WASHINGTON – Sono passati oltre venti minuti, dedicati ad elogiare i suoi progetti per la ristrutturazione di Washington, prima che Trump arrivasse ieri a parlare delle midterm, in quello che era stato presentato dalla Casa Bianca come il comizio conclusivo della campagna elettorale. A quel punto ha lanciato il messaggio che spera gli faccia evitare una sconfitta epocale: «Queste sono le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia. Il Partito democratico ha nominato la lista di candidati più estremisti e pericolosi della storia americana, jihadisti, comunisti. Ma noi abbiamo lanciato la nuova età dell’oro e non consentiremo che ce la portino via».
La sfida di oggi si riduce a questo, secondo il presidente: lui ha ottenuto risultati straordinari, che gli elettori dovranno riconoscere. Nessun accenno al disagio lamentato dalla gente, partendo dal costo della vita insostenibile, a parte il fatto che «il prezzo del petrolio oggi è sceso come mai nella storia, perché s…
WASHINGTON – Sono passati oltre venti minuti, dedicati ad elogiare i suoi progetti per la ristrutturazione di Washington, prima che Trump arrivasse ieri a parlare delle midterm, in quello che era stato presentato dalla Casa Bianca come il comizio conclusivo della campagna elettorale. A quel punto ha lanciato il messaggio che spera gli faccia evitare una sconfitta epocale: «Queste sono le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia. Il Partito democratico ha nominato la lista di candidati più estremisti e pericolosi della storia americana, jihadisti, comunisti. Ma noi abbiamo lanciato la nuova età dell’oro e non consentiremo che ce la portino via».
La sfida di oggi si riduce a questo, secondo il presidente: lui ha ottenuto risultati straordinari, che gli elettori dovranno riconoscere. Nessun accenno al disagio lamentato dalla gente, partendo dal costo della vita insostenibile, a parte il fatto che «il prezzo del petrolio oggi è sceso come mai nella storia, perché stiamo vincendo in Iran». Il suo mentore quando era ragazzo, l’avvocato Roy Cohn, gli aveva insegnato a non scusarsi mai e non ammettere mai di aver sbagliato. Lui continua ad applicare questo consiglio, pensando che manifestare un qualsiasi accenno di empatia verso chi soffre lancerebbe un imperdonabile segnale di debolezza. Quindi ignora critiche, dubbi, sollecitazioni a corregge gli eventuali errori, nella certezza che alla fine saranno gli elettori a spostarsi verso di lui, mai il contrario.
È stato lo stesso Trump a ripetere in continuazione che il suo nome è sulle schede delle midterm, supplicando i propri sostenitori Maga ad andare alle urne. Non c’è dubbio quindi che le elezioni di oggi sono un referendum su di lui e sulla sua presidenza, e il risultato metterà una forte ipoteca su cosa potrà fare negli ultimi due anni del secondo mandato. È vero infatti che storicamente il partito del capo della Casa Bianca è svantaggiato in queste consultazioni e le perde quasi sempre, però nessun predecessore si era messo in gioco come Trump, a partire dall’inusuale Convention di Dallas senza precedenti. Il tema che interessa di più agli elettori è l’inflazione, generata e alimentata dalla guerra in Iran, e quindi la responsabilità del malcontento ricade sul capo della Casa Bianca e le sue scelte.
Lui però ha ignorato del tutto il disagio, nel discorso tenuto davanti alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial. Per oltre venti minuti si è compiaciuto di quanto è stato bravo a ripararla, anche se la ristrutturazione non ha funzionato, e quanto ha rispolverato Washington. Poi finalmente è passato alle midterm. «Dobbiamo mantenere il nostro Congresso forte. Non possiamo consentire a gente che odia questo paese di vincere». Il motivo per cui gli elettori dovrebbero seguirlo sta nei risultati: «Tutto il Paese è in piena espansione, vive un boom economico senza precedenti».
Se gli americani patiscono la fatica di arrivare a fine mese, devono rassegnarsi a pazientare: «Il petrolio oggi è sceso di dieci dollari, il calo più consistente della storia. E scenderà ancora di più, perché stiamo vincendo con l’Iran». Al sito Axios ha detto che «non ho fretta di decidere» se tornare a bombardare. Gli ayatollah «vogliono raggiungere un accordo, e questo potrebbe accadere, ma in ogni caso stiamo vincendo facile». Come in Venezuela, dove «abbiamo vinto la guerra in un giorno», o in Europa, dove «abbiamo la Groenlandia. Mettendo tutto insieme, abbiamo più petrolio di Arabia Saudita e Russia». Non è facile capire se Trump crede davvero a quanto dice, oppure lo ripete perché lo ritiene la strategia migliore. La risposta, qualunque sia, tocca oggi agli elettori.