WASHINGTON – Alla Perfecting Church, la chiesa pentecostale afroamericana di Detroit, Michigan, del vescovo e artista gospel Marvin Winans, la deputata democratica Haley Stevens batteva le mani agli inni sacri, levando il braccio in estatica lode a Dio. Accanto, il candidato repubblicano al Senato Mike Rogers gongolava, doveva essere la domenica dell’unità contro il presidente Donald Trump e invece trionfava la liturgia della scomunica. A 48 ore dal voto midterm di oggi, Stevens, sconfitta alle primarie dal rivale Abdul El-Sayed, annunciava infatti melliflua “Non milito per Abdul, sostengo Mike”.
Stevens, 43 anni, viene dai sobborghi di Detroit, Rochester Hills e Birmingham, dove le catene di montaggio GM, Chrysler, Pontiac allestivano le ammiraglie cromate di American Graffiti. Con Obama lavora alla task force per il salvataggio dell’auto dopo la crisi 2008, operai, sindacati, manager, fra cui Sergio Marchionne, al tavolo della trattativa per intere nottate. Deputata dal 2019, H…
WASHINGTON – Alla Perfecting Church, la chiesa pentecostale afroamericana di Detroit, Michigan, del vescovo e artista gospel Marvin Winans, la deputata democratica Haley Stevens batteva le mani agli inni sacri, levando il braccio in estatica lode a Dio. Accanto, il candidato repubblicano al Senato Mike Rogers gongolava, doveva essere la domenica dell’unità contro il presidente Donald Trump e invece trionfava la liturgia della scomunica. A 48 ore dal voto midterm di oggi, Stevens, sconfitta alle primarie dal rivale Abdul El-Sayed, annunciava infatti melliflua “Non milito per Abdul, sostengo Mike”.
Stevens, 43 anni, viene dai sobborghi di Detroit, Rochester Hills e Birmingham, dove le catene di montaggio GM, Chrysler, Pontiac allestivano le ammiraglie cromate di American Graffiti. Con Obama lavora alla task force per il salvataggio dell’auto dopo la crisi 2008, operai, sindacati, manager, fra cui Sergio Marchionne, al tavolo della trattativa per intere nottate. Deputata dal 2019, Haley è la cocca del senatore Schumer nel gruppo pro-Netanyahu e a una celebrazione di Hanukkah sussurra «Vedo Israele in sogno, potrei convertirmi, diventare ebrea», come il fidanzato Jason Turkish.
El-Sayed, coetaneo di 42 anni, è figlio di immigrati egiziani, si laurea ad Ann Arbor, riceve la borsa di studio Rhodes a Oxford, come già Bill Clinton, poi Medicina alla Columbia. In Michigan guida la sanità pubblica da progressista, e adesso potrebbe essere il primo senatore musulmano degli Usa, in un quarto di millennio di storia. Per batterlo, la lobby Aipac investe 30 milioni su Stevens, Elon Musk 10 da un pacchetto di 500 su midterm, ma, di un soffio El-Sayed prevale.
Il partito repubblicano è nato in Michigan, a Jackson nel 1854 in odio alla schiavitù, poi Detroit ha attratto in tuta blu polacchi, italiani, neri dal Sud, lavoratori dal Medio Oriente e il primato passa ai democratici. La fine del mito Automotive manda in crisi i salari e per vincere, all’opposizione anti-Trump tocca allineare metalmeccanici, afroamericani, araboamericani, ebrei e le parole “Gaza” e “Genocidio” generano guai.
Personaggio da serie tv “Fauda”, entra quindi risoluto in scena Jason Turkish, 39 anni, sposo promesso della Stevens, avvocato, non vedente, attivista per Israele. Ebreo, padre nato a Haifa, nonni scampati alla Shoah, raccoglie fondi per l’organizzazione sionista Aipac, accusa El-Sayed di fondamentalismo e i suoi alleati di jihadismo. Schierato con Rogers vuol persuadere anche Haley e prende a pretesto lo spot di Rebellion Pac, gruppo non legato ai Dem, che imputa il carovita ai pacchetti militari per Netanyahu. Stevens pretende una repentina condanna, contesta l’influencer di destra Tucker Carlson e lo streamer Hasan Piker, tacciato di intese con Hamas. El-Sayed prova a mediare, poi non invita Stevens ai comizi di chiusura, “Niente distrazioni”. Haley si sente umiliata, la rissa degenera in WhatsApp piccati, telefonate bloccate, urlacci.
La star di sinistra Alexandria Ocasio-Cortez, fidandosi del suo carisma e del milione di dollari versato alla campagna di El-Sayed, intima a Stevens di non tradirlo. Il deputato Jamie Raskin, capo accusatore nell’impeachment contro Trump, implora fino all’ultimo «Haley sostieni i Dem, Abdul compreso?», Stevens si rimette la mano sul cuore, chiama invece Rogers e dal secondo banco della chiesa Perfecting Church posta il video dell’endorsement e scatena il caos. L’ex padrino Schumer la accusa di «spregevole tradimento», i suoi collaboratori si dimettono in massa, «sconvolti e addolorati», la senatrice ebrea Elissa Slotkin, ex Cia, difende El-Sayed che liquida la farsa con due parole “Roba inutile”. Trump esulta “Wow, Roba grossa!” i Maga rendono Stevens e Turkish virali, perché la bega potrebbe costare il Senato ai democratici, con i giovani socialisti già ad imputare a Schumer il caso Stevens El-Sayed. Non ridete, non è pochade, con Millennials e Zeta feelings, umori, bannare o ghostare contano quanto ideologie, valori, programmi ponderosi.