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La sconfitta di Trump travolto dall’onda blu. Ai dem Camera e Senato

Ribaltone nei collegi del Gop, al Congresso i democratici saranno maggioranza. Vittorie pesanti in Georgia, North Carolina, Texas, Michigan e Kansas. Affluenza alta. E gli exit poll tematici mostrano che il 75% degli elettori non si fida del presidente
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WASHINGTON – Così è più di una sconfitta: i risultati di ieri sono il ripudio di Trump e del trumpismo. Ora il vero problema è il futuro degli Stati Uniti, che hanno rigettato lui ma non hanno ancora tracciato la strada per ricomporre la propria unione.

Il presidente ha detto al New York Times che accetterà il risultato e governerà da anatra zoppa con i democratici. Resta da vedere come, nella pratica quotidiana. Poi si tratta di capire se i democratici troveranno il filo per unire le loro correnti, quella moderata e quella socialista, in modo da indicare una strada da seguire per rimettere insieme i pezzi del Paese.

Ieri mattina non si respirava un clima da giudizio universale, davanti alla Casa Bianca. Niente proteste né manifestazioni, Secret Service impegnato a fare gli abituali controlli di sicurezza. Dietro alla cancellata però Trump si preparava per la “Election Night Viewing Reception”, prevista nella East Room, in attesa di sapere se gli americani volevano voltare pagina…

WASHINGTON – Così è più di una sconfitta: i risultati di ieri sono il ripudio di Trump e del trumpismo. Ora il vero problema è il futuro degli Stati Uniti, che hanno rigettato lui ma non hanno ancora tracciato la strada per ricomporre la propria unione.

Il presidente ha detto al New York Times che accetterà il risultato e governerà da anatra zoppa con i democratici. Resta da vedere come, nella pratica quotidiana. Poi si tratta di capire se i democratici troveranno il filo per unire le loro correnti, quella moderata e quella socialista, in modo da indicare una strada da seguire per rimettere insieme i pezzi del Paese.

Ieri mattina non si respirava un clima da giudizio universale, davanti alla Casa Bianca. Niente proteste né manifestazioni, Secret Service impegnato a fare gli abituali controlli di sicurezza. Dietro alla cancellata però Trump si preparava per la “Election Night Viewing Reception”, prevista nella East Room, in attesa di sapere se gli americani volevano voltare pagina sulla rivoluzione Maga.

Il presidente ha cercato fino all’ultimo di cambiare il soggetto della discussione, provando a riportare l’attenzione sui suoi risultati economici, che però gli americani non notano nei loro portafogli. Per non parlare poi dei dazi, l’immigrazione, l’Ice, o le guerre in Ucraina e Iran, che aveva promesso di chiudere o mai cominciare. Anche se le vincesse davvero ora, non cambierebbe la sostanza politica di un’elezione che lui stesso aveva definito un referendum sulla sua persona, capace quindi di mettere un’ipoteca definitiva sul resto del mandato.

Il primo segnale di quello che stava accadendo è venuto dall’affluenza, in grande aumento dappertutto. La Cnn segnalava che 58 milioni di elettori avevano votato in anticipo, e le file ai seggi erano lunghe negli Stati più contesi. Alla vigilia tutti concordavano sul fatto che entusiasmo e motivazione erano forti soprattutto nell’opposizione. Un funzionario della Casa Bianca ha commentato che c’era «un moderato ottimismo», ma poi sono arrivati i primi exit poll, quelli che sondano gli umori dell’elettorato. Secondo l’88% dei votanti, il tema cruciale è il costo della vita, per il 75% l’economia non va bene e per il 65% la colpa è di Trump. Il 75% è insoddisfatto o arrabbiato. Secondo il 63% dei votanti il presidente non ha le giuste priorità per gli Usa; per il 61% dà la precedenza ai suoi interessi personali; il 43% è andato alle urne per opporsi a lui.

Quindi sono arrivati i primi scrutini da Indiana, Kentucky e Florida, che davano i democratici avanti in distretti repubblicani. E poi l’ondata, la valanga blu. Il senatore Ossoff ha vinto in fretta la conferma in Georgia, mentre Ray Cooper ha tolto la North Carolina al Gop e Chris Pappas ha tenuto il seggio dem in New Hampshire, primo gay dichiarato a vincere un seggio senatoriale. Subito dopo è arrivato il risultato clamoroso della South Carolina, seguito dal Texas, dove strappando il seggio senatoriale ai repubblicani James Talarico diventa automaticamente un potenziale candidato alla Casa Bianca. Discorso simile alla Camera, tornata democratica.

Le dimensioni della vittoria democratica potrebbero consentire non solo di dettare l’agenda legislativa, ma anche di tornare a considerare l’impeachment dello stesso Trump.

La giornata era iniziata in un clima di tensione. Voci di frodi circolavano in parecchi distretti, poi liquidate come false: un problema serio, perché Trump non si era impegnato a riconoscere il risultato. La Corte Suprema e altri tribunali avevano cercato di porci un freno, bocciando le cause presentate in California e Alaska.

Nel frattempo, la convinzione che i democratici stessero per fare bottino pieno cresceva. Secondo Polymarket, sito che fornisce previsioni sulle elezioni agli investitori, i democratici avevano il 97% di possibilità di riconquistare la maggioranza alla Camera e il 78% al Senato. Grosso modo i sondaggi avevano detto lo stesso.

Il primo successo le opposizioni lo hanno ottenuto subito a Guam, dove la loro candidata a delegato alla Camera, Alicia Limtiaco, ha tolto il seggio al repubblicano James Moylan, però hanno perso il governatore. Poi è crollata l’intera doga dei repubblicani.

L’ultimo sondaggio pubblicato lunedì dal New York Times sembrava prospettare un’onda blu, o addirittura uno tsunami, e così è stato. I candidati democratici erano in vantaggio in quasi tutti gli Stati ancora in bilico dove era in gioco la poltrona di senatori del Gop. I repubblicani avevano ribattuto che i sondaggi erano sbagliati, perché sottovalutano il peso dei loro elettori, ma era solo propaganda e Trump era davvero avviato verso una disfatta epocale, da attribuire interamente a lui. Il tema che interessava di più agli elettori, infatti, era l’inflazione, generata e alimentata dalla guerra in Iran, e quindi la responsabilità del malcontento ricade direttamente sul capo della Casa Bianca e sulle sue scelte.

In gioco nelle midterm c’era il futuro stesso della democrazia americana, secondo chi accusa Trump di aver forzato i suoi poteri oltre i confini costituzionali. Ieri sera gli americani hanno colto l’ultima occasione per fermarlo. Ora, come diceva Abramo Lincoln, si tratta di vedere se sapranno ascoltare tutti insieme i loro “angeli migliori”.

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