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Il ribaltone spinto dai giovani, i latinos voltano le spalle a Donald

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Il 70 per cento degli under 30 ha scelto i dem, dicendo no a corruzione e disuguaglianza. Decisivo per il successo dei democratici anche il voto delle minoranze e delle donne
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NEW YORK – La generazione di America First ha voltato le spalle al presidente Donald Trump dopo appena due anni. Scorrendo i numeri sui flussi dei voti alle elezioni di medio termine, emerge un dato nuovo: i giovani americani hanno dato una connotazione etica alla loro scelta. Hanno detto no alla corruzione ma anche rivendicato il diritto a una vita dignitosa. Un sondaggio condotto da Politics di Harvard, pubblicato il mese scorso, aveva già registrato questo malessere. Tra i giovani che dichiaravano con certezza di voler votare, i democratici erano avanti con il 63% contro il 26% dei repubblicani. L’economia era apparsa una delle principali preoccupazioni, ma non quella raccontata dagli indicatori macroeconomici o da Wall Street. Era quella sperimentata nella vita di tutti i giorni: il prezzo di una casa, la possibilità di pagare l’università, la prospettiva di un lavoro stabile, la capacità di costruire una famiglia.

Nel 2024 la promessa di Trump di dare certezze ai giovani ave…

NEW YORK – La generazione di America First ha voltato le spalle al presidente Donald Trump dopo appena due anni. Scorrendo i numeri sui flussi dei voti alle elezioni di medio termine, emerge un dato nuovo: i giovani americani hanno dato una connotazione etica alla loro scelta. Hanno detto no alla corruzione ma anche rivendicato il diritto a una vita dignitosa. Un sondaggio condotto da Politics di Harvard, pubblicato il mese scorso, aveva già registrato questo malessere. Tra i giovani che dichiaravano con certezza di voler votare, i democratici erano avanti con il 63% contro il 26% dei repubblicani. L’economia era apparsa una delle principali preoccupazioni, ma non quella raccontata dagli indicatori macroeconomici o da Wall Street. Era quella sperimentata nella vita di tutti i giorni: il prezzo di una casa, la possibilità di pagare l’università, la prospettiva di un lavoro stabile, la capacità di costruire una famiglia.

Nel 2024 la promessa di Trump di dare certezze ai giovani aveva trovato una platea disposta a credergli. Due anni dopo, no. E quando hanno chiesto conto, si sono sentiti rispondere in modo surreale. Come durante il dibattito pubblico con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, quando una angosciata giovane repubblicana aveva posto una domanda molto concreta: come poteva la sua generazione sposarsi e avere figli quando una casa costava più di 415mila dollari (369 mila euro)? Vance aveva esordito dicendo: «Vorrei far notare che, secondo i miei calcoli, mi sono state rivolte quattro o forse cinque domande. E soltanto una riguarda il culo di Jon Husted». Il riferimento era al candidato repubblicano in Ohio, poi sconfitto, di cui Trump aveva lodato il fondoschiena.

Nell’ultimo mese, spinto dal disperato tentativo di evitare il tracollo ai seggi, il presidente aveva invitato gli elettori a fare finta che ci fosse il suo nome sulla scheda elettorale. I giovani lo hanno preso in parola, ma non come sperava lui: hanno votato per i democratici. Secondo i dati del New York Times, il 70 per cento degli under 30 ha scelto i Dem alla Camera (+17% rispetto al 2024), contro il 28 per cento repubblicano (-16% rispetto a due anni fa). E il cambiamento maggiore ha riguardato i maschi, quelli che più di tutti erano stati conquistati dal “machismo” di Trump alle presidenziali.

Tra i latinos, per i quali oltre al malessere economico si è aggiunta la preoccupazione per le politiche di deportazione, il 69 per cento ha votato per i liberal (+15% rispetto a due anni fa), un terzo per i repubblicani (-14%). L’American Dream continua a essere presente, ma appare sempre più irraggiungibile.

A giovani e ispanici si sono aggiunti gli afroamericani, che hanno votato al 91 per cento per i democratici alla Camera (+5% rispetto al 2024), e gli asiatici (70%, +10%). E gli elettori a basso reddito, i moderati, gli indipendenti, i quarantenni, gli anziani, quelli che si sono fermati al liceo e i laureati. In tutti questi segmenti si sono registrati incrementi verso i democratici con percentuali tra i 5 e i 12 punti.

Non è stato solo un voto contro Trump per le sue promesse mancate – dalla riduzione dell’inflazione alla neutralità americana – ma a favore di un programma concreto che, dopo molti anni, i democratici sono stati capaci di proporre. Nel 2024 qualsiasi americano fermato per strada avrebbe saputo indicare almeno un punto dell’agenda di Trump – la chiusura delle frontiere o l’abbattimento dei costi – mentre della sua sfidante, Kamala Harris, no. Stavolta è stato diverso. I giovani hanno voluto premiare la chiarezza delle proposte, sulla linea di quello che da molti viene considerato l’americano dell’anno: Zohran Mandani. Il sindaco socialista musulmano di New York ha indicato ai democratici la strada per vincere: non ha chiesto ai newyorkesi se volevano diventare socialisti. Ma se volevano pagare meno d’affitto, avere autobus gratuiti e permettersi l’assistenza per i figli. Stesse cose proposte nella conservatrice Alabama dalla candidata transgender democratica Allison Montgomery. È stata eletta alla Camera statale, battendo un repubblicano. La gente non ha guardato la sua carta d’identità, ma quello che proponeva.

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