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Israele, cosa succede ora? I quattro scenari

(reuters)

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Dal governo di minoranza alle larghe intese: che Paese esce dall’elezione più importante degli ultimi trenta anni
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TEL AVIV – E ora, che succede? Dopo una campagna elettorale feroce, giocata all’ultimo voto, con migliaia di persone tornate a casa solo per votare, che Israele ci troveremo di fronte al termine dell’elezione più importante degli ultimi trent’anni? I numeri che arrivano dagli exit poll non permettono di saperlo, non indicano un percorso chiaro.

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Quattro gli scenari che sono emersi in questi giorni dalla stampa e dalle analisi degli osservatori internazionali.

Governo di minoranza

Un governo di minoranza guidato da Gadi Eisenkot e con l’appoggio dei partiti arabi. È un’opzione che sulla carta la maggior parte dei partiti sionisti del fronte del cambiamento ha detto finora di rifiutare: ma una cosa è la campagna elettorale, una cosa è ciò che accadrà quando usciranno i numeri. E se il blocco del camb…

TEL AVIV – E ora, che succede? Dopo una campagna elettorale feroce, giocata all’ultimo voto, con migliaia di persone tornate a casa solo per votare, che Israele ci troveremo di fronte al termine dell’elezione più importante degli ultimi trent’anni? I numeri che arrivano dagli exit poll non permettono di saperlo, non indicano un percorso chiaro.

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Quattro gli scenari che sono emersi in questi giorni dalla stampa e dalle analisi degli osservatori internazionali.

Governo di minoranza

Un governo di minoranza guidato da Gadi Eisenkot e con l’appoggio dei partiti arabi. È un’opzione che sulla carta la maggior parte dei partiti sionisti del fronte del cambiamento ha detto finora di rifiutare: ma una cosa è la campagna elettorale, una cosa è ciò che accadrà quando usciranno i numeri. E se il blocco del cambiamento si fermerà davvero a 53 seggi come dicono le prime stime, con una maggioranza alla Knesset che è di 61 su 120 seggi, i 17-18 seggi attribuiti alle due liste arabe saranno fondamentali e inizierà una trattativa che potrebbe durare settimane.

Al centro del dibattito ci sarà in particolare Ra’am, il partito di Mansour Abbas e Yoav Segalovitz che ha già garantito l’appoggio esterno al governo Bennett-Lapid cinque anni fa.

Governo di transizione

Un governo di transizione verso nuove elezioni. Se non ci sarà accordo e nessuno dei due fronti riuscirà ad assicurarsi una maggioranza, Israele tornerà alle urne nel giro di sei mesi circa. E’ già accaduto, con cinque elezioni fra il 2019 e il 2022: è un’ipotesi che spaventa il blocco del cambiamento perché resterebbe in carica l’attuale governo nella fase di transizione. Il che vuol dire che Netanyahu potrebbe lanciare altre azioni militari per rafforzarsi e rimandare ulteriormente le urne.

Larghe intese

Un governo di larghe intese. Fuori i partiti arabi, l’ala di sinistra del blocco del cambiamento (I Democratici di Yair Golan), l’ala più estrema dell’attuale maggioranza (Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir, ma non Bezalel Smotrich), resterebbero il blocco di Eisenkot e quello di Netanyahu. Magari con una premiership alternata.

E’ l’ipotesi per cui spingono gli Stati Uniti secondo indiscrezioni di stampa: due le controindicazioni. Per mantenere l’immunità nei processi per corruzione (al momento) Netanyahu deve essere primo ministro, non solo ministro: Eisenkot non può accettare perché perderebbe il sostegno di chi lo ha votato. E perché sa che Benny Gantz accettò in passato, solo per essere travolto da Netanyahu.

Un nuovo governo Netanyahu

Un nuovo governo Netanyahu: difficile, con il Likud in calo da 32 a 25 voti secondo gli exit poll, i partiti religiosi stabili e quelli di estrema destra in salita ma a scapito del Likud. Il suo blocco sembra poter contare su 50 seggi, che non sono pochi, però... Il premier potrebbe riuscirci solo se i piccoli partiti nati in occasione di queste elezioni si schierassero tutti con lui. E, in più, se convincesse parte del blocco di Eisenkot a cambiare casacca. Difficile, ma non impossibile, per un uomo che sta in sella da trent’anni e che fra i tanti soprannomi vanta quello di “re Bibi” e “Bibi il Mago”.

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