Leader nell’energia verde, ma pure primo inquinatore mondiale. In vantaggio - e di molto - per quanto riguarda solare ed eolico: due terzi di tutti i progetti del Pianeta stanno nascendo qui. Ma con nuove centrali a carbone che continuano ad aprire ai quattro angoli del Paese. È il paradosso della Cina, che a Cop29 è, come sempre in queste conferenze, osservatore speciale. Leader nella transizione ecologica, nonostante i suoi contrasti.Il Paese nonostante sia il più grande utilizzatore di carbone al mondo, soprattutto per la produzione di energia elettrica, nonché il maggiore produttore mondiale di gas serra - la Cina è responsabile di oltre un quarto (27,9%) delle emissioni globali di CO2 - ha però compiuto enormi passi avanti negli ultimi anni verso la transizione energetica: una corsa verde impressionante.
"Fiumi limpidi e montagne verdeggianti costituiscono un patrimonio inestimabile”, ripete spesso il leader Xi Jinping, primo presidente cinese a fare della questione climatica una “priorità nazionale” per spingere il Dragone verso l’obiettivo della neutralità carbonica da raggiungere, come promesso dal presidente, entro il 2060. Dopo aver lanciato nel 2014 la propria “guerra all’inquinamento”, uno studio dell’Università di Chicago pubblicato ad agosto di quest’anno certificava che la Cina è riuscita a ridurre l’inquinamento atmosferico del 41% in un decennio, permettendo ai cinesi di guadagnare due anni di aspettativa di vita.
Gli obiettivi in materia di energia rinnovabile da raggiungere entro il 2030 sono stati già centrati in questo 2024, con sei anni di anticipo. Non solo. La capacità solare attualmente in costruzione in Cina è più di sei volte quella degli Stati Uniti e più di 23 volte quella della Spagna, che occupano rispettivamente il secondo e terzo posto, secondo il report di quest’estate pubblicato dal Global Energy Monitor. Per quanto riguarda l’eolico, la capacità in costruzione in Cina batte quella degli Stati Uniti di oltre 13 volte e quella del Regno Unito di oltre 20. Nella prima metà del 2024, però, il 59,6% dell’elettricità cinese proveniva ancora dal carbone. Una cifra che illustra le difficoltà e le sfide di questa transizione energetica. Negli ultimi anni ondate di calore record e siccità hanno paralizzato le centrali idroelettriche, provocando cali di potenza che hanno costretto le fabbriche a fermarsi. Si costruiscono allora ancora centrali a carbone da collocare in nuovi parchi solari ed eolici, per fornire energia di riserva e garantire la continuità dell’approvvigionamento. Ossessionata dalla sicurezza energetica, per la Cina il carbone rimane indispensabile: ampiamente disponibile e costa poco. L’anno scorso Pechino ha infatti iniziato a costruire 70 gigawatt di centrali termiche, quattro volte di più rispetto al 2019, contro meno di 4 gigawatt nel resto del mondo.
"La Cina è responsabile di oltre il 90% della crescita delle emissioni di anidride carbonica da quando è stato negoziato l’Accordo di Parigi nel 2015”, notano in un saggio pubblicato a inizio ottobre su Foreign Policy Lauri Myllyvirta, senior fellow dell’Asia Society Policy Institute, e Byford Tsang, senior policy fellow del Programma Asia dell’European Council on Foreign Relations. “Sembra sempre più probabile che la Cina non raggiungerà gli obiettivi per il 2025 indicati negli impegni di Parigi. Questi includono piani per “limitare rigorosamente” la crescita del consumo di carbone, “controllare rigorosamente” i nuovi progetti di energia a carbone e ridurre l’intensità di carbonio (emissioni di anidride carbonica per unità di PIL) del 18% rispetto al 2020, il tutto entro il prossimo anno. Per raggiungere questo obiettivo, le emissioni della Cina dovrebbero diminuire entro la fine del 2025, mentre il limite di intensità di carbonio fissato dal ministero dell’Ambiente cinese per il 2024 lascia spazio ad un aumento delle emissioni quest’anno, suggerendo che il governo cinese non stia perseguendo seriamente l’obiettivo del 2025”, continuano i due ricercatori.
Il tutto in contrasto con il boom che sta vivendo l’industria energetica pulita del Paese: le installazioni di energia solare ed eolica in Cina sono quasi raddoppiate nel 2023 rispetto all’anno precedente “e anche il settore dell’energia nucleare è in crescita, con 20 nuovi reattori approvati per la costruzione tra il 2022 e il 2023 e altri 11 quest’anno". Alla Cop29 Xie Zhenhua, l’uomo che più è riuscito ad andare d’accordo con gli americani in questi anni, non c’è. Andato in pensione. Così come non c’è il suo “amico” John Kerry. Toccherà ai due nuovi inviati per il clima, Liu Zhenmin e John Podesta, mettere d’accordo le due superpotenze e maggiori inquinatrici del Pianeta.