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Risoluzione su Kiev, Meloni ha dubbi e dice no a Starmer

Il ministro della difesa Guido Crosetto 

 

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Il testo in esame oggi al Parlamento Ue per la premier sarebbe troppo critico con Trump. La decisione di disertare la call di Londra
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ROMA – Ieri notte i Fratelli di stanza a Strasburgo ragionavano così: «Al 50% ci asteniamo». Giorgia Meloni non ha ancora dato l’ordine definitivo, che arriverà stamattina. In ballo c’è una votazione delicatissima: non tanto sulla risoluzione per la difesa europea, che alla fine FdI appoggerà, con qualche distinguo su alcuni passaggi, votando per esempio contro al buy european (acquistare solo da aziende Ue) che piace ai francesi e pochissimo agli Stati Uniti. Il grattacapo della leader della destra riguarda l’altra risoluzione, per rinnovare il sostegno all’Ucraina. FdI è sempre stata a favore. Ma stavolta, è il ragionamento che filtra da fonti vicine alla presidente del consiglio, la versione concertata da socialisti e popolari contiene troppi passaggi «contro Donald Trump». Insensato, a sentire i meloniani, soprattutto dopo l’intesa di Gedda tra Washington e Kiev, che Meloni ieri notte ha salutato «con soddisfazione», schierando l’Italia «pienamente a sostegno degli sforzi degli St…

ROMA – Ieri notte i Fratelli di stanza a Strasburgo ragionavano così: «Al 50% ci asteniamo». Giorgia Meloni non ha ancora dato l’ordine definitivo, che arriverà stamattina. In ballo c’è una votazione delicatissima: non tanto sulla risoluzione per la difesa europea, che alla fine FdI appoggerà, con qualche distinguo su alcuni passaggi, votando per esempio contro al buy european (acquistare solo da aziende Ue) che piace ai francesi e pochissimo agli Stati Uniti. Il grattacapo della leader della destra riguarda l’altra risoluzione, per rinnovare il sostegno all’Ucraina. FdI è sempre stata a favore. Ma stavolta, è il ragionamento che filtra da fonti vicine alla presidente del consiglio, la versione concertata da socialisti e popolari contiene troppi passaggi «contro Donald Trump». Insensato, a sentire i meloniani, soprattutto dopo l’intesa di Gedda tra Washington e Kiev, che Meloni ieri notte ha salutato «con soddisfazione», schierando l’Italia «pienamente a sostegno degli sforzi degli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Trump, a favore di una pace giusta. Ora la decisione spetta alla Russia».

Ecco perché in Europa la premier soppesa le mosse, sentendosi con i suoi colonnelli. FdI valuta se sfilarsi dal sì a Kiev, anche se sarebbe clamoroso. Si cercano scappatoie: i Conservatori hanno presentato un emendamento in cui si chiede di ripristinare «la cooperazione transatlantica» e rilanciare l’idea della premier di un summit «urgente» Ue-Usa. FdI sta trattando con il Ppe per far passare la modifica: così voterebbe la risoluzione, pur pasticciata nei contenuti. Ma non è detto che i Popolari vogliano sganciarsi dal Pse. Per questo i Fratelli sono in bilico.

Meloni non ha comunque rinunciato all’idea di questo vertice Ue-Usa (che piace pure ai lepenisti, come faceva capire ieri Jordan Bardella). Per garantire l’Ucraina, insiste sull’estensione dell’articolo 5 della Nato a Kiev, idea apprezzata dalla leader danese Mette Frederiksen, ricevuta ieri a Palazzo Chigi, con cui si è discusso anche di truppe. Il punto è che il progetto di Meloni per ora non incassa il placet, imprescindibile, di Trump. Tanto che secondo fonti governative ci sarebbero stati altri contatti con la Casa bianca, anche se Chigi non li conferma.

Mentre una cosa è certa: Meloni non parteciperà alla call dei “volenterosi” convocata per sabato dal primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer. Si smarca dunque dall’asse franco-britannico. Criticando quelle che ritiene siano fughe in avanti sui contingenti militari. Anche di questo discuterà oggi a Parigi, in un altro vertice, il ministro Guido Crosetto, che ieri su Rai1 ha confermato di avere chiesto allo Stato maggiore della Difesa di studiare come far fronte «alla carenza di alcune forze armate», per presentare un piano al Parlamento, tenendo conto di qualsiasi scenario, «anche di un parziale disimpegno degli Usa dalla Nato».

Prima del piano per aumentare i militari — molto prima — Camera e Senato voteranno all’inizio della prossima settimana la risoluzione di maggioranza in vista del consiglio europeo del 20-21 marzo. Un testo condiviso ancora non c’è. Le posizioni di partenza sono molto distanti. Per questo lunedì si riuniranno i capigruppo di FdI, Lega e FI col ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Il quale anche di questo, della risoluzione, ha discusso a via della Scrofa l’altro ieri sera, in una riunione con Francesco Lollobrigida e Arianna Meloni.

Nessuno a destra crede che la coalizione si sfarinerà, ma azzurri e meloniani temono che la Lega marchi le distanze, magari con un ordine del giorno. Matteo Salvini ha convocato per domani un consiglio federale del partito, proprio a tema «pace». Si discuterà delle mosse in Aula, anche se intorno al vicepremier escludono per ora un’azione in solitaria. Il leghista ha già affrontato questo tema in una telefonata con Meloni tre giorni fa. Possibile che i due ne riparlino a margine nel Cdm di domani. Dove non ci sarà Antonio Tajani, che partirà per il G7 in Canada, dove rischia di allargarsi la faglia diplomatica tra Ue e Usa.

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