RAMALLAH (CISGIORDANIA) – Gli spari contro la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio durante un affollato funerale. Il terrore che colpisce all’improvviso la Giordania. È di sette morti e 34 feriti il bilancio dell’attacco nel governatorato di Karak, nel distretto sud del Paese, che ha colpito la minoranza cristiana. Gli assalitori sono in fuga e fino a stasera nessuno aveva rivendicato la strage.
Il bersaglio è la chiesa del villaggio di Hamoud, che appartiene al Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. Quel che è accaduto si desume, oltre che dalle testimonianze, da un filmato della videosorveglianza trasmesso dalla televisione pubblica Al-Mamlaka.
Si vedono tre uomini che sparano dal marciapiede, si riparano dietro alberi e un muretto, poi corrono verso l’ingresso. Reuters ha verificato le immagini confrontando il vialetto d’accesso, il muro e altri particolari. Khaled Burqan, presente al funerale, racconta ad Al-Mamlaka che i colpi sono andati avanti per diversi minuti. Un altro…
RAMALLAH (CISGIORDANIA) – Gli spari contro la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio durante un affollato funerale. Il terrore che colpisce all’improvviso la Giordania. È di sette morti e 34 feriti il bilancio dell’attacco nel governatorato di Karak, nel distretto sud del Paese, che ha colpito la minoranza cristiana. Gli assalitori sono in fuga e fino a stasera nessuno aveva rivendicato la strage.
Il bersaglio è la chiesa del villaggio di Hamoud, che appartiene al Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. Quel che è accaduto si desume, oltre che dalle testimonianze, da un filmato della videosorveglianza trasmesso dalla televisione pubblica Al-Mamlaka.
Si vedono tre uomini che sparano dal marciapiede, si riparano dietro alberi e un muretto, poi corrono verso l’ingresso. Reuters ha verificato le immagini confrontando il vialetto d’accesso, il muro e altri particolari. Khaled Burqan, presente al funerale, racconta ad Al-Mamlaka che i colpi sono andati avanti per diversi minuti. Un altro testimone, Ihab Ammareen, ha visto delle persone insanguinate accasciarsi sul pavimento. «La gente piangeva, si disperava, urlava. È difficile descriverlo». Dopo la sparatoria, sul pavimento dell’ingresso c’erano chiazze di sangue proprio dove sono state schierate le forze di sicurezza.
Il ministro dell’Interno giordano Mazin al-Farrayeh parla di «estremisti», ma, precisa, è ancora presto per accertare legami con gruppi giordani o stranieri.
Attacchi del genere sono rari in Giordania, Paese relativamente stabile, dove le autorità affermano di avere sventato più volte negli ultimi anni attentati preparati da militanti islamisti. I cristiani sono una minoranza in un regno che custodisce luoghi biblici e accoglie pellegrini da tutto il mondo. La condanna arriva dal ministro degli Affari islamici e da diversi deputati.
L’ambasciatore statunitense all’Onu, Mike Waltz, denuncia un attacco «depravato e brutale». Alleata degli Usa, la Giordania è stata colpita quest’anno anche dall’Iran, dopo i raid lanciati in febbraio contro Teheran dagli Stati Uniti e da Israele. Il re Abdallah II ha raggiunto Karak poche ore dopo la strage. «L’attentato terroristico riceverà la risposta più dura», ha detto. Aggiungendo: «Chi si illude di dividere i giordani con le proprie pallottole non ha alcuna possibilità di fronte alla nostra unità».