Mario Vattani ce l’ha fatta. Il cantante del gruppo neofascista “Sottofasciasemplice”, noto per i testi inneggianti alla violenza politica, alla Repubblica di Salò, agli squadristi della marcia su Roma, ha coronato il sogno di essere nominato ambasciatore della Repubblica italiana in Giappone. Cultore delle arti marziali, di Mishima, del kendo, si è preso la rivincita sull’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’agata — adesso presidente della commissione esteri per Fratelli d’Italia — che lo richiamò a Roma dal consolato di Osaka quando scoppiò lo scandalo della partecipazione a un concerto organizzato nella “tana delle tigri” di Casapound. «Apologia di fascismo» e sospensione per quattro mesi dallo stipendio, decretò allora il capo della Farnesina. Acqua passata.
Ieri il Consiglio dei ministri ha nominato il figlio di Umberto Vattani, storico segretario generale degli Esteri ai tempi di Berlusconi, nella prestigiosa sede di Tokio.
Mario Vattani ce l’ha fatta. Il cantante del gruppo neofascista “Sottofasciasemplice”, noto per i testi inneggianti alla violenza politica, alla Repubblica di Salò, agli squadristi della marcia su Roma, ha coronato il sogno di essere nominato ambasciatore della Repubblica italiana in Giappone. Cultore delle arti marziali, di Mishima, del kendo, si è preso la rivincita sull’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’agata — adesso presidente della commissione esteri per Fratelli d’Italia — che lo richiamò a Roma dal consolato di Osaka quando scoppiò lo scandalo della partecipazione a un concerto organizzato nella “tana delle tigri” di Casapound. «Apologia di fascismo» e sospensione per quattro mesi dallo stipendio, decretò allora il capo della Farnesina. Acqua passata.
Ieri il Consiglio dei ministri ha nominato il figlio di Umberto Vattani, storico segretario generale degli Esteri ai tempi di Berlusconi, nella prestigiosa sede di Tokio.
Insieme a Vattani junior, soprannominato al tempo dei concerti il “console fascio-rock”, è stato assegnato a Washington Marco Peronaci, attuale rappresentante permanente d’Italia alla Nato. Ma il progetto iniziale di Antonio Tajani erano farsi approvare dal Consiglio dei ministri un pacchetto di ambasciatori ben più corposo, si parla di altri 7-8 nomi, tutti già concordati con Meloni. A guastare la festa è stato il collega Giancarlo Giorgetti che, in assenza di Salvini, si è assunto il compito di pronunciare il “niet” della Lega. Uno dei presenti alla riunione racconta che la pratica “ambasciatori”, in assenza di Tajani, era stata affidata alle felpate cure del sottosegretario Alfredo Mantovano. Il quale ne aveva chiesto l’approvazione in blocco al Consiglio dei ministri. Una fretta che deve essere apparsa sospetta al ministro dell’Economia, che ha chiesto subito la parola: «Vorrei che il sottosegretario Mantovano leggesse tutti i nomi per favore. Uno per uno». Si procede dunque con la lettura dell’intera lista, tra gli sbuffi e le sempre più evidenti manifestazioni di dissenso di Giorgetti. A quel punto, a Mantovano non resta che prendere atto dell’impasse: «Vista l’assenza del ministro Tajani, propongo di rinviare alla prossima riunione per discuterne ancora». Passano dunque soltanto le due nomine ritenute più «urgenti», quella di Peronaci a Washington e Vattani a Tokio, nel timore che le prevedibili polemiche potessero bloccare la promozione per l’ambasciatore fascio-rock.
Terminato il Cdm, in molti dentro Forza Italia e FdI si sono chiesti cosa abbia provocato questo inaspettato irrigidimento di Giorgetti. C’è chi suggerisce che la ragione sia una vendetta leghista contro Tajani, reo di aver fatto muro contro il divieto di terzo mandato per Luca Zaia. Oppure per la resistenza forzista verso i piani di condono fiscale immaginati da Salvini. E c’è chi, più prosaicamente, invita a guardare alla mancata nomina di Stefano Beltrame a Buenos Aires, una sede ambita dall’attuale consigliere diplomatico del ministro dell’Economia.
Comunque almeno per Vattani la partita si è chiusa. Il Pd ha intenzione di chiederne conto al ministro Tajani, ma la decisione è presa. Katanga (questo il suo nome d’arte) potrà da domani rilassarsi nel magnifico giardino zen dell’ambasciata d’Italia a Tokio, dove ci fu il suicidio rituale dei famosi 47 ronin. Un mito per l’ambasciatore-samurai e per i fasci di ogni latitudine.