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Sondaggi midterm Usa, gli ultimi dati: “Possibile l’onda dem”

(afp)
Le rilevazioni indicano una netta ascesa dei progressisti che potrebbero riprendersi entrambi i rami del Congresso. Sull’esito l’ombra delle contestazioni preannunciate da Trump
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AUSTIN (Texas) – Gli ultimi sondaggi lo danno per certo: un’onda blu – il colore dei Democratici – sta per travolgere gli Stati Uniti. Un potenziale tsunami per i repubblicani; o per i sondaggisti, se, come in realtà è accaduto più volte negli ultimi dieci anni, dovessero sbagliare.

I numeri dell’ultim’ora, quelli pubblicati ieri, concordano nel dare ai dem lo slancio necessario a ribaltare gli equilibri del Paese. Nbc News, ad esempio, dà i candidati dem in vantaggio su quelli rep con un margine di 52 contro 45% e dà ai dem un vantaggio di 21 punti tra gli indipendenti. New York Times e Siena University vedono l’asinello in vantaggio sull’elefante in tutti gli Stati che decideranno il controllo del Senato: il Michigan (anche se è ancora difficile calcolare l’impatto del voltafaccia di Haley Stevens, l’ex rivale di Abdul El Sayed alle primarie, che domenica ha dato il suo endorsement al candidato repubblicano Mike Rogers) insieme a Kansas, Texas, Ohio e, in misura più stretta, qu…

AUSTIN (Texas) – Gli ultimi sondaggi lo danno per certo: un’onda blu – il colore dei Democratici – sta per travolgere gli Stati Uniti. Un potenziale tsunami per i repubblicani; o per i sondaggisti, se, come in realtà è accaduto più volte negli ultimi dieci anni, dovessero sbagliare.

I numeri dell’ultim’ora, quelli pubblicati ieri, concordano nel dare ai dem lo slancio necessario a ribaltare gli equilibri del Paese. Nbc News, ad esempio, dà i candidati dem in vantaggio su quelli rep con un margine di 52 contro 45% e dà ai dem un vantaggio di 21 punti tra gli indipendenti. New York Times e Siena University vedono l’asinello in vantaggio sull’elefante in tutti gli Stati che decideranno il controllo del Senato: il Michigan (anche se è ancora difficile calcolare l’impatto del voltafaccia di Haley Stevens, l’ex rivale di Abdul El Sayed alle primarie, che domenica ha dato il suo endorsement al candidato repubblicano Mike Rogers) insieme a Kansas, Texas, Ohio e, in misura più stretta, quell’Alaska dove Trump già vorrebbe annullare il risultato del voto per una questione tecnica, ma un giudice gli ha negato il ricorso. Iowa e Maine sono dati testa a testa. Ma le cose potrebbero anche andare diversamente: Cnn, per dire, dubita sul vantaggio dem in Kansas e Maine, classificandoli come incerti. L’Emerson College valuta invece le motivazioni degli elettori: l’economia è al primo posto, e la percentuale di chi è insoddisfatto della propria situazione finanziaria è maggiore: 51 a 49.

Alla vigilia del voto, comunque, anche i democratici più ottimisti sono agitati: «Oggi parlavo con un collega in Michigan che mi ha detto “Perderemo qui ma vinceremo in Texas”. Gli ho risposto: “Strano, io penso che perderemo in Texas ma vinceremo in Michigan”. E chissà se è solo panico dell’ultim’ora o un cattivo presagio», ci rivela uno degli spin doctor del dem James Talarico che rilascia questa dichiarazione solo a patto che non si scriva il suo nome.

Onda blu, d’altronde, non significa automaticamente il controllo dem del Congresso. Ben sapendo che il presidente in carica perde quasi sempre le elezioni di medio termine, i repubblicani si sono preparati per tempo: ridisegnando a loro vantaggio le mappe dei distretti elettorali della Camera. E spendendo quasi 6 miliardi di dollari – uno in più dei democratici - per la campagna elettorale, anche grazie al contributo di miliardari come Elon Musk. Basti pensare che sulla gara in Texas fra Talarico e Paxton hanno investito 274 milioni di dollari, oltre la metà dei quali donati dal patron di Tesla. E c’è chi teme anche maniere forti: per intimorire gli elettori, soprattutto latini, Trump oggi potrebbe far presidiare alcuni seggi dall’Ice, anche se un giudice lo ha diffidato preventivamente dal farlo. Altra incognita è il margine di vittoria: se i numeri saranno ravvicinati, ci saranno contestazioni e riconteggi che potrebbero andare avanti per giorni o settimane, senza permettere di definire con chiarezza la maggioranza, quanto meno al Senato.

Se le previsioni last minute sono esatte – coerenti con il tasso di approvazione del presidente, crollato al 37% – significa che molti elettori repubblicani hanno scelto di restare a casa o di votare per i dem. Comunque vada, scrive il New York Times, «si apre un nuovo capitolo della politica americana»: fra due anni, nuovi candidati proveranno a capitalizzare l’insoddisfazione degli elettori. E le primarie presidenziali si svolgeranno libere dall’ombra di Trump, che non può ricandidarsi.

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