Lega, Maroni: "Giorgetti ha ragione, così il Carroccio finirà isolato. Salvini non ascolti gli yes men"
di Andrea Montanari , di Andrea MontanariMILANO - Roberto Maroni, tra i fondatori della Lega, segretario federale dal 2012 al 2013, per tre volte ministro e da poco nominato dal Viminale presidente della Consulta contro il Caporalato. Nello scontro tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, lei con chi sta?
"Sarebbe bene fare quello che dice Giorgetti. Occorre che la Lega aderisca al Ppe. Giorgetti che è il più democristiano dei leghisti ha ragione. Converrebbe anche a Salvini, che potrebbe prendere il posto di Silvio Berlusconi. Diventare così il leader di un centrodestra moderato in Italia in grado di dialogare con le forze di centro che non hanno tanta forza. Lasciando a Giorgia Meloni il ruolo della destra".
Salvini, invece, preferisce i sovranisti europei. La Lega rischia di isolarsi?
"Se sceglie quella linea sì. La Lega è l'ultimo partito leninista ed è vero che la linea la decide il segretario, è giusto che sia così. Chi non è d'acco…
MILANO - Roberto Maroni, tra i fondatori della Lega, segretario federale dal 2012 al 2013, per tre volte ministro e da poco nominato dal Viminale presidente della Consulta contro il Caporalato. Nello scontro tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, lei con chi sta?
"Sarebbe bene fare quello che dice Giorgetti. Occorre che la Lega aderisca al Ppe. Giorgetti che è il più democristiano dei leghisti ha ragione. Converrebbe anche a Salvini, che potrebbe prendere il posto di Silvio Berlusconi. Diventare così il leader di un centrodestra moderato in Italia in grado di dialogare con le forze di centro che non hanno tanta forza. Lasciando a Giorgia Meloni il ruolo della destra".
Salvini, invece, preferisce i sovranisti europei. La Lega rischia di isolarsi?
"Se sceglie quella linea sì. La Lega è l'ultimo partito leninista ed è vero che la linea la decide il segretario, è giusto che sia così. Chi non è d'accordo dovrebbe andarsene".
Si riferisce a Giorgetti?
"Se non si trova un accordo, ma la vedo difficile".
A proposito, lei tra Bud Spencer e Meryl Streep chi preferisce?
"Meryl Sreep è un'attrice che apprezzo molto".
Come andrà a finire?
"Giorgetti resterà dentro la Lega anche se controvoglia. Se ci sarà un braccio di ferro alla fine cederà. Non penso che si dimetterà da ministro. Salvini proporrà un accordo che lo rafforzerà come segretario e Giorgetti se ne farà una ragione".
Basterà una Conferenza programmatica per evitare la rottura?
"Con Umberto Bossi era diverso. Io ho fatto tante litigate con lui come quelle tra Salvini e Giorgetti. Io riconoscevo a Bossi che il capo era lui e che il capo ha sempre ragione. Ogni tanto riuscivo a convincerlo. Solo che gli suggerivo le cose in privato, non sui giornali".
Come?
"Bossi mi mandava a quel paese dicendo che non capivo nulla, ma poi mi telefonava alle tre di notte per dirmi: ho avuto un'idea, faremo così. Ed era la mia. Così gli rispondevo: Umberto hai avuto una grandissima idea. Ma era l'idea della Lega, non di Salvini o di Giorgetti".
C'è ancora quella Lega?
"La Lega era una sola, non c'erano le anime che poi sono le correnti. Di pensiero, ma sempre correnti. Questo è quello che ci ha fatto superare tutte le tempeste".
Ora?
"Mi sembra che Salvini dia troppo poco ascolto a quelli che non la pensano come lui. Ascolta solo gli yes man di cui si circonda. Sono convinto che su questo terreno si possa recuperare. A patto che Salvini si rimetta ad ascoltare le sezioni, gli imprenditori, la gente. E quelli come Giorgetti che lo criticano, ma sanno fare politica".
Come vede Mario Draghi al Quirinale?
"Non bene. Draghi deve restare a fare il premier almeno fino alle Politiche del 2023. La sua salita al Quirinale farebbe perdere troppo tempo tra consultazioni e il resto. Ci costringerebbe a rinunciare all'utilizzo i fondi del Pnrr che poi dovremmo restituire. L'Europa non fa sconti".
Mattarella, però, è contrario alla sua ricandidatura.
"È vero, ma sarebbe opportuno che venisse rieletto fino al termine della legislatura nel 2023 per non interrompere il governo Draghi. Anche Napolitano nel 2013 inizialmente era contrario. Andai anch'io a chiederglielo come segretario federale della Lega. Non voleva ricandidarsi, ma alla fine lo abbiamo convinto all'ultimo miglio. Ma c'è anche un altro motivo".
Quale?
"Il prossimo Parlamento sarà formato da un numero ridotto di parlamentari. Se il nuovo presidente della Repubblica venisse eletto da questo Parlamento, certamente sarebbe meno rappresentativo".
Nel centrodestra, gli equilibri sono cambiati.
"Mi sembra che solo Giorgia Meloni sia contraria. Oltretutto non sono affatto certo che Draghi scioglierebbe il Parlamento".
Le piace Berlusconi al Quirinale?
"Con tutto il bene che gli voglio (ed essendo uno che gliene vuole davvero tanto) gli consiglio di ritirare la sua candidatura per non cadere nella trappola".
Lei non ha scelto un bel momento nella Lega per collaborare con la ministra Lamorgese: Salvini ne chiede ogni giorno le dimisisoni.
"Il caporalato è un argomento che ho trattato da ministro occupandomi di agromafie. Il sistema di sfruttamento dell'immigrazione regolare è spesso in rapporto con la criminalità organizzata".
Lei combatte lo sfruttamento degli immigrati, non li respinge.
"I progetti delle prefetture sono rivolti all'integrazione degli immigrati regolarizzati. La legge Bossi-Fini introdusse il cosiddetto contratto di soggiorno, una sintesi tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno".
Come nasce la collaborazione?
"La scelta risale a luglio. Sono stato io a chiedere di fare l'annuncio dopo i ballottaggi. Perché non sembrasse una scelta contro Salvini, cosa che non è. Nella Lega ha suscitato diversi malumori. Ma mi sembra che in questo momento il partito abbia altro a cui pensare".