittadella della pace in provincia di Arezzo scelta (non a caso) da Chiara Braga come quinta — in un discorso motivazionale ha detto essenzialmente due cose. «Il sostegno all’Ucraina per noi è un punto dirimente», ergo non si cede quando ci sarà da trattare con gli alleati. Nelle liste «c’è spazio per tutti, dovete stare tranquilli», il partito «è cresciuto», quindi «non abbiate paura, andate casa per casa» e moltiplicatevi, in termini di voti s’intende.

Antipasto dell’intervento che terrà domani all’assemblea nazionale convocata per allungarle la vita alla guida del Pd attraverso una modifica statutaria che le consenta, anche, di correre alle primarie come candidata unica. Riformisti permettendo. L’area capitanata da Lorenzo Guerini ha infatti deciso di chiedere precise garanzie — e non più solo formule vaghe — sugli aiuti militari all’Ucraina, «necessari perché non si può confondere la pace con la resa imposta all’aggredito». Ma pure di redigere il regolamento (previsto dallo Statuto) sulle modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature ai gazebo, oltre quella della segretaria: è il “lodo Gori”, al centro tuttavia di una serrata interlocuzione con il Nazareno, intenzionato a scongiurarlo.

Davanti ai deputati, Schlein parla del sostegno a Kiev come di un passaggio «complicato» da discutere con gli alleati, chiarendo che «per noi è un punto dirimente». Né l’appello a stringersi a coorte rivolto alla truppa, omaggiata con un inedito «siete bravissimi». O gli avvertimenti ai partner di coalizione: «Bisogna allargare ed essere inclusivi. Il programma va scritto da tutti e con tutti» per renderlo «attrattivo e partecipato», serve cioè «un grande percorso di ascolto di corpi intermedi, categorie, mondo sindacale», a cui «non sono disposta a rinunciare per i tempi degli altri». I centristi, che non trovano l’intesa, ma pure Avs e M5S che insistono per accelerare.

«Abbiamo una responsabilità enorme, tutti gli occhi sono puntati su di noi», scandisce la segretaria: «Questo campo progressista è il più competitivo d’Europa, guardiamo cosa sta accadendo intorno a noi», i socialisti che franano dalla Germania alla Francia. Il merito è anche suo e lo rivendica: «Non ci sarei più io, qua, se i risultati avessero vacillato. Se siamo qua è perché siamo riusciti a crescere, a vincere in tante regioni e città, mentre altrove la nostra famiglia politica faceva più fatica». È il motivo per cui occorre diffidare dei sondaggi «che tenderanno a riportarci al 18%», mentre «io sono convinta che siamo più alti delle Europee», quando il Pd prese il 24%.

Una risposta indiretta pure a Silvia Salis che, in un’intervista a 7, non ha lesinato critiche al campo largo. «Manca un leader riconosciuto del centrosinistra. E manca la cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna», le parole della sindaca di Genova: «Si rischia una guerra civile ai gazebo», l’affondo. Che non risparmia neppure il Pd: «Se fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi non avrebbe problemi a stare al 30%». Schlein però non ci sta e replica, dura: «L’alleanza progressista finalmente unita è in grado di vincere le prossime elezioni».

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