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Guerra in Iran, le news. Teheran: “Nuovo conflitto con Usa sarà più lungo”

Guerra in Iran, le news. Teheran: “Nuovo conflitto con Usa sarà più lungo”
(reuters)
Trump chiama Netanyahu: “Non abbiamo fretta sull’Iran”. Rubio: “Siamo aperti a una soluzione diplomatica”. Khamenei: "In caso di raid la nostra risposta sarà senza limiti geografici".
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Una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti potrebbe durare più a lungo del conflitto precedente e il presidente americano, Donald Trump, non sarebbe in grado di determinarne la durata né le condizioni della conclusione. Lo ha dichiarato il portavoce dell'Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato.

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Pasdaran: “Due petroliere colpite da mine a Hormuz”

Due petroliere sono esplose dopo aver urtato mine navali nello Stretto di Hormuz e una delle due, una superpetroliera, è in fiamme in seguito a una violenta esplosione. Lo hanno riferito i Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran), in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa statale Irna. Secondo i Pasdaran, le imbarcazioni stavano attraversando lo Stretto lungo una "rotta non autorizzata", in violazione delle restrizioni rivendicate da Teheran ma non riconosciute dal diritto internazionale.
I Pasdaran hanno inoltre sostenuto che le due petroliere avessero disattivato i sistemi di navigazione e identificazione e stessero tentando di attraversare segretamente lo Stretto con il sostegno delle forze armate statunitensi. Le esplosioni avrebbero immobilizzato entrambe le imbarcazioni.

Trump: “Ottimo colloquio con Netanyahu”

"Ho avuto un ottimo colloquio con Netanyahu. Abbiamo parlato di Iran". Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti in partenza per l'Iowa.

Eisenkot: “Fallito il tentativo di Netanyahu di delegittimare i risultati elettorali”

"Il tentativo spregevole e maligno di negare i risultati delle elezioni, sovvertire la volontà dei cittadini, diffamare un'intera comunità e trascinare Israele verso un nuovo turno elettorale è fallito". Lo ha dichiarato su X il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, accusando il premier Benjamin Netanyahu di condurre una "campagna di delegittimazione" dei risultati delle elezioni. Eisenkot ha accolto con favore le dichiarazioni del presidente della Commissione elettorale centrale, Noam Sohlberg, secondo cui il voto si è svolto regolarmente e la maggior parte delle accuse di interferenze elettorali risulta infondata. Il riferimento è alle denunce di Netanyahu e dei suoi alleati su presunte attività illegali per favorire l'affluenza degli elettori arabi.
"Solo chi sa di aver perso sarebbe disposto a intraprendere una campagna di delegittimazione così sfacciata, anche a costo di danneggiare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello Stato", ha aggiunto Eisenkot, sottolineando che i risultati elettorali "sono validi e chiari". Il leader dell'opposizione ha quindi invitato gli israeliani a "ignorare il rumore di fondo e la propaganda che cambia di ora in ora", sostenendo che il governo Netanyahu "non ha una maggioranza e ha perso".

Il Likud critica la Commissione elettorale: “Sconcertante"

Il partito del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha definito "estremamente sconcertante" che il presidente della Commissione elettorale centrale, Noam Sohlberg, abbia descritto le accuse di interferenze straniere come "molto serie", per poi "stabilire a priori che non abbiano avuto alcun impatto sull'esito elettorale", prima ancora che l'indagine sia giunta a conclusione.
Il Likud sostiene che "siano bastati appena 4.612 voti a determinare il passaggio di un seggio alla Knesset da Ràam al blocco di destra; uno spostamento che avrebbe completamente alterato i risultati elettorali e il panorama politico". Il partito afferma che, finchè non sarà conclusa l'indagine sulle accuse di interferenze straniere, "un'ombra cupa continuerà a gravare sui risultati elettorali in Israele".
Sohlberg, insieme al capo dello Shin Bet, David Zini, e alla procuratrice generale, Gali Baharav-Miara, ha dichiarato che, sebbene non sia possibile rivelare tutti i dettagli dell'inchiesta, "l'affermazione secondo cui le prove attualmente in nostro possesso potrebbero ribaltare l'esito complessivo delle elezioni è infondata".

Axios: pressing di Netanyahu su Trump per colpire l'Iran dopo le midterm

Donald Trump ha parlato con Benjamin Netanyahu sabato sull'Iran e su una possibile nuova azione militare. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Netanyahu ha sollecitato Trump a colpire l'Iran subito dopo le elezioni di metà mandato. Il presidente Usa però sembra intenzionato a lasciare che i negoziati facciano il loro corso, in una strategia che desta preoccupazione in Netanyahu.

Commissione elettorale israeliana: “Voto regolare, sospetti non pregiudicano esito”

"Le elezioni per la 26ma Knesset si sono svolte regolarmente. I risultati riflettono la volontà degli elettori. Le eventuali irregolarità sono oggetto di esame. La nostra posizione è che, anche qualora i sospetti venissero confermati, ciò non pregiudica la correttezza delle elezioni né i risultati nel loro complesso". Lo ha detto il presidente della Commissione elettorale, giudice Noam Solberg, in una dichiarazione video con il capo dello Shin Bet David Zini e la Procuratrice generale Gali Baharav-Miara, in merito alle indagini su una presunta ingerenza straniera per incentivare l'affluenza degli elettori arabi alle urne.

Teheran: “I negoziati con gli Usa proseguono, ma nessuna fiducia in Trump”

L'Iran continua a negoziare con gli Stati Uniti attraverso la mediazione del Qatar e di altri Paesi, ma resta profondamente scettico sulle intenzioni del presidente americano Donald Trump. Lo ha dichiarato una fonte della sicurezza iraniana ad Al Jazeera. "Teheran prosegue i negoziati con la parte americana attraverso i mediatori qatarioti e altri interlocutori, ma non nutre nemmeno per un istante il minimo ottimismo sulle intenzioni di Trump", ha affermato la fonte, precisando che la Repubblica islamica ha valutato positivamente il messaggio ricevuto dal vicepresidente americano JD Vance e sta esaminando una possibile risposta. "Riteniamo che negli Stati Uniti possano esserci voci diverse, ma l'esperienza ha dimostrato che il presidente americano e la sua cerchia cedono alle tentazioni di Netanyahu e degli estremisti guerrafondai che lo sostengono - ha aggiunto la fonte - Per questo motivo siamo obbligati a mantenere la massima attenzione sulla necessità di essere pienamente preparati a una difesa decisa e punitiva contro qualsiasi aggressione e crimine da parte degli Stati Uniti e di Israele".

Liberman ha incontrato Eisenkot e oggi dovrebbe vedere Lapid

I media israeliani riferiscono che il presidente di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha incontrato ieri il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, per la prima volta dalle elezioni. Secondo alcune fonti, Liberman dovrebbe incontrare nel corso della giornata anche Yair Lapid.
Nei giorni scorsi Eisenkot ha incontrato il presidente dei Democratici Yair Golan e il presidente di B'Yachad Naftali Bennett, mentre Liberman, a quanto pare, non rispondeva alle chiamate né di Eisenkot né di Bennett, dicono i media.

Hamas: “Attacchi israeliani a Gaza crimini di guerra deliberati”

Hamas ha condannato gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza che hanno provocato la morte di cinque agenti di polizia ad al-Mawasi e di altri tre palestinesi, tra cui un padre e suo figlio, a Gaza City, definendoli "crimini di guerra deliberati". Il movimento palestinese ha accusato in una nota Israele di voler compromettere gli sforzi per ripristinare la sicurezza e la stabilità nell'enclave. "Prendere di mira deliberatamente e ripetutamente gli agenti della polizia civile mentre svolgono i propri compiti, mantenendo l'ordine e la sicurezza, è un tentativo malevolo sionista di ostacolare gli sforzi di ripresa, minare la stabilità nella Striscia di Gaza e seminare il caos", si legge nel comunicato. Secondo Hamas, questi attacchi rientrano "nella politica di sfollamento forzato che il nemico criminale cerca di imporre al nostro popolo palestinese".

Media Houthi, raid sauditi colpiscono università di Hodeida

Gli Houthi in Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno riferito che oggi l'Università di Hodeida è stata colpita da due attacchi aerei. La notizia è stata diffusa dall'emittente televisiva Al-Masirah, controllata dagli stessi Houthi, secondo quanto riportato da Times of Israel. Il gruppo attribuisce la responsabilità dei raid all'Arabia Saudita, affermando che è stata colpita la facoltà di medicina dell'ateneo. Al momento non vi sono informazioni su eventuali vittime. La città portuale strategica di Hodeida è stata più volte presa di mira da quando, mesi fa, si è intensificato il conflitto tra gli Houthi e le forze governative sostenute dall'Arabia Saudita. Nel frattempo, la coalizione anti-Houthi a guida saudita ha dichiarato di aver condotto oggi un'"operazione militare di precisione" mirata a colpire "risorse vitali" utilizzate dagli Houthi per sferrare attacchi contro l'Arabia Saudita e il traffico marittimo nel Mar Rosso.

Media Iran, raid Houthi colpisce complesso industriale nella città saudita Dammam

"Un attacco dallo Yemen ha colpito un complesso industriale a Dammam, nell'Arabia Saudita orientale, provocando un vasto incendio nella struttura". Lo scrive l'agenzia iraniana Irna. Su X circolano dei video in cui si vede una imponente colonna di fumo nero levarsi dalla struttura bersagliata, secondo gli iraniani, dagli Houthi.

Araghchi: “Pronti a guerra ma speriamo che Usa razionali”

Le consultazioni dell'Iran con il mediatore qatariota continuano, ma non c'è ancora un risultato che dipenderà dalla razionalità degli Americani. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, citato dall'agenzia Isna. "Non siamo ancora arrivati a un risultato definitivo, che dipenderà dalle risposte che la controparte darà alle nostre domande", ha spiegato. "Noi stiamo compiendo i nostri sforzi lungo questo percorso e speriamo che nella controparte vi sia razionalità, così da preferire la diplomazia ad altre strade", ha sottolineato. "L'Iran continua a essere contemporaneamente pronto sia alla difesa sia alla diplomazia", ha assicurato, "quale strada sceglieranno gli americani dipende dalla loro razionalità".

Israele, rilasciato uno dei fermati di Ra’am per sospetta corruzione elettorale

Il tribunale di Beersheva ha respinto la richiesta avanzata dalla polizia di arresti domiciliari e ha rilasciato senza restrizioni il medico Sayaf Abu Riash (38 anni), uno dei tre arrestati il giorno delle elezioni con l'accusa di presunta corruzione elettorale, per aver elargito somme di denaro in cambio di voti per Ra’am. Il giudice ha deciso di rilasciare Abu Riash ritenendo che la fondatezza dei sospetti nei suoi confronti si sia indebolita, mentre le udienze per la convalida del fermo degli altri due sospettati sono previste nel corso della giornata di oggi. Secondo Channel 12, la polizia ha proceduto agli arresti in seguito a una segnalazione arrivata direttamente da Ido Norden, il capo dello staff del primo ministro Benjamin Netanyahu.

Araghchi: “Proseguono consultazioni con mediatori Qatar, nessuna conclusione definitiva”

I colloqui tra l'Iran e i mediatori del Qatar proseguono sulla proposta in discussione da due giorni, ma non è stata ancora raggiunta una "conclusione definitiva". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, riferendosi alla missione in Qatar di una delegazione della Repubblica islamica. Araghchi ha precisato che la missione, a livello di vice ministro degli Esteri, ha l'obiettivo di proseguire le consultazioni con i mediatori qatarioti, già presenti a Teheran nelle scorse settimane, e non di definire i negoziati con gli Stati Uniti. Il raggiungimento di un risultato dipenderà dalle risposte della controparte alle richieste iraniane, ha spiegato il capo della diplomazia di Teheran, secondo cui "stiamo facendo del nostro meglio in questo processo e speriamo che dall'altra parte prevalga la razionalità, dando priorità alla diplomazia rispetto ad altre strade".

Media, Sara Netanyahu perde la causa contro ex dipendente

Il tribunale di Tel Aviv ha respinto la denuncia per diffamazione e violazione della privacy presentata dalla moglie del premier israeliano Sara Netanyahu nel 2020 contro l'ex dipendente della residenza presidenziale Silvy Gansia, condannandola al pagamento di 10 mila shekel (circa 3mila euro) di spese legali. Lo riferiscono i media israeliani. La sentenza è stata pubblicata per la terza volta. Due precedenti verdetti nel caso erano già stati annullati, poiché il precedente avvocato di Gansia era scomparso senza presentare le arringhe finali. Nella denuncia, Sara Netanyahu sosteneva che Gansia fosse una informatrice infiltrata, sfruttata e finanziata con ingenti somme da entità politiche che volevano danneggiare il primo ministro prima delle elezioni. Il giudice Ilan Ronen ha stabilito nella sentenza che Gansia poteva difendersi sostenendo che "era stata detta la verità" e agendo in buona fede, respingendo completamente l'accusa di violazione della privacy.

Dipartimento di Stato Usa: “Mano tesa per negoziati ma pronti anche ad altre strade”

"La mano per i negoziati è stata tesa e quei canali hanno continuato a essere aperti e attivi. Allo stesso tempo, siamo stati pronti anche a percorrere un'altra strada". Lo ha dichiarato il sottosegretario di Stato americano per gli Affari del Vicino Oriente, Donald Blome, intervenendo al Manama Dialogue, forum sulla sicurezza in corso in Bahrein. "Non possiamo permettere all'Iran di tenere in ostaggio questa regione e l'economia globale", ha aggiunto il funzionario americano.

Elezioni Israele, indagini Qatargate sul deputato arabo: avrebbe ricevuto ingenti somme

Un deputato della Lista Unita (la coalizione di tre partiti arabi già in parte presente nella Knesset) avrebbe ricevuto centinaia di migliaia di shekel in contanti e questo sarebbe il principale elemento su cui si concentrano le indagini dello Shin Bet, a cui si è aggregato il Mossad, nell'ambito dell'inchiesta su un possibile intervento straniero nelle elezioni israeliane. Lo rende noto I24News, che riporta inoltre che, allo stato attuale delle indagini, non vi sono ancora prove che il denaro sia stato utilizzato per incentivare l'affluenza al voto, né che provenga dal Qatar. I risultati delle elezioni saranno annunciati questa settimana e l'indagine si svolgerà in parallelo, "con la consapevolezza che non influenzerà i risultati elettorali e che richiederà molto tempo", riferisce l'emittente.

Media: “Lista unita raccomanderà Eisenkot come premier a Herzog”

Il sito di notizie israeliano Walla riferisce che la "Lista Unita (tre partiti arabi) ha annunciato semi-ufficialmente che raccomanderà Eisenkot come primo ministro al presidente Herzog in occasione delle consultazioni. Si presume che anche Ràam farà lo stesso".

Partito ultraortodosso potrebbe appoggiare Eisenkot invece che Netanyahu

Secondo Ynet, Gadi Eisenkot sta valutando l'opzione di un governo di minoranza che si appoggi sul sostegno esterno sia del partito islamico Ràam (8 seggi), sia del partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito (7 seggi), che sta valutando di porre fine alla lunga alleanza con Netanyahu. Tolto il sostegno del partito ultraortodosso a Netanyahu, l'attuale coalizione avrebbe 46 seggi, rendendo in vantaggio Eisenkot rispetto a chi verrà affidato il mandato di formare un governo dopo le consultazioni con il Capo dello Stato Herzog.

Gaza, otto persone morte tra cui un bambino

Otto persone, tra cui un bambino, sono morte a causa di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Lo hanno riferito i servizi di emergenza e gli ospedali locali. Secondo una nota della Protezione civile di Gaza, che opera sotto l'autorità di Hamas, cinque persone sono morte a Khan Yunis e altre tre a Gaza City.

Elezioni Israele, Herzog: “Mercoledì i risultati ufficiali, poi consultazioni aperte a tutti”

"Mercoledì prossimo riceverò i risultati ufficiali delle elezioni dal presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Solberg", "in seguito darò il via alle consultazioni presso la residenza del presidente, che rimarrà spalancata a tutte le fazioni e a tutti i partiti". Così il presidente israeliano Isaac Herzog, durante la cerimonia commemorativa per il primo presidente di Israele, Chaim Weizmann.

Pasdaran: “Stiamo individuando nuovi obiettivi e scenari per le operazioni belliche”

"Le Guardie Rivoluzionarie hanno inserito nel proprio programma l'individuazione di nuovi obiettivi e la pianificazione di operazioni per nuovi scenari geografici". Lo ha dichiarato il portavoce del corpo, Hossein Mohebi. Il recente ordine impartito in tal senso dalla Guida, Mojtaba Khamenei, ha aperto un nuovo capitolo riguardo ai possibili conflitti futuri dell'Iran, ha affermato Mohebi ai microfoni della televisione di Stato, aggiungendo: "In un eventuale scontro con gli Stati Uniti non esistono limiti geografici. È stato definito un ampio teatro d'azione per infliggere danni al nemico e ottenere una piena capacità di deterrenza; in questo modo, d'ora in avanti, nessun Paese sarà in grado di assumere una posizione politica ostile nei confronti dell'Iran, né tantomeno di nutrire mire sul suo territorio".

Iran: “Una nuova guerra con Usa potrebbe essere più lunga”

L'Iran ritiene che una nuova guerra con gli Stati Uniti potrebbe essere “più lunga della precedente”.

Herzog: “Risultato voto è un fatto acquisito, leader partiti abbiano cuore aperto”

"Durante una campagna elettorale, i candidati si arrampicano su alberi molto alti, ma le elezioni sono finite. Spero che i rappresentanti arrivino con la mente aperta e aggiungo oggi: con il cuore aperto, per ascoltare ed esprimere idee e trovare soluzioni creative per evitare un'altra tornata elettorale". Lo ha detto il presidente di Israele Isaac Herzog durante la cerimonia commemorativa in onore del primo presidente del Paese Chaim Weizmann. "I risultati delle elezioni sono un fatto acquisito: sono la realtà. Mi rivolgo ai leader dei partiti, ora è il momento di dire: smettetela di arrampicarvi sugli alberi". "Questa settimana, presso la Residenza del Presidente, cercheremo di mettere delle scale, per consentire loro di riportarsi di fronte alla realtà, in modo misurato e prudente", ha aggiunto.

L'Iran ha designato i servizi segreti britannici, la Royal Navy e la Royal Air Force come gruppi ostili o organizzazioni terroristiche

L'Iran ha designato i servizi segreti britannici MI6, la Royal Navy e la Royal Air Force come gruppi ostili o organizzazioni terroristiche, in risposta alle misure adottate dal governo di Londra contro Teheran. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri iraniano in una nota in cui ha condannato quelle che ha definito azioni "ostili e illegali" del Regno Unito. Nel dettaglio, il ministero ha classificato l'MI6 come "gruppo ostile", mentre la Marina e l'Aeronautica militare britanniche sono state designate come organizzazioni terroristiche. Le misure, precisa la nota, sono state adottate sulla base di una risoluzione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ed entrano in vigore dalla pubblicazione del comunicato. Teheran ha motivato la decisione con le iniziative britanniche contro la Repubblica islamica dell'ultimo anno. Tra queste, si evidenziano il sostegno militare e logistico fornito da Londra a Stati Uniti e Israele durante la guerra contro l'Iran, attraverso la messa a disposizione di basi e infrastrutture, e la decisione del 13 luglio di designare i Guardiani della Rivoluzione come soggetto responsabile di minacce alla sicurezza nazionale.

Israele, leader opposizione: “Netanyahu non ha sostegno per raid Iran”

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non gode della fiducia necessaria nel Paese per lanciare una nuova offensiva contro l'Iran, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbe allo studio insieme agli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il leader del partito di opposizione israeliano dei Democratici, Yair Golan, mettendo in guardia dal rischio di una nuova escalation militare.
"Aumentano le possibilità di un nuovo conflitto con l'Iran. Siamo arrivati a una situazione di scontri ricorrenti con Teheran. Questa è la misura del fallimento di Netanyahu", ha scritto Golan su X. "Vi avverto: Netanyahu non gode della fiducia pubblica necessaria per gestire un conflitto di questo tipo. Non ha nemmeno la legittimità morale, nè le capacità di base", ha aggiunto il leader dell'opposizione, il cui partito ha conquistato otto seggi nelle elezioni di martedì scorso. Golan ha inoltre sostenuto che "la sicurezza di Israele" non può trasformarsi in "uno strumento nella lotta per la sopravvivenza politica di Netanyahu", chiedendo la formazione di "un governo alternativo il prima possibile". Le dichiarazioni arrivano mentre, secondo quanto riferito da media statunitensi come Axios e New York Times, Washington e Israele starebbero preparando una possibile nuova offensiva contro l'Iran dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Tra gli obiettivi ipotizzati figurerebbero dirigenti iraniani e infrastrutture energetiche e nucleari. Parallelamente proseguono gli sforzi diplomatici per cercare una soluzione al conflitto. Una delegazione iraniana è arrivata ieri a Doha per continuare le consultazioni sulle condizioni poste da Teheran per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti, secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha intanto precisato che il presidente Donald Trump "non ha preso una decisione" sull'eventuale ripresa degli attacchi militari su larga scala contro l'Iran.

Israele, Lista Unita: “Non entreremo nel governo per facilitarne formazione, ma la sosterremo dall’esterno”

In Israele il deputato della Joint List di partiti arabi (che ha 11 dei seggi su 19 totali raccolti dalle liste arabe nelle elezioni di martedì scorso) Ahmad Tibi, ha affermato che il suo partito non entrerà nella coalizione alternativa, "per facilitarne la formazione", ma che la sosterrà dall'esterno, voterà contro un'eventuale mozione di sfiducia costruttiva del Likud e contro lo scioglimento della Knesset, in cambio di un impegno a rispondere ad alcune esigenze della società araba israeliana. Lo scrive il Jerusalem Post. "Non faremo parte del governo", ha detto in un'intervista tv ieri sera, sottolineando che lui e i suoi compagni di partito vogliono rendere il processo di coalizione "più semplice, non più difficile". Ha osservato che la Lista Unita sostiene la sostituzione del Presidente della Knesset Amir Ohana e che voterà contro qualsiasi mozione di sfiducia costruttiva del Likud contro un potenziale governo. Tibi ha aggiunto che non presenterà alcun disegno di legge per sciogliere la Knesset e sosterrà la coalizione dall'esterno in cambio di alcuni accordi, anche sui temi della lotta alla criminalità nel mondo arabo e del riconoscimento dei villaggi beduini.

Teheran annuncia "contromisure" nei confronti di Londra

Il Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato di aver inserito la Marina e l'Aeronautica britannica in una lista di organizzazioni "terroristiche" e il servizio di intelligence estera, l'MI6, in una lista di "gruppi ostili". Il ministero ha descritto la sua decisione come una risposta alle azioni intraprese dalla Gran Bretagna nell'ultimo anno, tra cui la cooperazione militare con gli Stati Uniti e Israele nella guerra contro il regime e l'inclusione delle Guardie Rivoluzionarie nella legge britannica sulle minacce statali.

Trump: “Nessuna fretta con l’Iran, 1-2 siti di cui ancora occuparci”

L'Iran "non avrà mai armi nucleari. Vogliono fare un accordo". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump partecipando a un evento di Halloween nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida.

Quando gli è stato chiesto come stessero andando le trattative, ha risposto: "Ok, ma non sono molto affidabili. Fanno un accordo e poi si tirano indietro. Vedremo se fanno un accordo. Noi non abbiamo fretta perchè abbiamo distrutto la loro marina, l'aeronautica, i sistemi antiaerei, le capacità produttive e persino le loro armi nucleari", ha aggiunto Trump, spiegando che ci sono "ancora uno o due siti (nucleari, ndr) di cui occuparci - ma possiamo farlo in 10 minuti e abbiamo un piano."

Washington Post, stallo in amministrazione Usa se attaccare o no l’Iran

Situazione di stallo all'interno dell'amministrazione americana in merito a un possibile attacco contro l'Iran. Il Washington Post fa sapere che il vicepresidente J.D. Vance, insieme agli inviati di Trump Steve Whitkoff e Jared Kushner, stanno lavorando per raggiungere un'intesa, ma il segretario alla Difesa Pete Hegseth sembra essere contrario. "I prossimi due giorni saranno cruciali per determinare l'evolversi della situazione", fa sapere un funzionario Usa al giornale americano.

Trump: “Non abbiamo fretta sull'Iran, abbiamo uno o due siti di cui occuparci”

L'Iran vuole arrivare a un accordo, "vedremo di cosa si tratterà. Non abbiamo fretta. Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti. Guardiamo a Pickaxe Mountain". Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg.

Wsj, Trump sente Netanyahu mentre valuta attacco a Iran

Il presidente statunitense Donald Trump ha appena concluso una telefonata con il leader israeliano Benjamin Netanyahu. Lo rende noto il Wall Street Journal, sottolineando che la conversazione si è svolta sullo sfondo dei preparativi statunitensi per rinnovare gli attacchi contro l'Iran.

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