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L’allarme Cia all’Italia: “Mosca vuole colpirvi”. Crosetto: non ci risulta

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El Mundo pubblica un cablo Usa: “A rischio anche Spagna e Francia”. I servizi: il pericolo sono le possibili provocazioni nel Mediterraneo
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Droni russi nascosti nei container di navi mercantili, portati nel Mediterraneo e lanciati a poche centinaia di chilometri dalle coste europee per colpire Italia, Francia o Spagna. È lo scenario raccontato da El Mundo, secondo il quale l’intelligence americana avrebbe raccolto informazioni su una possibile nuova escalation del Cremlino e le avrebbe condivise con diversi governi europei. Tra cui anche l’Italia. Un passaggio, però, che a Roma non trova conferma. Fonti di palazzo Chigi e dei Servizi spiegano a Repubblica che all’Italia non risulta alcuna segnalazione della Cia su un piano russo per attaccare il nostro Paese con droni lanciati da navi nel Mediterraneo. Non risulta a livello di intelligence, né attraverso i canali diplomatici o militari.

Una posizione che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha reso pubblica senza lasciare molti margini: «L’ho già detto io, l’hanno detto tutti: non ci risulta, non solo a noi, non risulta a nessuno», ha detto nel corso della present…

Droni russi nascosti nei container di navi mercantili, portati nel Mediterraneo e lanciati a poche centinaia di chilometri dalle coste europee per colpire Italia, Francia o Spagna. È lo scenario raccontato da El Mundo, secondo il quale l’intelligence americana avrebbe raccolto informazioni su una possibile nuova escalation del Cremlino e le avrebbe condivise con diversi governi europei. Tra cui anche l’Italia. Un passaggio, però, che a Roma non trova conferma. Fonti di palazzo Chigi e dei Servizi spiegano a Repubblica che all’Italia non risulta alcuna segnalazione della Cia su un piano russo per attaccare il nostro Paese con droni lanciati da navi nel Mediterraneo. Non risulta a livello di intelligence, né attraverso i canali diplomatici o militari.

Una posizione che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha reso pubblica senza lasciare molti margini: «L’ho già detto io, l’hanno detto tutti: non ci risulta, non solo a noi, non risulta a nessuno», ha detto nel corso della presentazione a Roma del nuovo libro di Paolo Gentiloni. E ancora: «Non ci risulta e neanche ad altri governi. Ciò non significa che non esista una minaccia, ma a noi non risulta». La mancata conferma italiana dell’alert è stata riferita anche pubblicamente da fonti qualificate. Crosetto contesta soprattutto lo scenario operativo descritto dal quotidiano spagnolo. «La Russia non ha alcun bisogno di navi a 200, 300 o 500 chilometri dall’Italia per colpirci. La minaccia russa contro qualunque Paese europeo non ha bisogno di navi nel Mediterraneo. Bastano le armi che ha e usa quasi tutti i giorni in Ucraina. Non abbiamo bisogno di inventare minacce per spaventarci». Questo, precisa però lo stesso ministro, non significa cancellare il problema russo: «La Russia può essere una minaccia? Ci sono varie sensibilità e risposte a questa domanda: più ti avvicini alla Russia e più la risposta è sì».

Ed è qui che la questione diventa più complessa. Perché se a Roma non risulta l’allarme raccontato da El Mundo, il Mediterraneo è da settimane dentro le valutazioni degli apparati italiani. E ancora negli ultimi giorni si è ragionato sulla possibilità che, dopo il fronte orientale dell’Europa, proprio il Mediterraneo possa diventare un altro spazio nel quale Mosca provi ad aumentare la pressione sui Paesi Nato.

Le informazioni in possesso dell’intelligence italiana, allo stato, non indicano però un concreto pericolo di un attacco militare russo contro l’Italia. È uno scenario allo stato non contemplato. Diverso è il tema della provocazione. Uno sconfinamento, per esempio. Un drone che entri nello spazio aereo di un Paese Nato, un episodio ambiguo, magari successivamente attribuito a un errore, capace però di misurare tempi e modalità della reazione occidentale. Non viene considerato oggi un pericolo concreto o imminente, ma una possibilità sì. E dunque uno scenario sul quale si lavora. Anche perché episodi di violazione o messa alla prova degli spazi aerei europei hanno già alimentato l’attenzione dell’Unione e della Nato: «È successo ad Est potrebbe succedere sul Mediterraneo» ragiona una fonte dell’intelligence.

C’è poi un terzo fronte, ancora più difficile da controllare: quello della guerra ibrida. Cyberattacchi, sabotaggi, infrastrutture critiche. E soprattutto operazioni nelle quali la responsabilità di uno Stato può essere nascosta dietro soggetti apparentemente autonomi. Le indagini condotte negli ultimi anni proprio in Italia hanno mostrato quanto capillare possa essere l’attività dell’intelligence russa e quanto sia concreta la possibilità di avviare raffinate operazioni di sabotaggio e controspionaggio.

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