La battaglia di Genova: Salis sogna la riconquista con la maxi-alleanza
di Francesco BeiElly Schlein a Genova per la chiusura della campagna elettorale di Silvia Salis
GENOVA – Come si fa a tenere sotto lo stesso tetto persone che, a Roma, non prenderebbe nemmeno un caffè insieme? Come è riuscita a creare un’unica tenda sotto cui si riparano Bonelli&Fratoianni insieme a Calenda, Conte e Renzi? Silvia Salis risponde con quello slancio che usava alle Olimpiadi, quando scagliava a ottanta metri un martello di quattro chili: «Facile. Invece di farli concentrare sulle differenze, che sembravano insuperabili, ho chiesto loro: preferite che governiamo noi o quegli altri?». Tra un comizio e un altro, in questo ultimo scatto fino a domenica, la candidata corre da una parte all’altra della città. La affianca inseparabile, in mano una busta sempre piena di dolci e focaccia al formaggio, il marito regista Fausto Brizzi. Perché di qua e di là, è anche una questione di famiglia. Pietro Piciocchi, forse complice la sua cattolicità Opus dei, infatti di famiglia ne ha una bella larga per questi tempi post-moderni: otto figli. E tutti danno una mano in campagna e…
GENOVA – Come si fa a tenere sotto lo stesso tetto persone che, a Roma, non prenderebbe nemmeno un caffè insieme? Come è riuscita a creare un’unica tenda sotto cui si riparano Bonelli&Fratoianni insieme a Calenda, Conte e Renzi? Silvia Salis risponde con quello slancio che usava alle Olimpiadi, quando scagliava a ottanta metri un martello di quattro chili: «Facile. Invece di farli concentrare sulle differenze, che sembravano insuperabili, ho chiesto loro: preferite che governiamo noi o quegli altri?». Tra un comizio e un altro, in questo ultimo scatto fino a domenica, la candidata corre da una parte all’altra della città. La affianca inseparabile, in mano una busta sempre piena di dolci e focaccia al formaggio, il marito regista Fausto Brizzi. Perché di qua e di là, è anche una questione di famiglia. Pietro Piciocchi, forse complice la sua cattolicità Opus dei, infatti di famiglia ne ha una bella larga per questi tempi post-moderni: otto figli. E tutti danno una mano in campagna elettorale, chi con i volantini, chi con la gestione dei social.
Vista così, dall’alto, avrebbe potuto essere un’elezione quasi british, a bassa voce. Una moderata di centrosinistra, ex vicepresidente del Coni, civica, che cerca di spodestare un avvocato cattolico senza tessere di partito, braccio destro di Marco Bucci. Invece la Superba, il soprannome che Genova si era data quando non riconosceva altri sopra di sé, è diventata in questi tre mesi la Sudicia, la città della lotta nel fango. A Salis - avanti nei sondaggi in una città dove alle ultime regionali (perse) il centrosinistra era comunque otto punti sopra gli avversari - ne hanno dette davvero di tutti i colori. Per il ministro Antonio Tajani è solo «una persona di bell’aspetto», per Maurizio Gasparri è «carina ma inesperta», i tabloid della destra sono andati a ripescare un incidente contro un pedone scrivendo che era passata con il rosso (falso), un assessore comunale ha postato una sua foto in costume da bagno con il figlio piccolo (non pixelato). A passo svelto dopo un comizio, Salis non vi gira intorno: «Credevano litigassimo, e invece abbiamo trovato subito una sintesi su un programma chiaro per Genova. Questo li ha fatti andare fuori di testa. E visto che non mi possono rinfacciare cose di dieci anni fa, si sono messi a rovistare nella spazzatura. Ma con me hanno fatto male i conti».
Tira un’aria brutta su questo finale di campagna, e non solo per gli scrosci d’acqua che rendono la città grigia come il suo mare. C’è nervosismo a destra. Matteo Salvini arriva al porto antico con il vicerè Edoardo Rixi, sperando di rianimare gli ultimi giorni prima delle urne. Ma l’umore sembra più nero del cielo. Complice forse la lite con il Quirinale sul decreto Infrastrutture, il segretario leghista non cerca il bagno si folla. Si rifugia mogio a un tavolino di Eataly per bere una birra, poi parla cinque minuti senza troppa convinzione. «In questi sette anni – dice – il rinascimento è arrivato a Genova. Mi aspetto di vincere al primo turno». Non deve essere semplice convincere gli elettori ad andarti a votare se non si sono accorti da soli del “rinascimento”. Tajani interviene da Città del Messico. Pure Giorgia Meloni non si fa vedere ma appare collegata da palazzo Chigi: «Sono dispiaciuta di non essere con voi fisicamente». Insomma, c’è un po’ di Vittorio Gassman in Pietro Piciocchi, vorrebbe gridare anche lui “m’hanno rimasto solo sti quattro cornuti!”. Invece abbozza e sorride, gentilissimo. «Non è affatto vero che mi hanno lasciato solo, sono venuti un sacco di ministri, è venuta Locatelli, Bernini, anche Zangrillo. Invece Salis non è riuscita a fare salire sullo stesso palco tutti i leader». Piciocchi è un genovese con una faccia un po’ così, come direbbe Paolo Conte. Sorride sempre ma sotto sotto sembra malinconico. È chiaro che la partita è in salita. «Guardi che c’è stato un recupero enorme». Il reggente, chiamiamolo così, si accende quando gli si accenna alle galline, la sua passione, a costo di sembrare Forrest Gump: «Lo sa che ne ho sette a casa mia e anche tre anatre? Mi hanno preso in giro per questo ma non ci vedo nulla di male».
Certo, la città, amministrata da anni dal centrodestra, di problemi ne ha parecchi e parlare di “rinascimento” suona come una beffa. Tralasciando il motivo per cui si è tornati al voto – un’inchiesta che ha travolto il governatore Toti, ora ai servizi sociali, costringendo il sindaco Bucci a candidarsi alla Regione – Genova è vecchia, fa scappare i giovani. Persino arrivarci, da sud o da nord, è un’impresa. Gli imprenditori sono disperati. Umberto Risso, il presidente di Confindustria Genova, usa una metafora efficace: «Questa città è come un’isola, mancano i collegamenti. Per noi non è una questione di destra e sinistra, è una questione di riuscire a portare a termine progetti di cui si parla da anni: la Gronda, la diga, l’alta velocità con Milano».
Intanto Elly Schlein, è venuta in periferia, a Prà, a chiudere la campagna del Pd. Ad ascoltarla, sotto l’acqua, una maggioranza di donne di ogni età. C’entreranno qualcosa gli insulti sessisti a Salis?