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Stati Uniti, la notte della rivincita della democrazia

(afp)

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I risultati delle elezioni di Midterm sono straordinaria non solo per il partito democratico, ma per tutto il Paese, capace di rinnovarsi con vitalità, alla ricerca di strade dopo gli esperimenti del populismo Maga
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DETROIT – Il numero che meglio spiega la storica notte di Midterm 2026 che ha chiuso la rivoluzione del presidente Donald Trump e cambiato la politica del partito democratico è il 18%, flusso di elettori che in due stati da decenni repubblicani, Kentucky e Tennessee, passano da destra a sinistra, quasi uno su cinque. Una migrazione biblica, i Dem non vincono in Tennessee dal 1995, che conquista Camera e Senato e rompe una serie di tabù, dal primo musulmano alla Camera Alta, Abdul El-Sayed in Michigan, al ritorno dei Dem in Texas e Kansas con Talarico e Hamilton, e un’ondata di donne, afroamericani, ispanici, gay in tutte le cariche.

Chi, forse frettolosamente, temeva la deriva autoritaria degli Stati Uniti, il terzo mandato di Trump, le elezioni truccate o annullate, un assalto eversivo come Capitol Hill del 6 gennaio 2021, i tanti che avevano dato Washington ridotta a bivacco di manipoli, è sorpreso da una notte che è straordinaria non solo per il partito democratico, ma per la …

DETROIT – Il numero che meglio spiega la storica notte di Midterm 2026 che ha chiuso la rivoluzione del presidente Donald Trump e cambiato la politica del partito democratico è il 18%, flusso di elettori che in due stati da decenni repubblicani, Kentucky e Tennessee, passano da destra a sinistra, quasi uno su cinque. Una migrazione biblica, i Dem non vincono in Tennessee dal 1995, che conquista Camera e Senato e rompe una serie di tabù, dal primo musulmano alla Camera Alta, Abdul El-Sayed in Michigan, al ritorno dei Dem in Texas e Kansas con Talarico e Hamilton, e un’ondata di donne, afroamericani, ispanici, gay in tutte le cariche.

Chi, forse frettolosamente, temeva la deriva autoritaria degli Stati Uniti, il terzo mandato di Trump, le elezioni truccate o annullate, un assalto eversivo come Capitol Hill del 6 gennaio 2021, i tanti che avevano dato Washington ridotta a bivacco di manipoli, è sorpreso da una notte che è straordinaria non solo per il partito democratico, ma per la democrazia Usa, capace di rinnovarsi con vitalità, alla ricerca di strade dopo gli esperimenti del populismo Maga.

Il presidente Trump ha creduto, sbagliando, che la rielezione del 2024 equivalesse all’incoronazione di un monarca, e si è perso nei monumenti da costruire, nei nomi da imporre a laghi ed oceani, in una smania di dazi che lo ha isolato da antichi alleati, infine in una guerra senza strategia in Iran, ancora aperta e irta di pericoli. La debacle di Joe Biden e Kamala Harris lo ha illuso che il secondo mandato sarebbe stato di potere assoluto e si è fatto prendere la mano dagli estremisti, il ministro della Difesa Hegseth, il consigliere Miller, fino ai giorni del sangue di Minneapolis, con la milizia Ice a lasciarsi dietro vittime innocenti. Ieri, al sacrario che ricorda come nella ballata di Bruce Springsteen, Alex Pretti e Renee Good, migliaia di cittadini hanno deposto l’adesivo “I Voted” ho votato, in dolente segno di riscatto.

Si aprono ora due paralleli, imponenti, processi ideali. Il partito repubblicano deve decidere se continuare nel solco di Trump, candidando alla Casa Bianca nel 2028 un suo emulo, vedi il vicepresidente J.D. Vance che dapprima lo definì “nuovo Hitler”, o abbandonare la crociata Maga e riscoprire le radici conservatrici e moderate, come suggerisce dal Wall Street Journal l’ex consigliera di Reagan Peggy Noonan. I democratici devono capire se pensionare il logoro establishment alla senatore Schumer, se la strada è quella dei socialisti, Ocasio-Cortez, Mamdani, El-Sayed, oppure quella dei neocristiani, Hamilton in Kansas e Talarico in Texas, Dio e diritti umani. Nessuno di questi esami di coscienza sarà indolore, senza scosse o imprevisti e assumere pigramente che dallo Tsunami Blue di ieri, il blu è il colore dem contro il rosso repubblicano, derivi una vittoria alla Casa Bianca 2028 per l’opposizione sarebbe errore grave.

Due anni sono un’eternità nella politica Usa ammoniva il saggio columnist Ugo Stille, ieri come oggi. Due anni fa troppi, a destra e sinistra, credettero che l’era Trump fosse dominio imperiale per l’America e il mondo, e oggi il presidente è solo e confuso. È possibile tuttavia che se i democratici verranno colti da hubris, arroganza, le solite camarille per il potere e il narcisismo, la bilancia torni ad oscillare in fretta indietro.

È stata una notte vitale per la democrazia negli Usa e per gli alleati del paese, con un caveat: fino al gennaio 2029 Donald Trump ha il potere assoluto, in pace e in guerra e nessuno, forse neppure lui, sa come lo impugnerà.

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